Marcel Duchamp e la scienza dell’arte. In un nuovo libro

4 febbraio 2020

Marco Senaldi Duchamp la scienza dell'arte Meltemi, 2019

Quanti modi si hanno per elaborare la ricerca di uno degli artisti più emblematici e raccontati del Novecento? Apparentemente infiniti, se è vero che di ogni autore possiamo scorgere aspetti diversi, approcciando di volta in volta in misura differente la questione. È quello che fa oggi Marco Senaldi, grazie a una puntutissima analisi sull’opera di “sua maestà” Marcel Duchamp.

Dal titolo Duchamp. La scienza dell’arte, il libro – un volume di 600 pagine pubblicato da Meltemi (nell’immagine in apertura un dettaglio della copertina) – consegna al lettore un ritratto per certi versi inedito dell’artista francese, ponendo lo sguardo sull’intreccio fra arte, estetica e ricerca psicofisiologica.

DUCHAMP, L’INTELLETTUALE

A essere indagata è la produzione dell’artista, non tanto attraverso un’ovvia scansione di opere e risultati, quanto sottolineando l’abilità innovativa e la spinta anticipatrice del suo linguaggio, in grado di sovvertire (anzi, annullare) la storica opposizione tra artista-agente e opera-creazione.

Le “immagini in movimento” create da Duchamp agli inizi del Novecento vengono qui prese come testimonianze di una nuova forma (intellettuale) di pensare l’arte, creata non più con l’obiettivo di attirare l’attenzione o la contemplazione dell’osservatore, spiega Senaldi, ma di innescare “un campo incessante di forze percettive” dove azioni e reazioni si mescolano senza fine. È l’arte anti-retinica, ovvero l’arte del pensiero, che avrebbe aperto le porte al nuovo secolo e a un nuovo modo di intendere il mondo del visuale.