Scoperto uno straordinario relitto navale nel mare di Camogli

24 giugno 2020

Ancora in legno e riferimento metrico. Crediti Rasta Divers snc

È un periodo straordinario per l’archeologia. A poche settimane dalla riprese delle attività da parte di università e istituti di ricerca, il passato è tornato prepotentemente a parlarci, portando alla luce reperti e ritrovamenti non solo entro i confini del nostro Paese. Dagli straordinari graffiti fanciulleschi rinvenuti presso il Parco Archeologico di Pompei, al complesso monumentale Maya emerso dalle terre del Messico; dalla scoperta della prima scultura cinese a Lingjing, alla pavimentazione d’epoca romana apparsa tra i vigneti della Valpolicella fino al recente annuncio del sito neolitico rinvenuto nei pressi di Stonehenge. Una lista lunghissima e affascinante di preziosità antiche, alle quali si aggiunge oggi una nuova conquista sul territorio nazionale.

Stiamo parlando del sensazionale relitto marino ritrovato a largo di Camogli, in provincia di Genova. È qui che i due sommozzatori professionisti Gabriele Succi ed Edoardo Sbaraini hanno rintracciato i resti di una misteriosa imbarcazione in legno, probabilmente risalente alla seconda metà del Cinquecento. Già autori di un’importante scoperta sui fondali del promontorio di Portofino nel 2018, e dunque non estranei a eventi di questa natura, i due subacquei hanno subito avvisato la Soprintendenza, avviando i necessari rilevamenti del sito.

LA SCOPERTA DEL MISTERIOSO RELITTO

Rinvenuti a circa cinquanta metri di profondità, nella zona di Porto Pidocchio, i resti consistono in una serie di elementi lignei disposti a pettine e parzialmente sepolti sotto la sabbia. “Ci trovavamo nei fondali di una porzione di mare considerata di scarso valore riguardo al turismo subacqueo, ma storicamente significativa per le sue frequentazioni”, hanno dichiarato i due sommozzatori. “L’immersione prevedeva di sfruttare i nostri veicoli subacquei per coprire un’area compresa tra i 45 e i 55 metri di profondità, ed è stato solo a pochi minuti dal termine del tempo di fondo pianificato che alcune grandi concrezioni e numerosi attrezzi da pesca incocciati in un fondale apparentemente fangoso hanno attirato la nostra attenzione. Al di sotto di questi “rifiuti” moderni affiorava una lunga serie ordinata di elementi in legno lavorati, associati ad altrettanti grandi chiodi ancora in posizione”.

Ma ciò che sembra creare ancora più entusiasmo attorno alla scoperta è la possibilità che la nave trovata corrisponda al Santo Spirito e S. Maria di Loreto – il galeone naufragato proprio nello specchio di mare di Punta Chiappa nel 1579 e mai rinvenuto. Un’ipotesi straordinaria e per nulla improbabile, ma che potrà essere confermata solo nelle prossime settimane. Al momento, infatti, ogni conclusione sulla datazione esatta e sulla storia del relitto trovato sembra avventata, e toccherà alla Soprintendenza precisare la cronologia e le caratteristiche tecniche dell’oggetto. Ciò che è certo è che la storia sembra già di per sé affascinante, e testimonia – ancora una volta – l’abbondante patrimonio antico ancora tutto da scoprire nella nostra Penisola.

LE IMMAGINI DEL RITROVAMENTO

[Immagine in apertura: Ancora in legno e riferimento metrico. Crediti Rasta Divers snc]