La storia dell’hip hop in una mostra fotografica a New York

10 marzo 2020

Contact High. Barron Claiborne, Biggie Smalls King of New York, Wall Street New York, 1997. Courtesy ICP New York, via Artribune

Dai quartieri degradati di New York alle vette più alte della discografia mondiale. La musica hip hop si è imposta, nel giro di pochi anni, come una vera e propria rivoluzione globale, travalicando il solo ambito artistico per influenzare gli stili di vita di milioni di adolescenti. Ma da dove è partito questo genere? E quali sono stati i protagonisti che hanno contributo a farlo crescere, definendolo come la colonna sonora simbolo del nostro presente?

A racchiudere e a illustrare il “cammino” di questa forma d’arte – una delle più espressive della storia americana – è oggi la rassegna dal titolo Contact High: A Visual History of Hip-Hop, in corso fino al 18 maggio nei nuovi spazi dell’ICP – The International Center of Photography di Manhattan.

OLTRE LA STRADA

Già presentata allo Annenberg Space for Photography di Los Angeles, la mostra – curata dalla giornalista Vikki Tobak in collaborazione con l’artista Fab 5 Freddy – presenta circa 150 scatti realizzati da sessanta fotografi selezionati all’interno di quarant’anni di storia, definendo una scansione per immagini che ripercorre le tappe e i volti più rappresentativi del genere.

Dalle foto di Sophie Bramly con un giovane Keith Haring spalla a spalla con lo street artist Futura, alle immagini relative agli anni Novanta, snodo cruciale per gli sviluppi di questa (contro)cultura: i ritratti degli A Tribe Called Quest immortalati da Janette Beckman e dell’iconico Tupac raffigurato a torso nudo da Danny Clinch svettano su tutti, offrendo al pubblico una panoramica essenziale sui “numi” simbolo di questa corrente.

Passando per cimeli inediti come la giacca di Rakim e la corona in oro di Notorious B.I.G., il percorso espositivo giunge infine agli anni più recenti, dove l’hip hop abbandona definitivamente ogni parvenza underground per attestarsi come fenomeno di massa, grazie a idoli come Jay-Z, Kendrick Lamar e Kanye West, immortalati in pose da copertina patinata. È con loro che il “ghetto” incontra il glamour, la cultura street lascia spazio al fashion, consacrando il fenomeno in tutte le sue contraddizioni.

[Immagine in apertura: Contact High. Barron Claiborne, Biggie Smalls King of New York, Wall Street New York, 1997. Courtesy ICP New York, via Artribune]