Napoli, in mostra le meraviglie sommerse del Mediterraneo

12 dicembre 2019


Con il progetto espositivo Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli incoraggia i visitatori a intraprendere un’esplorazione alla scoperta dei tesori riemersi dal Mare Nostrum. La mostra indaga le tradizioni e gli usi delle civiltà che per secoli si sono susseguite nel bacino mediterraneo ed è il risultato della speciale collaborazione attivata tra l’istituzione museale partenopea e l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana. Una sinergia che si riflette nella composizione del team curatoriale, formato da Paolo Giulierini, direttore del MANN, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati, Valeria Li Vigni e dal professor Sebastiano Tusa, l’archeologo di fama internazionale tragicamente scomparso nella sciagura aerea avvenuta in Etiopia nel marzo scorso. La mostra e il catalogo sono entrambi dedicati alla sua memoria.

I circa 400 reperti esposti, presentati in nove sezioni tematiche e concessi da istituzioni sia nazionali che estere, permettono di focalizzare l’attenzione sulla disciplina dell’archeologia subacquea e sugli straordinari risultati conseguiti, dal 1950 a oggi, grazie a essa. Cuore della mostra è l’Atlante Farnese, capolavoro marmoreo databile al II secolo d.C. che è stato elevato a “fil rouge” del percorso di visita. Infatti le costellazioni rappresentate nella parte superiore della scultura sono state “tradotte” nell’allestimento, che si snoda all’interno dello scenografico Salone della Meridiana.

RIFLETTORI SULL’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

Associata a un focus sul porto antico di Napoli, riemerso nel corso degli scavi della metropolitana in Piazza Municipio, Thalassa restituisce numerosi aspetti della vita quotidiana nel Mediterraneo antico: “Dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione“, come precisato dallo stesso Giulierini nel suo intervento. Nello stesso tempo, “disegna rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri Paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione“, ha aggiunto il direttore.

Accanto ai reperti archeologici, la mostra affianca contenuti legati all’uso delle nuove tecnologie, come una grande mappa 3D. La conclusione del percorso è affidata a una camera immersiva all’interno della quale è possibile sperimentare le esperienze (e le sfide) degli archeologi e degli esperti in scavi subacquei. Ad accompagnare i visitatori in questo “viaggio nel viaggio” sono spettacolari filmati girati a più di 600 metri di profondità. Naturalmente, nelle acque ricche di storia del Mediterraneo.

[Immagine in apertura: vista dell’allestimento della mostra Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Foto Giorgio Albano]


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