Addio a Vittorio Gregotti, maestro dell’architettura italiana

15 marzo 2020


Grave lutto nel mondo dell’architettura italiana: all’età di 92 anni, a Milano, è deceduto l’architetto Vittorio Gregotti. La notizia, che sta facendo il giro del web, è giunta pochi minuti fa, individuando le ragioni della morte nelle conseguenze di una polmonite.

Originario di Novara, dove era nato nel 1927, e formatosi al Politecnico di Milano, fu allievo di Ernesto Nathan Rogers. Gregotti ha attraversato quasi un secolo operando nei campi dell’architettura, dell’urbanistica e della ricerca sulla disciplina. Con Pierluigi Cerri, Pierluigi Nicolin, Hiromichi Matsui e Bruno Viganò, all’inizio degli anni Settanta, ha fondato lo studio Gregotti Associati srl. Docente di Composizione architettonica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, è stato visiting professor in prestigiosi atenei internazionali ‒ da Tokyo a Buenos Aires, fino a Harvard e al MIT di Cambridge ‒, alternando alla pratica professionale incarichi anche nel settore editoriale.

TRA ARCHITETTURA ED EDITORIA

A lungo redattore e, quindi, direttore di Casabella (dal 1982 al 1996), ha diretto il settore arti visive e architettura della Biennale di Venezia dal 1974 al 1976. Teorico della disciplina e autore prolifico di saggi e articoli, Gregotti lega il proprio nome a interventi come il (discusso) quartiere ZEN di Palermo — da lui stesso definito, in un’intervista concessa al Corriere della Sera in occasione dei 90 anni, “un buon progetto che non è stato realizzato come avrebbe dovuto” —, Università degli studi della Calabria a Cosenza (1973), il Quartiere per abitazioni a Cannareggio, Venezia (1981), lo Stadio Olimpico di Barcellona (1986-1988), sedi di enti istituzionali, di aziende e ulteriori complessi a carattere residenziale in Italia e all’estero.

[Immagine in apertura: Vittorio Gregotti, Italian, architect, essayist, portrait, Carpi, Italy, 25th January 2008. (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)]