Il designer Yuri Suzuki raccoglie i suoni della Terra nel tempo della pandemia

24 maggio 2020

Yuri Suzuki, Sound of the Earth: The Pandemic Chapter

Il momento storico che ci troviamo a vivere non conosce precedenti, complice la diffusione di un virus del tutto nuovo, capace di stravolgere i paradigmi dell’esistenza validi fino a pochi mesi fa. Sono numerosi gli artisti, i designer e gli architetti che hanno risposto alle urgenze dell’attualità mettendo il loro potenziale creativo al servizio della causa ed escogitando soluzioni che rafforzino il senso di empatia e “vicinanza” fra gli individui.

Tra questi spicca Yuri Suzuki, sound designer di base a Londra, che ha dato forma a un archivio in progress nel quale confluiscono i suoni della pandemia. Sound of the Earth: The Pandemic Chapter ‒ questo il nome del progetto, nell’immagine in apertura ‒ è la versione digitale di Sound of the Earth: Chapter 2, l’installazione ideata da Suzuki per la mostra multisensoriale speechless: different by design, co-organizzata dal Dallas Museum of Art e dall’High Museum of Art e chiusa in seguito al lockdown.

SUONI E PANDEMIA

Se l’opera installativa, fruibile dal pubblico accostando il proprio orecchio alla superficie di una scultura sferica, riuniva i suoni della Terra più disparati, raccolti sempre in modalità crowdsourced, Sound of the Earth: The Pandemic Chapter sfrutta gli strumenti della rete per consentire agli utenti di registrare e “archiviare” i suoni che scandiscono la loro vita in quest’epoca complessa e incerta.

Dalle sonorità domestiche a quelle ambientali, il sistema messo a punto da Suzuki mappa  i suoni della Terra durante la pandemia e li restituisce attraverso un rendering virtuale che trae origine dalla posizione geografica degli utenti. Il risultato è una panoramica acustica del pianeta e di chi lo abita e un tentativo di azzerare, almeno metaforicamente, le distanze che ci separano.