Le lettere d’amore di Artemisia Gentileschi presto in mostra a Londra

21 febbraio 2020

Lettera 3 Firenze 1616-19 Artemisia Gentileschi a F.M.M. (recto). Immagine per gentile concessione dell’Archivio Frescobaldi

È difficile, a volte, ricostruire frammenti di vita privata di un artista del passato senza incappare in un inevitabile senso di colpa nell’andare a “metter mano” su qualcosa che mai l’autore avrebbe voluto esporre al mondo. Eppure anche questo è il ruolo della storia: scavare tra le pieghe del passato, in cerca di dettagli che possano aiutarci a definire al meglio la ricerca e la personalità di una determinata figura.

Dopo la scoperta delle lettere scritte da T. S. Eliot alla sua “musa” Emily Hale, e dopo la vendita all’asta delle epistole indirizzate da Marcel Proust all’editore Gaston Gallimard, questa volta a finire sotto la lente d’ingrandimento degli storici è Artemisia Gentileschi, le cui lettere d’amore verrano presto esposte alla National Gallery di Londra, in occasione della più grande mostra mai realizzata sulla pittrice nel Regno Unito.

DA FIRENZE A LONDRA

Ad accompagnare i dipinti dell’artista nel percorso espositivo – curato da Letizia Treves, James e Sarah Sassoon – saranno infatti quattro documenti scritti di proprio pugno dalla stessa Gentileschi: lettera d’amore stilate in vita dalla pittrice e rivolte all’amante Francesco Maria Maringhi, giovane rampollo dell’aristocrazia fiorentina.

In ognuna delle epistole traspare una storia ricca di passione, in cui non mancano riflessioni sulla pittura, sulla poesia e sulla società del tempo. Conservate nell’Archivio dei Marchesi Frescobaldi – che ha concesso in prestito gli scritti dopo un attento restauro delle carte –, le quattro lettere (insieme a una quinta epistola scritta dal marito della pittrice, Pierantonio Stiattesi) saranno esposte al pubblico a partire dal prossimo 4 luglio, giorno di apertura della mostra londinese.

[Immagine in apertura: Lettera 3 Firenze 1616-19 Artemisia Gentileschi a F.M.M. (recto). Immagine per gentile concessione dell’Archivio Frescobaldi]