A Firenze, il restauro a “cantiere aperto” della Pietà di Michelangelo

26 novembre 2019


È tempo di restauro per la Pietà “fiorentina” di Michelangelo ‒ una delle tre straordinarie sculture realizzate dal grande maestro italiano sul tema del Cristo morto. Scolpita in marmo di Carrara tra il 1547 e il 1555 circa, l’opera è soggetto di un delicato intervento di pulitura della superficie – un’operazione che continuerà per i prossimi mesi, e che dovrebbe concludersi entro l’estate 2020.

A capitanare il restauro – commissionato dall’Opera di Santa Maria del Fiore ‒ un team di esperti guidato da Paola Rosa, incaricato di rimuovere dalla superficie esterna della scultura depositi e sostanze estranee che con il tempo hanno modificato la cromia originale del marmo. A rendere l’intervento speciale, inoltre, sarà la possibilità di osservare i vari passaggi di ripristino grazie a un apposito cantiere “aperto”, allestito per l’occasione nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze ‒ dove il gruppo scultoreo è conservato dal 2015.

LA STORIA DELL’OPERA

Realizzata da Michelangelo alla soglia degli ottant’anni, la Pietà dell’Opera del Duomo (anche conosciuta come Pietà Baldini), presenta il corpo di Cristo sorretto non soltanto da Maria – come nelle altre due sculture sullo stesso soggetto – ma anche da Maddalena e dall’anziano Nicodemo, qui rappresentato con il volto dello stesso Michelangelo. Lasciata incompiuta dall’autore, che addirittura tentò di distruggerla scontento del risultato, la scultura è passata nei secoli tra le mani di vari collezionisti e successori, rendendo il capolavoro una delle opere più travagliate e “romanzesche” della storia dell’arte.

[Immagine in apertura: presentazione dell’inizio del restauro della Pietà di Michelangelo, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze. Restauratrici Paola Rosa e Emanuela Peiretti. Photo Opera di Santa Maria del Fiore / Claudio Giovannini]


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