Da Andy Warhol a Cindy Sherman: quando la fotografia è rivoluzionaria

16 gennaio 2020

Rowland Scherman, Andy Warhol aside Polaroids of Caroline Ireland, about 1979; printed 2008, digital inkjet print, Gift of Howard G. Davis, III A.K.A. David Davis, 2011.162. © Rowland Scherman.

Con la mostra Photo Revolution: Andy Warhol to Cindy Sherman, visitabile fino al 16 febbraio prossimo, il Worcester Art Museum, in Massachusetts, esamina la profonda influenza esercitata dalla fotografia sull’arte tra la metà e la fine del XX secolo. Per la curatrice di questo progetto espositivo, Nancy Kathryn Burns, dall’avvento della Pop Art in poi si assiste a un significativo “ribaltamento” nella percezione dell’arte fotografica, fino a quel momento considerata, al pari del cinema e della televisione, come un “media secondario” rispetto all’indiscussa centralità della pittura e della scultura.

Riunendo insieme oltre 220 opere – fotografie, ovviamente, ma anche collage, stampe, film e una selezione di dipinti e sculture –, la mostra analizza la progressiva affermazione della fotografia, documentando il suo “esplosivo decollo” negli anni Sessanta. A essa, in particolare, viene riconosciuta la peculiare capacità di guidare l’innovazione in ambito artistico, riuscendo nello stesso tempo a incidere anche sul fronte comunicativo. “Molti dei momenti più sorprendenti dal punto di vista visivo, politicamente o emotivamente coinvolgenti del XX secolo – dall’assassinio del presidente Kennedy, alla guerra del Vietnam, allo sbarco sulla Luna – si sono verificati durante un periodo di transizione dal dominio dell’immagine fissa verso la crescente prevalenza di film e video“, ha sottolineato la curatrice. Parallelamente, si registra il proliferare delle macchine fotografiche, accessibili a fette sempre più ampie di persone: un successo sostenuto dai costi contenuti per lo sviluppo delle stampe.

UN’ARTE SEMPRE PIÙ PERVASIVA

A tale ascesa l’arte ha contributo in maniera decisiva. Il percorso espositivo prende avvio dagli anni Sessanta, con le opere di artisti del calibro di Diane Arbus e Garry Winogrand che attestano come la fotografia riesca a catturare la vita quotidiana delle persone, rivelandone persino aspetti inediti. L’itinerario prosegue con le voci di protagonisti indiscussi del secondo Novecento: da John Baldessari e Valie Export, da Cindy Sherman e Nan Goldin, che hanno adottato la fotografia per sondare le questioni dell’identità e dell’appartenenza, fino a Mike Mandel e Lesley Schiff, le cui opere hanno talvolta lanciato delle “sfide” allo spettatore.

Senza rinunciare a testimoniare quanto la fotografia sia stata in grado di fare anche di fronte agli sconvolgimenti sociale e politici del XX secolo, la rassegna include una serie di fotografie “di tutti i giorni“. Si tratta di preziose istantanee e di Polaroid che mostrano il lato più intimo, spensierato o spontaneo dei protagonisti dell’epoca, tra cui Andy Warhol e John Kennedy Jr. In larga parte non firmate, non datate e non identificabili, queste immagini riflettono il desiderio delle persone comuni di catturare momenti indistinti delle proprie esistenze. Proprio come avviene oggi, con piattaforme come Instagram.

[Rowland Scherman, Andy Warhol aside Polaroids of Caroline Ireland, about 1979; printed 2008, digital inkjet print, Gift of Howard G. Davis, III A.K.A. David Davis, 2011.162. © Rowland Scherman]


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