I tanti significati di famiglia nelle fotografie di Elliott Erwitt

10 novembre 2019


Difficile trovare un termine più solido e allo stesso tempo delicato della parola “famiglia”. Universale e intimo in egual misura, il suo significato si è evoluto nel corso dei secoli, adattandosi a valori politici e sociali differenti, piegandosi di volta in volta alle sfumature più disparate.

Sono queste le tesi da cui prende spunto il nuovo progetto ospitato dal Mudec di Milano: un’analisi ironica, e non per questo meno approfondita, sul tema della famiglia. A metterlo a segno, una delle macchine fotografiche più amate di sempre: Elliott Erwitt, invitato a esplorare l’argomento attraverso il suo stile unico, da sempre capace di affrontare con leggerezza anche le questioni più complesse del vivere umano.

DAL PRIVATO ALL’UNIVERSALE

Curata da Biba Giacchetti, Elliott Erwitt. Family si snoda lungo un percorso di sessanta immagini realizzate dal fotografo statunitense durante la sua settantennale carriera. Dalle foto di Jackie al funerale del presidente Kennedy agli scatti divertiti durante una cerimonia nudista, fino a quelli, assai più commossi, che ritraggono Ellen, primogenita del fotografo. Saltando con disinvoltura e distacco tra il privato e l’universale, Erwitt riesce in questo modo a rendere lo spettatore partecipe di una riflessione – quella sulla famiglia – che coinvolge tutti senza distinzione.

Elliott Erwitt conduce il suo racconto per immagini senza tesi, in totale sospensione di giudizio” dice la curatrice. “Ci racconta i grandi eventi che hanno fatto la storia e i piccoli accidenti della quotidianità, ci ricorda che possiamo essere la famiglia che scegliamo: quella americana, ingessata e rigida che posa sul sofà negli anni Sessanta, o quella che infrange la barriera della solitudine eleggendo a membro l’animale prediletto. Famiglie diverse, in cui riconoscersi, o da cui prendere le distanze con un sorriso”. La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 15 marzo.

[Immagine in apertura: Elliott Erwitt, Parigi, Francia, 1989 © Elliott Erwitt]