La biennale che porta l’arte nello spazio urbano di Ginevra

16 giugno 2020

Sculpture Garden 2020, Matthew Lutz-Kinoy, The Rising and Setting of the Sun, 2020. Photo Julien Gremaud

Nonostante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria sembri ormai lasciata alle spalle, sarà inevitabile – per il mondo dell’arte – riorganizzarsi e immaginare una programmazione degli eventi sempre più snella, flessibile e soprattutto capace di far coincidere qualità e sicurezza. È per questo che eventi come la Sculpture Garden Biennale di Ginevra sembrano partire più che mai avvantaggiati: occasioni in cui ricerca artistica, spazio pubblico e natura si coniugano in maniera ottimale, offrendo agli spettatori la possibilità di una fruizione libera e senza particolari rischi di contagio.

Avviato nel 2018 e giunto alla sua seconda edizione, l’evento ginevrino – inaugurato ufficialmente lo scorso 12 giugno – occuperà fino al 30 settembre spazi verdi tra i più caratteristici della città svizzera: Parc des Eaux-Vives, Parc La Grange e Quai Gustave-Ador, luoghi di ritrovo e condivisione scelti per ospitare le opere di alcuni tra gli artisti più apprezzati nell’ambito della scultura internazionale contemporanea.

OPERE A CIELO APERTO

Selezionate da Balthazar Lovay – curatore della kermesse –, le opere di Andrea Branzi, Ida Ekblad, Yona Friedman e Jean-Luc Moulène (solo per citarne alcuni) si alterneranno a quelle già presenti in loco di Neïl Beloufa, Louise Lawler e Tracey Emin, offrendo ai visitatori un percorso impeccabile tanto nell’offerta quanto nella resa formale. L’allestimento delle circa trenta opere in programma – gestito a più fasi nel corso dei mesi estivi – terrà infatti conto dello spazio pubblico, cercando una costante interazione con la natura e con gli elementi strutturali preesistenti.

Una serie di conferenze, workshop ed eventi partecipativi avranno inoltre luogo negli spazi di Île Rousseaue e dell’Hôtel La Réserve, completando l’esperienza di fruizione con momenti di ricerca e riflessione sul valore dell’arte pubblica. Un tema, quest’ultimo, più che mai sentito in un periodo complesso come quello che stiamo attraversando: la presenza di eventi come la Sculpture Garden dimostrano infatti la necessità della ridefinizione dello spazio condiviso e dell’arte urbana, ribadendo il valore dell’opera come bene comune e accessibile a chiunque.

[Immagine in apertura: Sculpture Garden 2020, Matthew Lutz-Kinoy, The Rising and Setting of the Sun, 2020. Photo Julien Gremaud]