La collezione Agrati si rivela alle Gallerie d’Italia di Milano

17 Maggio 2018


Cosa racconta una collezione d’arte della personalità di l’ha personalmente curata, facendola crescere nel corso degli anni? Sicuramente fornisce informazioni molto forti, come attesta anche la mostra Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati, visitabile gratuitamente nelle sale Gallerie d’Italia, a Milano, fino al prossimo 19 agosto.
La collezione Luigi e Peppino Agrati, rivelatrice del profondo interesse artistico dei soggetti che l’hanno costituita, è infatti di recente confluita nel patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo, su decisione dello stesso Cav. Luigi Agrati. Una scelta che rende oggi ancora più ampie e rappresentative le raccolte di arte contemporanea dell’istituto bancario, offrendo in particolare nuove linfa sul fronte del correnti del Novecento, e che ha ispirato questo progetto espositivo temporaneo.

Curata da Luca Massimo Barbero, con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati consente di comprendere la “vivace attenzione per l’attualità” della coppia di fratelli e industriali, che avviarono la costituzione della loro raccolta alla fine degli anni Sessanta.
Ad animarli un desiderio preciso: la comune volontà di concepire il collezionismo “come una personale visione, slegata dalle mode e dalle tendenze di mercato“. Un atteggiamento che consentì al duo di instaurare intensi rapporti con gli artisti dell’epoca, alimentati anche dalla frequentazione dei più importanti spazi espositivi e dalla partecipazione al dibattito sul panorama artistico internazionale.
Il corpus di opere riunito dimostra lungimiranza nei confronti di figure che si sarebbero imposte tra le voci più rappresentative dell’arte del Novecento – è il caso di Christo – e consente di comprendere gli sviluppi dell’arte italiana ed europea dagli anni Cinquanta agli Ottanta, senza perdere di vista anche la scena artistica oltreoceano.

La mostra, oltre a rivelare al pubblico – per la prima volta – una selezione dei lavori della collezione, consente di cogliere “le diverse polarità della raccolta, la peculiare compresenza tra cultura italiana e americana e la continuità di interesse verso alcuni autori“.
Nel percorso di visita sono dunque incluse opere, tra gli altri, di Fausto Melotti, presente con un significativo nucleo di opere, e di Lucio Fontana, del quale è esposto  il raro Concetto spaziale del 1957. Estendendo l’ottica alla scena estera, vengono proposti tra gli altri lavori un’opera dell’artista americano Robert Ryman e lavori di Andy Warhol (come quello proposto nell’immagine in apertura) e Jean-Michel Basquiat.