Le 5 scoperte archeologiche dell’anno in lizza per il Premio Khaled al-Asaad

31 maggio 2020

Faida, Rilievo 7, VIII-VII sec. a.C. (foto Alberto Savioli per LoNAP)

Bisognerà attendere il 20 novembre prossimo e la XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico per conoscere quale, tra le cinque scoperte archeologiche candidate quest’anno all’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, riceverà il prestigioso riconoscimento. Unico nel suo genere, il premio costituisce l’occasione di rilievo globale per ricordare la figura dell’archeologo e intellettuale siriano Khaled al-Asaad, che pagò con la sua stessa vita la difesa dell’antica città di Palmira.

La sua brutale uccisione, avvenuta nel 2015 per mano di un gruppo jihadista, accese i riflettori sullo spirito di sacrificio, sulla dedizione e sull’incessante attività di ricerca che ogni giorno guidano l’azione degli archeologi in tutto mondo: si tratta degli stessi principi che hanno ispirato la nascita del riconoscimento, ora giunto alla sesta edizione. Dopo Jonathan Adams, Responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), vincitore nel 2019 per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo, i ritrovamenti in lizza sono avvenuti in 3 continenti nell’arco del 2019. Significativa la presenza dell’Italia, che ha conquistato ben due candidature sulle cinque complessive.

LE CINQUE SCOPERTE CANDIDATE NEL 2020

Il Bel Paese è infatti in corsa con la scoperta del nuovo tesoro della Domus Aurea di Roma, la cosiddetta Sala della Sfinge, e con il ritrovamento, nell’antica città di Vulci, di una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Si approda in Israele, e più precisamente nella località di Motza, situata 5 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme, con il ritrovamento di una vera e propria metropoli neolitica, risalente a 9.000 anni fa.

In Iraq, più precisamente nel Kurdistan, lo scorso anno sono tornati alla luce dieci rilievi rupestri assiri, relativi agli dei dell’Antica Mesopotamia: gli archeologi li hanno riportati alla luce nel sito di Faida, a 50 chilometri da Mosul. Infine, è compresa nel territorio della Cambogia la città perduta di Mahendraparvata, capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor, anch’essa riaffiorata lo scorso anno.

[Immagine in apertura: Faida, Rilievo 7, VIII-VII sec. a.C. Foto Alberto Savioli per LoNAP]