Il futuro di Venezia, tra emergenza climatica e post-pandemia

30 maggio 2020

Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionato da TBA21–Academy. Le piattaforme continentali europee sono tra le aree più sfruttate dell'oceano globale. Attività di trasporto aggregato e licenze petrolifere. Dati EMODnet. © Territorial Agency

Il dramma della pandemia sembrerebbe aver spento i riflettori mediatici sulle tematiche ambientali. Eppure si tratta di questioni che impongono azioni altrettanto urgenti e coordinate, soprattutto in quei territori considerati più fragili e vulnerabili. Venezia e il contesto della sua Laguna – tra gli ecosistemi lagunari più estesi e più importanti d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo – sono senza dubbio tra questi. Il ricordo dell’alluvione del 12 novembre 2019 è ancora vivo e continua a sollecitare analisi e riflessioni.

Le conseguenze dell’attività umana sugli oceani rappresentano il campo di indagine della TBA21–Academy, un’organizzazione culturale che “studia l’ingiustizia ambientale contro gli oceani attraverso l’arte“, promuovendo ricerche intersettoriali e collaborative in cui sono coinvolti esperti di diversi discipline. Territorial Agency: Oceans in Transformation è il progetto di ricerca a lungo termine, commissionato proprio da TBA21–Academy e curato da Daniela Zyman, nel quale operano gli architetti dell’organizzazione indipendente Territorial Agency. In attesa della mostra che ne illustrerà gli esiti  – in programma dal 27 agosto 2020 negli spazi del centro planetario di catalizzazione per la diffusione Ocean Space, a Venezia –, l’iniziativa ha assunto dimensione digitale parallelamente al lockdown. Sulla piattaforma digitale open access Ocean Archive sono infatti disponibili contenuti inediti e aggiornamenti.

PENSANDO AL FUTURO DI VENEZIA

In questi mesi abbiamo assistito a un progressivo svuotamento di Venezia“, ha raccontato Markus Reymann, direttore di TBA21–Academy e di Ocean Space commentando gli effetti della pandemia sulla città. “Se ne sono andati i turisti, i pendolari, hanno chiuso i negozi, gli alberghi, le fabbriche, il traffico si è fermato. Molte delle grandi manifestazioni internazionali hanno sospeso o spostato le loro attività a tempi migliori. Una tragedia, certo. Ma Venezia ha riscoperto quella solidarietà e quel forte senso di comunità innati che erano già emersi durante l’emergenza acqua granda. Inoltre, non tutto il male viene per nuocere: la Laguna è tornata a respirare, libera dal moto ondoso. L’acqua è trasparente, e si vedono pesci nuotare, uccelli e altri animali“, ha aggiunto.

Tra le iniziative nate in seno al progetto digitale La Città RiflessaAltra Marea. Pensieri ed emozioni al tempo del Coronavirus a Venezia si distingue per la sua capacità di essere un progetto digitale ma “dall’impronta umana”. Entro il 15 giugno 2020, gli abitanti di Venezia sono invitati a condividere le emozioni e i pensieri generati dall’isolamento e dal distanziamento sociale, in un’ottica che guardi all’identità e al futuro di Venezia. C’è qualcosa che in questa situazione di emergenza pensi possa rivelarsi un’opportunità per migliorare Venezia? Quali sono i tuoi bisogni e le tue speranze per il tuo futuro in questa città?: sono due dei quesiti ai quali si può rispondere attraverso un breve video o un testo di 1.800 battute. Tutte le testimonianze raccolte alimenteranno i canali social di Ocean Space e il suo sito ufficiale, divenendo stimolo per un confronto sul destino di una città unica al mondo.

[Immagine in apertura: Territorial Agency: Oceans in Transformation è commissionato da TBA21–Academy. Le piattaforme continentali europee sono tra le aree più sfruttate dell’oceano globale. Attività di trasporto aggregato e licenze petrolifere. Dati EMODnet. © Territorial Agency]