Londra: il Natale post apocalittico della Tate Britain

30 Novembre 2019


Dimenticate le installazioni natalizie equilibrate, evocative di una dimensione “da sogno”, in grado di far sentire tutti di nuovo bambini. Per la terza edizione della sua Winter Commission, la Tate Britain di Londra ha incaricato l’artista Anne Hardy di progettare un intervento temporaneo destinato all’iconica facciata dell’istituzione anglosassone. E il risultato non lascia indifferenti.

COME UN TEMPIO ABBANDONATO

Classe 1970, Hardy è riconosciuta a livello internazionale per le sue installazioni scultoree su larga scala, opere spesso associate a effetti illuminotecnici e a contributi musicali. Curata da Linsey Young, con Daisy Gould, l’opera concepita per la Tate Britain trasforma l’edificio in una sorta di tempio abbandonato, sul quale sembrano aver lasciato i propri drammatici effetti una prolungata decadenza o un catastrofico evento. Per The Depth of Darkness, the Return of the Light, questo il titolo dell’installazione, Anne Hardy ha dichiarato di essere stata attratta dal solstizio d’inverno e di voler incoraggiare gli osservatori a considerare la fragilità delle proprie esistenze. Soprattutto in questo momento storico.

Le classiche catenarie di luci natalizie, tradizionalmente associate a un’idea di gioia e di allegra condivisione, giacciono aggrovigliate e scomposte tra le colonne d’accesso al museo e lungo la sua scalinata di ingresso, dove non mancano macchie di fango e detriti. Ad accompagnarle, striscioni strappati, suoni di tuoni fragorosi e rumori di blocchi di ghiaccio che collassano. Nulla a che vedere con i tradizionali alberi di Natale, insomma. Piuttosto, a farsi largo è una visione post-apocalittica, sulla quale incidono anche le urgenze (e le ansie) legate al cambiamento climatico.

[Immagine in apertura: The Depth of Darkness, the Return of the Light, Anne Hardy Tate Britain Winter Commission © Anne Hardy: Courtesy Maureen Paley, London. Photo © Tate (Oliver Cowling) 2019]