L’architettura secondo Lina Bo Bardi, dal Brasile al Messico

1 marzo 2020

Vista dell'allestimento della mostra Lina Bo Bardi: Habitat. Museo Jumex, Città del Messico, 2020 Photo Ramiro Chaves

Sono trascorsi ventotto anni dalla scomparsa della progettista Lina Bo Bardi e l’interesse verso la sua carriera a cavallo tra Italia e Brasile sembra essere più forte che mai, alimentato da progetti espositivi ed editoriali in tutto il mondo. Lo testimoniano la recente retrospettiva ospitata nel “suo” MASP – Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand, la mostra Lina Bo Bardi Giancarlo Palanti. Studio d’Arte Palma 1948-1951, che si è svolta nei mesi scorsi in Belgio, al Design Museum Gent, e progetti editoriali come Lina, un volume illustrato pensato per avvicinare i più piccoli alla sua vicenda umana e professionale.

Dopo il debutto in Brasile, l’itinerario di Lina Bo Bardi: Habitat prevede ora una tappa al Museo Jumex di Città del Messico, istituzione in cui è attualmente in corso anche Passages of Light, una stupefacente esposizione focalizzata sull’artista statunitense “maestro della luce” James Turrell. Il rilievo della rassegna dedicata all’architetta è sottolineato anche dalla scelta del Museo Jumex di affidare il progetto dell’allestimento a Frida Escobedo, astro nascente dell’architettura messicana e mondiale.

ARCHITETTURA E RELAZIONI UMANE

La mostra è concepita in forma di omaggio fin dal titolo: Habitat, infatti, era il nome della rivista curata dalla progettista con il marito, Pietro Maria Bardi; insieme lasciarono l’Italia per trasferirsi in Brasile, alla fine della seconda guerra mondiale. Il Paese sudamericano divenne una “seconda patria” per Bo Bardi, che fu attiva nei settori dell’architettura, del design industriale, degli allestimenti temporanei e museali, occupandosi anche di editoria, pedagogia, teatro e cinema. Pur operando in ambiti così diversi, fu guidata dal medesimo orizzonte ideologico, basato su un sostanziale riposizionamento dell’essere umano al centro di ogni attività e sull’idea che la convivialità e la solidarietà fossero condizioni imprescindibili per la società moderna.

Nel novero dei progetti esposti, in Lina Bo Bardi: Habitat è presente anche una selezione di capolavori pittorici appartenenti alla collezione d’arte del Museu de Arte de São Paulo (MASP). Questi lavori sono esposti su dispositivi che intendono ricreare i cavalletti originali, in vetro e cemento, progettati da Bo Bardi proprio per il museo brasiliano. Una scelta radicale e destinata a fare scuola, che dimostrò come le opere d’arte possano essere svincolate dalla collocazione a muro per consentire ai visitori un’esperienza visiva dinamica e nuove forme di relazione con l’arte.

[Immagine in apertura: Vista dell’allestimento della mostra Lina Bo Bardi: Habitat. Museo Jumex, Città del Messico, 2020 Photo Ramiro Chaves]