Se l’origami va al museo: il progetto vincitore del Playable Museum Award

10 febbraio 2020


Chi l’ha detto che il museo è un luogo di fruizione “passiva”, in cui ammirare le bellezze della storia dell’arte “composti” e in silenzio? A sforzarsi di dare un nuovo volto alle istituzioni museali, “svecchiando” preconcetti e retaggi culturali, è il Playable Museum Award, il contest internazionale indetto dal Museo Marino Marini di Firenze, rivolto ad artisti, designer, architetti e sviluppatori in grado di concepire nuove idee per un “museo del futuro”, creativo e coinvolgente.

Dopo il successo della prima edizione – vinta dal designer indiano Arvind Sanjeev – il premio (una borsa di 10mila euro) è stato consegnato quest’anno alla giovane architetta napoletana Greta Attademo, che ha conquistato il plauso della giuria – composta da Alessandra Capodacqua, Simona Maschi, Ellyn Toscano, Lorenzo Coppini e Jeffrey Schnapp – grazie al progetto Origaming.

UN ORIGAMI INTERATTIVO

Premiato per la sua originalità e la capacità di coinvolgere i visitatori, il progetto si ispira all’antica tecnica giapponese degli origami, sostituendo tuttavia al tipico foglio di carta uno strumento plastico in grado di modificarsi in base alla volontà dello spettatore. L’obiettivo è quello di creare una guida museale interattiva, capace di cambiare forma e colore, offrendo, a seconda delle combinazioni e della struttura assunta, nuove informazioni riguardo alle opere osservate.

Il progetto “Origaming””, ha dichiarato Fabio Viola, coordinatore del Playable Museum Award Fabio Viola, “risponde alle sfide della cultura interattiva, dove il concetto di spettatore cede il passo allo spettAutore. Il pubblico diventa parte integrante dell’esperienza artistica, e il manufatto da oggetto si trasforma in processo grazie alla stratificazione umana”.

[Immagine in apertura: Render del progetto Origaming, con cui Greta Attademo si è aggiudicata il Playable Museum Award. Courtesy Museo Marino Marini, Firenze]