Il libro sui più grandi truffatori della storia dell’arte

9 giugno 2020

L'arte del falso, Johan & Levi, dettaglio della copertina

Quello del falso è uno dei temi per antonomasia della critica d’arte: un argomento che ha affascinato (e nondimeno messo alla prova) generazioni di storici, esperti e curatori, pronti a indagare la complessa e sfumata intersezione tra originale, copia e riproduzione.

Vero è, infatti, che la storia dell’arte è piena zeppa di vicende che si legano all’argomento: se nell’antica Roma abbondavano le simulazioni di sculture e vasi greci, nel Medioevo le finte reliquie religiose venivano vendute senza scrupoli ai pellegrini devoti; tutti i più grandi maestri del passato, inoltre, hanno affinato la loro tecnica grazie alle riproduzioni delle opere dei loro predecessori, continuando una pratica – quella del plagio – arrivata fino ai nostri giorni con casi più o meno eclatanti. Uno su tutti? La celeberrima burla delle teste di Modigliani, scoperte in un canale di Livorno nel 1984.

Ad approfondire l’argomento è oggi il giovane storico e romanziere americano Noah Charney, che – con abilità narrativa e analisi storiografica – ripercorre le imprese più sbalorditive realizzate da alcuni tra i più grandi truffatori della storia. Succede con L’arte del falso (nell’immagine in apertura un dettaglio della copertina), il nuovo volume della casa editrice Johan & Levi, presto sugli scaffali delle nostre librerie.

IL LIBRO DI NOAH CHARNEY

Narrate come se si trattasse di “crime stories”, le vicende dei grandi falsari emergono in tutta la loro innegabile genialità: dalle “copie non originali” di Dürer a opera di Marcantonio Raimondi alla coppa in oro del maestro orafo Reinhold Vasters finita al Metropolitan con la firma di Benvenuto Cellini, fino a Wolfgang Beltracchi, vero e proprio talento della truffa che ha prodotto una quantità incalcolabile di capolavori contraffatti diventando addirittura protagonista di un documentario di successo.

Ma ad appassionare, scorrendo le quasi 300 pagine del volume, sono soprattutto le personalità di questi “antieroi” della storia. Se i ladri di opere d’arte sono spesso considerati mercenari privi di capacità e doti artistiche, interessati solo al valore commerciale dietro una scultura o un dipinto, i personaggi descritti da Charney appaiono come “Robin Hood” velati di romanticismo: uomini astuti, eccentrici e pieni di fascino, desiderosi di rivalsa nei confronti di un establishment incapace di riconoscerne il talento. A essere colpito è il sistema dell’arte al suo “vertice”, fatto di ricchi collezionisti e istituzioni senza volto, pronti a cadere mani e piedi nelle trappole di questi outsider del sistema.