L’arte minimal e indipendente di Richard Artschwager

1 novembre 2019


Ciò che m’interessa più di tutto è quella linea di demarcazione fra cose ordinarie e cose che riconosciamo come opere d’arte“. Uno statement sintetico, questo di Richard Artschwager, ma che ne racchiude l’intera ricerca espressiva, tutta giocata sulla sottilissima linea di demarcazione tra arte tout court e design.

Esponente di punta del minimalismo del secondo Novecento, l’artista è in scena al Mart di Rovereto, con una nuova esposizione curata da Germano Celant: una ricca monografica che approfondisce ‒ per la prima volta in Italia in maniera così ragionata – la lunga e articolata carriera dello scultore statunitense.

LA RICERCA SUI MATERIALI

Realizzata in collaborazione con il Guggenheim di Bilbao, Richard Artschwager abbraccia oltre cinquant’anni di produzione artistica, identificando i nuclei principali della ricerca dell’autore attraverso un corpo di circa ottanta capolavori, raccolti da musei di assoluto prestigio ‒ tra gli altri, il Whitney Museum di New York, la Tate di Londra e la Fondazione Prada di Milano.

Dalle sculture in legno a quelle in setole di nylon; dai dipinti su celotex ai “corner pieces” ‒le installazioni geometriche create in relazione con lo spazio. Allestite in uno percorso aperto che ne valorizza il rigore formale e la finezza estetica, le opere si presentano offrendo al pubblico la possibilità di una riflessione sulla complessità dei materiali coinvolti, riassumendo in maniera puntuale l’indagine artistica di Artschwager, tutta in equilibrio fra artigianalità e industrializzazione. Aperta al pubblico fino al 2 febbraio, la mostra volerà poi nei Paesi Baschi, dove sarà ospitata a partire dal 28 febbraio 2020.

[Immagine in apertura: Richard Artschwager, Door }, 1983-84. Collection of Kerstin Hiller and Helmut Schmelzer, on loan to Neues Museum Nürnberg]