Le case sui ponti di Amsterdam diventano un hotel diffuso

2 aprile 2020


Costruite tra il 1673 e il 2009, le cosiddette “bridge houses” (o case sui ponti) di Amsterdam definiscono il paesaggio urbano della capitale dei Paesi Bassi. Si tratta di strutture di dimensioni contenute, testimoni dello stile architettonico prevalente del periodo di edificazione, utilizzate per ospitare i responsabili dell’apertura dei ponti lungo i canali: veri e propri “custodi”, che regolavano il traffico sull’acqua.

La centralizzazione dell’attività di controllo dei ponti, avviata nel 2012 dalla municipalità di Amsterdam, ha portato alla dismissione di questo patrimonio immobiliare, che può vantare anche alcuni “casi eccellenti”: si tratta di edifici progettati da importanti architetti olandesi, come Hendrik Petrus Berlage e Pieter Lodewijk Kramer, o di strutture considerate monumenti nazionali.

VALORIZZARE IL PATRIMONIO ESISTENTE

La volontà di salvaguardare e riattivare queste singolari architetture ha portato alle stesura di un piano di recupero che ha già iniziato a dare i propri risultati, sebbene l’ultimazione dei lavori sia prevista per la fine del 2021. Alla base del progetto c’è la volontà di riconvertire questi piccoli edifici, alcuni dei quali hanno dimensioni estremamente ridotte, pari a circa 10 metri quadrati, a scopi turistici. Facendo leva sulla possibilità per i visitatori di vivere un’esperienza unica, resa ancora più memorabile dalla posizione panoramica sui canali di Amsterdam, è stata intrapresa la realizzazione di un hotel diffuso, nel cui circuito saranno incluse 28 case, 11 delle quali già prenotabili.

Il progetto non ha mancato di suscitare l’attenzione internazionale, come conferma, tra gli altri riconoscimenti già ottenuti, il conferimento del titolo di Hotel of the Year 2020 all’ultima edizione dei Frame Awards. L’iniziativa è il risultato dello sforzo congiunto di più soggetti, coordinati sul fronte architettonico dallo studio Space & Matter, che sta affrontando la “sfida” di ricavare, in ogni struttura, una suite per due persone con servizi igienici includendo, laddove possibile, anche una cucina. Inoltre, il team di progettisti punta perlopiù alla salvaguardia dei caratteri peculiari della struttura, ad esempio mantenendo colori, rispettando l’identità materica e scegliendo di intervenire con bilanciati innesti contemporanei.

[Immagine in apertura: SWEETS hotel – 206. Amstelschutsluis. Photo credit: SWEETS hotel/Mirjam Bleeker]