La poetica arte di Wolfgang Laib “invade” Firenze

25 ottobre 2019


Un’occasione che è “molto più di una mostra”, come ha affermato lo stesso Wolfgang Laib durante la presentazione di Without Time, Without Place, Without Body, il grande progetto espositivo che Firenze sta dedicando alla sua produzione artistica. Su invito di Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, l’artista tedesco ha accettato di esporre una selezione dei suoi lavori in quattro luoghi simbolo della spiritualità, dell’arte e della storia del capoluogo toscano: il Museo di San Marco, la Cappella dei Magi in Palazzo Medici Riccardi, la Cappella Rucellai nella chiesa di San Pancrazio, all’interno del Museo Marino Marini, e la Cappella Pazzi, uno dei gioielli architettonici del Complesso Monumentale di Santa Croce.

Without Time, Without Place, Without Body propone un incontro-confronto senza precedenti tra la poetica di Laib, autore noto su scala internazionale per le sculture minimali, realizzate con materiali naturali come polline, miele, latte, riso e cera d’api, e quattro maestri dell’arte italiana del passato: Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Benozzo Gozzoli e Beato Angelico. “Un artista contemporaneo ‘invade’ alcuni dei più prestigiosi e illustri luoghi culturali di Firenze per una mostra diffusa che ci invita a riflettere sulla potenza della natura e sulla complessità dello spirito“, ha dichiarato Tommaso Sacchi, Assessore alla cultura del Comune di Firenze. Il direttore Risaliti si è inoltre soffermato sull’urgenza di attivare tale percorso artistico proprio in questo momento storico, ovvero “in un tempo in cui l’umanità intera sta cercando una via d’uscita al disastroso rapporto dell’uomo con la natura, della tecnologia con la vita sul Pianeta, ecco che l’arte di Laib si offre come risposta reale alla ridefinizione dell’umanesimo in una prospettiva non esclusivamente antropocentrica“.

Distinti i registri adottati dall’autore nelle varie sedi coinvolte. Primo artista contemporaneo a “misurarsi” con due delle celle dell’antico convento domenicano di San Marco, progettato da Michelozzo e affrescato dal Beato Angelico, Laib ha inserito in ciascuno di questi micro-ambienti, in origine deputati alla clausura, un’opera in polline. Si tratta di Pollen from Dandelion e Pollen from Hazelnut, nelle quali tale materiale, setacciato per terra o raggruppato a formare una montagna, “conquista lo sguardo” grazie a un intenso colore giallo, evocativo della purezza spirituale.

L’itinerario prosegue quindi nella Cappella Magi, dove “una piccola montagna di polline appare circondata da una delle opere più incredibili della storia dell’arte europea, che è anche una raffigurazione del potere a cavallo e rappresenta potenzialmente l’origine del mondo vegetale, l’avvio alla vita”, come ha precisato Laib. Sono state realizzate in cera d’api le sculture che formano l’opera Towers, visibile nella Cappella Rucellai, che fa in un certo senso da “preludio” all’imponente Without Beginning and Without End, collocata nella Cappella Pazzi. Quest’ultima è una rivisitazione, in chiave simbolica, di alcune delle forme architettoniche ricorrenti nel linguaggio dell’artista: ridotte all’essenzialità, sono riconnesse alla natura proprio attraverso il materiale. Le opere esposte al Museo di San Marco resteranno visibili solo fino al 27 ottobre; tutte le altre fino al 26 gennaio prossimo.

[Immagine in apertura: Wolfgang Laib, Without Beginning and Without End, 1999. Cappella Pazzi, Complesso Monumentale di Santa Croce, Firenze. Photo Mattia Marasco ‒MUS.E Firenze]


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