Mario Giacomelli e il suo tempo. La grande fotografia in mostra a Senigallia

12 febbraio 2020

 Mario Giacomelli, Scanno, 1957 e 1959. Gelatin Silver Print. Courtesy Collezione Civica Senigallia © Archivio Eredi Mario Giacomelli

Quella di Mario Giacomelli è stata una fotografia prima di tutto di “meditazione”, di osservazione appassionata di un mondo rurale, lontano, arcaico già allora, quando veniva immortalato negli scatti dell’artista marchigiano. Quell’universo aspro, secco, fatto di forti contrasti e interminabile poesia, sarà presto in mostra a Senigallia, città natale dell’artista, che qui trascorse la sua vita fino al 2000. A venti anni di distanza dalla sua scomparsa, una nuova rassegna punta i riflettori sulla ricerca del fotografo, sottolineando i risvolti della sua pratica all’interno del contesto del secolo scorso.

In calendario dal 20 febbraio al 5 luglio, la mostra – dal titolo Sguardi di Novecento: Giacomelli e il suo tempo, si propone come un’occasione unica e ambiziosa per ripercorrere gli esiti principali della fotografia del maestro, cercando affinità e divergenze con autori che, prima, durante e dopo di lui, hanno raccontato la vita attraverso lo strumento fotografico.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Prendendo spunto dalla mostra tenuta al MoMA di New York nel 1964, dal titolo The Photographer’s Eye, la prima parte della rassegna – curata da ONO Arte Contemporanea a Palazzo del Duca – pone l’accento sul rapporto visuale tra Giacomelli e autori riconosciuti come Paolo Monti, Gianni Berengo Gardin, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau e Jacques Henri Lartigue. Il risultato è un affresco variegato, in grado di offrire al visitatore uno scorcio esaustivo sulle maggiori poetiche fotografiche del Novecento, facendo emergere, di conseguenza, l’unicità e il valore espressivo degli scatti dell’autore marchigiano.

A concludere idealmente il percorso espositivo è invece la sezione dal titolo Sguardi di Novecento a Senigallia. L’Associazione Misa, per una fotografia artistica. Opere dal 1954 al 1958, a cura degli Eredi Giacomelli.

Allestito a Palazzetto Baviera, questo secondo “capitolo” del progetto si sofferma sui risvolti artistici e sui maggiori protagonisti del Gruppo Misa, il collettivo marchigiano – fondato da Giuseppe Cavalli – che vide tra i suoi principali esponenti Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi e lo stesso Giacomelli. L’amicizia e lo scambio tra i componenti del gruppo è alla base di questa sezione espositiva, con l’intento di identificare i tratti distintivi di quel “laboratorio senigallese” che, a partire dagli anni Cinquanta, ha continuato ad alimentarsi, offrendo nuove figure e nuovi stimoli al panorama della fotografia nazionale.

[Immagine in apertura: Mario Giacomelli, Scanno, 1957 e 1959. Gelatin Silver Print. Courtesy Collezione Civica Senigallia © Archivio Eredi Mario Giacomelli]