L’eterno mito della bellezza rivive al Parco Archeologico di Pompei

1 agosto 2020

Venere Oplontis dettaglio testa

Grazia, eleganza, fascino. Sono queste le parole evocate dal termine latino Venustas, scelto come titolo del nuovo progetto espositivo recentemente inaugurato presso la Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei: una rassegna ambiziosa, che punta i riflettori sul culto della bellezza e della perfezione, all’interno delle popolazioni dell’area vesuviana fra il VIII a.C. e il I sec. d.C..

Visitabile fino al prossimo 31 gennaio, la mostra presenta un ventaglio di circa trecento ritrovamenti affini agli ambiti della cosmesi e della cura del corpo: ornamenti, suppellettili e oggetti di vezzo rinvenuti nei vari siti del parco campano, e offerti al pubblico attraverso un percorso suddiviso in diciannove vetrine scandite in maniera cronologica. Insomma, una vera e propria immersione nei canoni e nei gusti estetici dell’antichità.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Ad avviare il tragitto espositivo sono i reperti del sito di Longola Poggiomarino – oggetti tipici di un abitato protostorico relativi all’età del Bronzo e del Ferro. Seguono gli strumenti legati alla cosmesi rinvenuti nelle tombe femminili della necropoli di Striano, per poi passare a quelli venuti alla luce nella necropoli di S. Maria delle Grazie di Stabia.

In ognuno degli “episodi” del percorso di visita emergono gli ideali che spinsero (soprattutto) le donne dell’epoca, a fronteggiare lo scorrere del tempo adornandosi di gioielli, collane e anelli di varie dimensioni. E poi ancora la presenza degli oggetti per l’igiene, i set da bagno e le sculture esposte fuori vetrina: statue di muse come Polymia e Venere che ispirarono, affascinarono e guidarono i gusti di allora.

LE PAROLE DEL DIRETTORE DEL PARCO

Questa mostra nasce come un approfondimento di un percorso di ricerca avviato lo scorso anno con la mostra ‘Vanity’, ospitata sempre nel braccio ovest della Palestra Grande”, racconta Massimo Osanna, direttore del Parco.

Il titolo ‘Venustas’, termine con il quale si indicava la bellezza, la grazia, l’eleganza, il decoro ma anche la gioia, riflette la pluralità dei temi toccati in questa mostra, e indica come gli stessi gioielli siano analizzati da diversi punti di vista. È un itinerario che parte dalla sfera del sacro  fino ai reperti d’uso comune per la cura del corpo, alle ricche parure di gioielli e agli amuleti, che rivelano pratiche mediche che sconfinano nei riti magici”. Un itinerario di visita incantevole per notare similitudini e differenza, tra ieri e oggi.

[Immagine in apertura: Statua di Venere che si slaccia il sandalo – dalla Villa di Poppea di Oplontis – Torre Annunziata (Na). Courtesy Parco Archeologico di Pompei]