Urban cabin: un rifugio urbano di 25 metri quadrati a Bergamo

8 aprile 2020


L’architettura contemporanea consente di “sperimentare” condizioni abitative davvero eterogenee: si può vivere in case attraversate da scale extra-large, così come è possibile misurarsi con dimensioni extra-small, che possono però stupire in termini di funzionalità. È questo il caso di Urban cabin, il micro-appartamento progettato dall’architetta italiana Francesca Perani a ridosso di una abitazione privata costruita sul finire degli anni Sessanta del Novecento, in provincia di Bergamo.

Soprattutto in queste settimane, contraddistinte dalla forzata “reclusione” all’interno della propria dimensione domestica, in molti si stanno interrogando sulla qualità dello spazio in cui vivono, ma anche sulle potenzialità inespresse della propria casa, sui possibili interventi per ottimizzare gli spazi ridotti, sul riuso delle strutture esistenti. Destinato a una coppia, Urban Cabin è il risultato della ristrutturazione del portico aperto della dimora, impiegato come magazzino e generosamente aperto sul giardino di proprietà.

UNA SOLUZIONE URBANA FLESSIBILE

Ad “annunciare” la nuova identità del volume esterno è l’impiego di una griglia metallica bianca, collocata di fronte alla facciata sud e dichiaratamente ispirata agli antichi archi e alle schermature persiane: la coppia committente, infatti, ha origini italo-persiane.  Concepito come “luogo di residenza o studio dove quiete e intimità sono in armonia con la natura circostante“, nei suoi 25 metri quadrati Urban Cabin non manca di riservare sorprese.

Pur nella loro contenuta dimensione, gli spazi interni sono stati infatti sviluppati con estrema attenzione, su misura, in un’ottica di flessibilità e per usi molteplici. Un approccio progettuale che si traduce nella progettazione di una serie di “arredi astuti”: “un’ampia seduta continua è sia contenitore che letto, mentre le armadiature all’entrata nascondono una scrivania“, racconta la progettista, che ha previsto la compresenza di due aree monocromatiche distinte in questo “rifugio di città”.

[Immagine in apertura: Foto Francesca Perani]