I Rolling Stones e il “concerto della morte” raccontati in un nuovo libro

20 maggio 2020

Altamont 1969. I Rolling Stones e il concerto della morte, dettaglio della copertina

Ci sono momenti nella storia della musica che conservano un’importanza speciale, non soltanto per il loro valore artistico, ma anche per quello sociale e politico, divenendo veri e propri spartiacque nel percorso della collettività. Così è per l’Altamont Free Concert, il festival tenutosi nel dicembre del 1969 a Livermore, nel nord della California.

Pensato inizialmente come un grande concerto dei Rolling Stones, l’evento si trasformò ben presto in una sorta di seconda Woodstock – la Fiera della Musica e delle Arti tenutasi solo qualche mese prima nello Stato di New York. In barba ai limiti logistici della location scelta, il festival invitò sul palco – oltre al gruppo di Mick Jagger – un cast all’epoca stellare, con Santana, Jefferson Airplane, Grateful Dead e Crosby, Stills, Nash & Young. Ma sin dalla prima esibizione qualcosa andò storto: droga, violenza e una totale impreparazione da parte della security causarono uno dei momenti più tragici della storia del rock.

MUSICA E VIOLENZA

Le vicende di quel 6 dicembre sono oggi raccontate in Altamont 1969. I Rolling Stones e il concerto della morte (nell’immagine in apertura un dettaglio della copertina).

Pubblicato da Odoya Edizioni, e scritto con impeccabile precisione documentaristica da Mariopaolo Fadda, il volume ricostruisce i fatti e il contesto dell’evento, nel quale morirono quattro persone (tra cui Meredith Hunter, affiliato alla gang East Bay Executioners). Attraverso le parole dei critici musicali Joel Selvin e Greil Marcus, le testimonianze di chi partecipò al concerto e una ricca sessione di articoli giornalistici del tempo, il libro riporta alla memoria l’intera vicenda – tra cause e ripercussioni. Una storia terribile e affascinante sul “dark side” del rock and roll.