Da Berengo Gardin a Jodice: 70 fotografie per descrivere l’architettura barocca

24 giugno 2020

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Com’è cambiata l’osservazione e l’indagine fotografica delle architettura barocche con il passare del tempo e l’evoluzione delle tecnica? In quale modo i fotografi si sono relazionati con la complessità di uno stile architettonico che in Italia, tra gli altri luoghi, si è ampiamente espresso nella città di Torino grazie a progettisti del calibro di Guarini, Juvarra e Vittone? Visitabile fino al 30 agosto prossimo, la mostra Vedere (il) Barocco: lavori in corso esamina i diversi approcci a questo peculiare linguaggio di autori adottati da Gianni Berengo Gardin, Mimmo Jodice, Giancarlo Dall’Armi, Pino Dell’Aquila e altri fotografi.

Ospitata nella Project Room di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, la rassegna si svolge parallelamente a Sfida al Barocco, la mostra che nella cornice unica della Citroniera Juvarriana della Reggia di Venaria, alle porte di Torino, riunisce preziose testimonianze artistiche dell’epoca, tra cui dipinti, pale d’altare, sculture, arazzi, disegni, incisioni e arredi. Un progetto che, seppur autonomo e focalizzato sul media fotografico, intende favorire la comprensione delle architetture barocche di cui Torino, capaci negli anni di sollecitare “i fotografi più sensibili a verificare e mettere in campo soluzioni descrittive che, superando l’intenzione documentaria, hanno progressivamente assunto un significato diverso, più interpretativo e critico“, come precisano i curatori Barbara Bergaglio e Pierangelo Cavanna.

70 IMMAGINI PER COMPRENDERE L’ARCHITETTURA BAROCCA

Il percorso espositivo, scandito da 70 selezionate immagini, documenta il progressivo cambiamento avvenuto nel “dialogo” tra fotografi e architettura barocco. Si assiste, infatti, al progressivo affermarsi di forme di interpretazione e critica degli spazi, dei volumi, degli scorci e delle prospettive di matrice barocca, che finiscono per prendere il posto dell’approccio descrittivo. Ricorrendo alla formula coniata dal team curatoriale, si può parlare di passaggio dal semplice “fotografare barocco” al “vedere barocco”.

Il risultato sono opere fotografiche “solo apparentemente bizzarre, momentaneamente irriconoscibili e incommensurabili rispetto al nostro consolidato modo di vedere. Fotografie che vivono di una barocca moltiplicazione delle fughe, degli scorci, delle deformazioni proiettive conseguenti per trattenere e trasmettere l’eccitazione indotta nell’occhio dell’osservatore“, come sottolineano ancora Bergaglio e Cavanna. Una mostra, dunque, che è anche un invito a una più consapevole osservazione, tanto dell’architettura, quanto dell’arte fotografica.

[Immagine in apertura: ® Pino Dell’Aquila, S. Lorenzo, dettaglio]