I gatti del Louvre: un fumetto ambientato fra le sale del museo

19 marzo 2020

Taiyo Matsumoto, I gatti del Louvre, dettaglio della copertina

Vivono qui da tre generazioni. Ci abitano da quando questo posto veniva chiamato “castello”. Ora che è un museo, sono costretti a nascondersi”. Di chi stiamo parlando? Ma ovviamente dei gatti di Taiyo Matsumoto, protagonisti del suo ultimo (sublime) manga, portato in libreria da J-POP in due curatissimi volumi.

Il primo, uscito di recente, si presenta con una delicata copertina colorata di rosa (nell’immagine in apertura un dettaglio). Al centro del disegno spiccano loro, i felini. Ognuno con le sue personalità, ognuno con le sue buffe caratteristiche fisiche, I gatti del Louvre – questo il titolo del volume – aspettano che i fari del celebre museo parigino si spengano, prima di saltare fuori e girovagare indisturbati. Padroni nel loro regno, camminano sulle sculture dell’ala Denon o tra gli oggetti della collezione egizia; scambiano quattro chiacchiere (chiacchiere, non miagolii) davanti all’Incoronazione di Napoleone di David e passano con indifferenza di fronte alla Gioconda.

UN’OPERA CORALE

Alle vicende interne degli ospiti pelosi, spesso imbastarditi dalla vita randagia, si intrecciano inoltre le storie private degli umani. Tra le altre quella di Cécile, la guida del museo, e di Marcel, il taciturno guardiano notturno che nei dipinti cerca risposte a domande più grandi di lui.

Una fiaba moderna, immediata ed elegante, che riesce a “coccolare” il lettore dall’inizio alla fine (anche e soprattutto grazie alle splendide vignette interamente a colori). Nell’attesa di sfogliare il secondo volume, accaparrarsi questa prima meraviglia è d’obbligo!