La maxi installazione dello studio SO-IL per il MAAT di Lisbona

18 giugno 2020

Beeline MAAT SO-IL, photo credits Iwan Baan

Esaminando le diverse modalità scelte dalle istituzioni culturali internazionali per la riapertura dopo il lockdown, si possono rilevare approcci eterogenei. In molti casi, infatti, i musei e i centri artistici non stanno solo aggiornando i protocolli interni alle nuove norme che regolano la convivenza negli spazi pubblici. Interpretando l’esperienza globale in un’ottica sperimentale, alcune istituzioni stanno ripensando formati e offerta, senza trascurare l’identità architettonica e la funzionalità delle rispettive sedi.

A pochi giorni dalla presentazione del maxi scivolo progettato da Carsten Höller per DAC – Danish Architecture Centre di Copenhagen — un intervento concepito come permanente, che contribuirà a ridefinire i percorsi all’interno della struttura danese —, è ora la volta dell’installazione site specific dello studio di architettura newyorkese SO-IL per il MAAT – Museum of Art, Architecture and Technology di Lisbona. Aperto nel 2016, su progetto dello studio AL_A di Amanda Levete, il museo è tornato accessibile da pochi giorni con una novità che non può passare inosservata.

UN’INSTALLAZIONE CHE TRASFORMA IL MUSEO

Ribattezzata Beeline, l’installazione occupa una vasta porzione del complesso museale, offrendo all’edificio anche un accesso alternativo, opposto a quello principale lungo il Tejo. Inizialmente prevista per il mese di marzo e posticipata per effetto della pandemia, l’opera acquisisce ora nuovi significati alla luce dei recenti avvenimenti. Fornisce alla struttura quello che i progettisti hanno definito “un paesaggio per incontri e conversazioni“, al cui interno il pubblico può muoversi in libertà, distribuendosi tra percorsi elevati, capsule sonore, sale video e aree destinate a varie attività.

Questo scenografico e articolato intervento è stato promosso parallelamente alla monografica SO – IL Currents, la mostra che fino all’11 gennaio 2021 consentirà di addentrarsi nella pratica dello studio fondato nel 2008 e attualmente guidato da Florian Idenburg e Jing Liu. Si tratta di una realtà che ha sviluppato un peculiare metodo di lavoro nel quale la progettazione architettonica è costantemente posta in relazione al tempo e alla durata. Un atteggiamento che riecheggia anche in Beeline, un intervento di trasformazione temporanea che secondo gli architetti “non solo apre l’edificio a nuove prospettive, ma sfida le gerarchie implicite degli spazi di un museo tradizionale e offre flessibilità a un’organizzazione in continua evoluzione“.

LE FOTOGRAFIE DI IWAN BAAN

[Immagine in apertura: Beeline MAAT SO-IL, photo credits Iwan Baan]