Andy Warhol – Pop Society

PALAZZO DUCALE DI GENOVA - dal 20/10/2016 al 26/02/2017

PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Piazza Giacomo Matteotti 9 Genova Italia
+39 0108171663
palazzoducale@palazzoducale.genova.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale, disegno e grafica

Autori: Andy Warhol

Curatori: Luca Beatrice

A trent’anni esatti dalla scomparsa del grande artista americano, Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva ad Andy Warhol (Pittsurgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987).A trent’anni esatti dalla scomparsa del grande artista americano, Palazzo Ducale di Genova e 24 ORE Cultura dedicano una grande retrospettiva ad Andy Warhol (Pittsburgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987).

Curata da Luca Beatrice, prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, la mostra presenta circa 170 opere tra tele, prints, disegni, polaroid, sculture, oggetti, provenienti da collezioni private, musei e fondazioni pubbliche e private italiane e straniere.

Il percorso tematico si sviluppa intorno a sei linee conduttrici: le icone, i ritratti, i disegni, il suo importante rapporto con l’Italia, le polaroid, la comunicazione e la pubblicità. Una mostra che copre l’intero arco dell’attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Con lui si apre l’epoca dell’arte contemporanea, così come ancora la intendiamo oggi. Se nel calendario della musica pop c’è un ante e un post Beatles, l’unico fenomeno culturale e mediatico degli anni Sessanta in grado di rivaleggiare con Warhol, allo stesso modo in quello dell’arte dobbiamo parlare di un “Before Andy” e di un “After Andy”. Soprattutto, Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società contemporanea avrebbe attraversato a partire dall’era pop, da quando cioè l’opera d’arte ha cominciato a relazionarsi quotidianamente con la società dei massmedia, delle merci e del consumo. Nella Factory, a New York, non solo si producevano dipinti e serigrafie: si faceva cinema, musica rock, editoria, si attraversavano nuovi linguaggi sperimentali in una costante ricerca d’avanguardia. Anche nei confronti della televisione, il nuovo medium per eccellenza, Warhol manifestava una curiosità straordinaria e, probabilmente, se fosse vissuto nei nostri tempi, non avrebbe esitato a usare i social network e la comunicazione in rete.

In mostra alcuni straordinari disegni preparatori che anticipano dipinti famosi come il Dollaro o il Mao; le celeberrime icone di Marilyn, qui presente sia nella serigrafia del 1967 sia nella tela Four Marilyn, della Campbell Soup e delle Brillo Boxes; i ritratti di volti noti come Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Joseph Beuys e di alcuni importanti personaggi italiani: Gianni Agnelli, Giorgio Armani e Sandro Chia.
Un’intera sezione è poi dedicata alle polaroid, tanto importante e utilizzata da Andy Warhol per immortalare celebrities, amici, star e starlett e di cui si presentano oltre 90 pezzi.

Completa la mostra un video in cui il curatore Luca Beatrice racconta al pubblico la vita e le opere di Andy Warhol.

Andy Warhol nasce a Pittsburgh nel 1928, figlio di immigrati dell’Est europeo, e arriva a New York nel 1949 con pochi soldi in tasca. Inizialmente presta talento e immaginazione alle vetrine di Bonwit Teller. Poi disegna, illustra magazine, pubblicità, libri, copertine di dischi. Nel giugno del ’63, quando è già l’artista più cool di New York, trasferisce tutto il materiale del suo studio al 231 di East 47th Street: nasce così la Factory che cambia completamente il modo di lavorare. Per la prima volta lo studio di un artista si apre al mondo, sferrando il definitivo colpo di grazia all’immagine e alla pratica del pittore tradizionale.

Andy Warhol attenta così all’unicità della pittura, inventando il metodo della riproduzione seriale in serigrafia, poiché il Novecento è il secolo dell’opera d’arte riproducibile tecnicamente. Non solo, le sue immagini devono diventare immediatamente un’icona del luogo e del tempo, rimanendo impresse per sempre in chi le guarda, in un movimento di continua entrata e uscita dal mainstream e dal sistema per tornare a essere sperimentale e underground.

Non c’è linguaggio che Andy non abbia sondato: dal disegno alla pittura, dalla fotografia al cinema, dalla musica all’editoria, dalla moda alla televisione. La celebrità per lui è tutto.
Personaggio dalle mille sfaccettature, ogni volta che se ne affronta la poetica si finisce per rimanere stupefatti dalla ricchezza del suo operato. L’esatto contrario della banalità che, ironicamente, appiccicava a se stesso con frasi del tipo: “se volete sapere tutto di Andy Warhol vi basta guardare la superficie dei miei quadri, dei miei film, della mia persona. Ed è lì che sono io. Dietro non c’è niente”.