Perù, scoperti 143 nuovi geoglifi nel deserto di Nazca

1 dicembre 2019


La notizia è di quelle in grado di suscitare meraviglia e mistero in egual misura, poiché si riferisce alla più recente scoperta avvenuta in un luogo tanto affascinante quanto enigmatico del Sud America. A rendere, se possibile, ancor più stupefacente l’avvenuta identificazione di 143 nuovi geoglifi nel deserto di Nazca c’è anche il contributo dell’intelligenza artificiale. Siamo dunque di fronte a un vero e proprio “ponte tra le epoche”, nel quale l’uso di tecnologie avanzate, adottate dagli specialisti della Yamagata University e di IBM Research, sta contribuendo a fare chiarezza su una pagina del passato del nostro pianeta.

Il team di ricerca guidato dal professor Masato Sakai, che insegna Cultural anthropology e Andean archeology all’Università di Yamagata, in Giappone, è attivo dal 2004 nello studio delle Linee di Nazca, il vasto sistema di geoglifi presente in un’area di circa 20 per 15 chilometri nel Perù meridionale. Eredità dell’omonima popolazione, residente in questo territorio a partire dal I secolo d.C., queste singolari rappresentazioni biomorfiche hanno alimentato l’interesse di numerosi archeologici, tra cui la tedesca Maria Reiche.

LA SCOPERTA

L’Università di Yamagata ha inizialmente analizzato immagini satellitari ad altissima risoluzione per l’identificazione delle linee, oltre a svolgere attività sul campo per chiarirne la distribuzione e il significato. Un lavoro dettato anche dalla necessità di rispondere alle più recenti sfide legate alla conservazione di queste fragili testimonianze, messa a rischio dalla progressiva espansione delle aree urbane limitrofe: non solo conoscenza, ma anche conservazione, dunque.

Il risultato è stato l’identificazione di 142 nuovi geoglifi: raffigurano persone, animali, tra cui uccelli, scimmie, pesci, serpenti, volpi, felini e camelidi, e altre curiose creature. Si sale a quota 143 con quello “riaffiorato” grazie all’ausilio di un modello di intelligenza artificiale sviluppato insieme a IBM Japan. Tale metodo ha permesso di “testare” il potenziale dell’IA per elaborare grandi volumi di dati e, potenzialmente, per identificare nuove linee. L’università giapponese ha annunciato che implementerà il ricorso all’intelligenza artificiale nelle indagini in loco. Tra i prossimi traguardi attesi, la stesura di una nuova mappa geografica dell’area, in grado di contribuire a una migliore comprensione del sito, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1994.

[Immagine in apertura: Provided by Yamagata University]


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