La raccolta differenziata? Secondo alcuni studiosi fu un’invenzione dei romani

4 maggio 2020

Pompei

L’antica società romana continua a regalare nuove scoperte, testimoniando tutta la grandiosità e l’ingegno di un popolo – quello dell’Impero – sofisticato dal punto di vista tecnologico e decisamente innovatore nel modo di intendere e amministrare la res publica. A conferma di ciò arriva oggi una straordinaria rivelazione, che punta addirittura i riflettori sull’anima “ecologista” dei nostri antenati.

Stando ai risultati di uno studio condotto sul territorio dell’antica Pompei, sembra infatti che i romani fossero maestri del riciclo, attenti ad accumulare e smaltire l’immondizia fino a trarne persino guadagno – anticipando in sostanza di oltre duemila anni le logiche della moderna gestione dei rifiuti. A dimostrare questa pratica responsabile, il rinvenimento di una serie di depositi di immondizia precedenti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., dislocati appena oltre le mura dell’antica città campana.

DISCARICHE A CIELO APERTO

Secondo Allison Emmerson – docente dell’Università Tulane di New Orleans, che ha condotto lo studio insieme a una équipe di ricercatori dell’Università di Cincinnati – si tratta di vere e proprie “discariche”, certamente lontane dalle regole di igiene attuale (vista la prossimità ai centri abitati), ma sicuramente anticipatrici di un modello di smaltimento non troppo diverso da quello a cui siamo abituati.

All’interno di queste “montagne” di rifiuti (spesso alte diversi metri) venivano infatti accatastati frammenti di ceramica e vetro, pezzi di vecchie anfore e piastrelle, ceneri, carbone e resti ossei di animali macellati, ammucchiati alla buona prima di essere convertiti a nuove funzioni – impiegati, ad esempio, nella costruzione delle mura urbane o nei sistemi di drenaggio delle acque locali. I dettagli della scoperta verranno approfonditi all’interno del prossimo libro della Emmerson dal titolo Life and Death in the Roman Suburb – in arrivo il 25 maggio per la casa editrice Oxford University Press.