La graffiante challenge artistica di Peter Brathwaite contro il razzismo

11 giugno 2020

Juriaen van Streeck, Still life with peaches and a lemon (c. 1650s). Reworked with African print, my heirloom patchwork quilt and Bajan chopped seasoning. Rediscovering #blackportraiture through @GettyMuseum challenge #gettychallenge

I recenti avvenimenti legati alla brutale uccisione del ragazzo afroamericano George Floyd hanno innescato, anche nel mondo dell’arte, alcune reazioni di indignazione. Non molte, a dire il vero, ma sicuramente ammirevoli e necessarie per stimolare una riflessione tra artisti e addetti ai lavori sulle disparità e sulle discriminazioni presenti (anche) all’interno del sistema cultura. Così è stato per il dipinto postato da Banksy qualche giorno fa, o ancora prima per l’iniziativa digitale del Museo Nazionale di Storia e Cultura Afroamericana di Washington, artefice di una nuova piattaforma web per riflettere sui temi del razzismo e della disuguaglianza.

Ma come affrontare la questione in maniera ancora più diretta e se possibile accattivante, stimolando il pensiero non solo del pubblico più colto, ma anche e soprattutto di quelle fasce della popolazione più distratte e dunque meno avvezze all’approfondimento di simili argomenti? La risposta non è affatto scontata, eppure è stata fornita in maniera eccellente da Peter Brathwaite, cantante lirico britannico che, armato di macchina fotografica e una buona connessione Internet, ha deciso di “invadere” il web con immagini di persone di colore estratte da dipinti della storia dell’arte, reinterpretate in modo originale e scanzonato.

LA “SFIDA” DEL GETTY

L’idea era nata in realtà durante l’emergenza sanitaria, quando, per compensare la chiusura dei musei a causa del lockdown, il Getty Museum di Los Angeles aveva innescato la sfida social: ricreare i capolavori del passato… in casa! Quella challenge, a cui avevano risposto in moltissimi, metteva in evidenza secondo Brathwaite un dettaglio non da poco: l’assenza di soggetti neri tra le proposte del pubblico della rete.

Detto fatto, l’artista inglese si è deciso a pareggiare quell’assenza, sfornando più di cinquanta ritratti e scenografie con persone di colore, estratti da capolavori più o meno noti del passato. Dal Miracolo della Croce a Rialto di Vittore Carpaccio al Giovane moro con un arco di Hyacinthe Rigaud; dal Ritratto di africano dipinto da anonimi nel 1760 al più recente dipinto bucolico del presidente Barack Obama di Kehinde Wiley.

RISCOPRIRE LE PROPRIE ORIGINI

Le singole immagini, postate sulla pagina Twitter di Peter Brathwaite – con tanto di hashtag #blackportraiture e riferimenti al Getty –, presentano una miriade di soggetti, gran parte dei quali schiavi, coloni, coltivatori e operai. Tutti, però, rivisitati dall’autore in chiave moderna, utilizzando accessori domestici, lenzuola e soprattutto grandi dosi di fantasia. Moltissimi, infine, i riferimenti alla cucina e alla cultura afro-caraibica: prodotti per i capelli, un libro sulle canzoni tradizionali delle Barbados e foto dei famigliari dell’artista fanno capolino in tantissime immagini, dimostrando l’intenzione dell’ideatore: riscoprire la propria cultura, rivendicarla agli occhi del mondo, invitando implicitamente a una riflessione sull’abbattimento delle distanze e delle differenze tra individui.

ALCUNE REINTEPRETAZIONI DI PETER BRATHWAITE

[Immagine in apertura: Juriaen van Streeck, Still life with peaches and a lemon (c. 1650s). Reworked by Peter Brathwaite with African print, his heirloom patchwork quilt and Bajan chopped seasoning. Rediscovering #blackportraiture through @GettyMuseum challenge #gettychallenge]