Stati Uniti ed ex URSS: la storia di un’epoca nel segno dell’architettura

6 gennaio 2020


Le relazioni bilaterali tra l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche e gli Stati Uniti d’America erano paradossali. Gli americani non hanno mai aspirato a trasformare la loro nazione in una “nuova Russia”, né dal punto di vista politico né culturale, mentre generazioni di politici, intellettuali e ingegneri russi hanno immaginato di modellare il loro paese, sperando di fonderlo come una nuova America“. Ad affermarlo è Jean-Louis Cohen, curatore della mostra Building a new New World: Amerikanizm in Russian Architecture, in corso nella prestigiosa sede del Canadian Centre for Architecture (CCA) di Montréal, fino al 5 aprile 2020.

Accompagnato da un libro, in uscita nel mese di aprile di questo anno, e da programmi pubblici, il progetto espositivo è il risultato di lunghe ricerche attraverso le quali Cohen ha indagato la presenza di istanze di matrice americana  nella storia politica russa del XXI secolo, fino alla caduta dell’ex URSS negli anni Novanta. Riunendo insieme una vasta collezione di opere e documenti, tra cui fotografie, libri, mappe, disegni, riviste, ritratti, modelli, romanzi, cartoline ed estratti di film, e adottando l’architettura come “filo conduttore”, la mostra tratteggia una pagina nuova della storia dell’architettura e dell’urban design in Russia. La sua narrazione si estende anche alla grafica, alla musica, alla fotografia, al cinema e alla letteratura.

L’ARCHITETTURA COME FIL ROUGE

Il percorso espositivo, potenziato anche da prestiti concessi da importanti istituzioni internazionali, segue un criterio tematico, con sezioni focalizzate su specifiche categorie di edifici o su fenomeni dal carattere trasversale, come nei casi dei “capitoli” intitolati American Industries for Russia: Taylor, Ford, and Kahn; Amerikanizm in Stalinist Architecture and Culture e The Post-Stalinist USSR: Reaching and Surpassing America. Dal punto di vista architettonico, vengono prese in esame anche le strutture destinate a ospitare fabbriche, le infrastrutture industriali ed esempi di pianificazione urbana.

Affiancata da estratti di opere di Sergey Eisenstein e Grigory Alexandrov, Mikhail Chiaureli, Esfir Shub, Frank & Lillian Gilbreth, Lev Kuleshov, Sergey Komarov, Alexander Medvedkin, Mikhail Kalatozov, proposti nelle varie gallerie espositive, la mostra include anche un contributo italiano. Si tratta della dettagliata mappa progettata dall’agenzia milanese Studio Folder, posta in apertura, che illustra i principali viaggi intrapresi da alcuni protagonisti della rassegna tra Russia e Stati Uniti in occasione di fiere internazionali o altri eventi: una ricognizione di luoghi e occasioni che hanno favorito il reciproco scambio tra i due Paesi. Tale mappa precede l’iconica e “quasi pop” illustrazione The Two Superman, che rimanda all’idea di confronto “apparentemente simmetrico” tra ex URSS e USA.

[Immagine in apertura: Roman Cieslewicz (1930–1996) “The Two Superman”. Montage published on the cover of Opus international, no.4, December, 1967 © Estate of Roman Cieslewicz / Socan (2019)]


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