Caro al Museo Correr

MUSEO CORRER - dal 29/05/2013 al 27/10/2013

MUSEO CORRER

San Marco 52 Venezia Italia
+39 0412405211
info@fmcvenezia.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Anthony Caro

Saranno le splendide sale del Museo Correr a ospitare la prima grande retrospettiva italiana dedicata a uno dei massimi scultori viventi: Sir Anthony Caro (New Malden, Surrey, 1924).Sarà il Museo Correr, con l’affaccio di rara bellezza su Piazza San Marco
attraverso le grandi porte-finestre che illuminano l’ala per esposizioni
temporanee, a ospitare la prima grande mostra italiana – dopo quella ai Mercati
Traianei del 1992 a Roma – dedicata a uno dei massimi scultori viventi: Sir
Anthony Caro (New Malden, Surrey, 1924).
Il famoso artista britannico, che ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo
della scultura del XX secolo, torna in laguna dopo le partecipazioni alle
Biennali d’Arte del ’56, del ’66 e del ’99, accettando il confronto con la
monumentalità sobria ed elegante del museo ospitato nelle Procuratie Nuove,
la sfida con il luogo nevralgico della città, sintesi di storia e mito, alla ricerca di
quell’equilibrio tra spazio, forma e contenuto di cui egli è grande interprete.
Questo unico evento espositivo consentirà ai visitatori di ripercorrere la
carriera del geniale artista: dall’esordio prettamente figurativo, sotto l’influenza
del suo maestro Henry Moore, alla dirompente innovazione avviata negli anni
Sessanta (pionieristica l’esibizione alla Whitechapel Gallery nel 1963), fino alle
più recenti esperienze.
La mostra. promossa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il
patrocinio del British Council, il supporto di Gagosian Gallery, in
associazione con Annely Juda Fine Art, è curata da Gary Tinterow, con la
direzione scientifica di Gabriella Belli e il progetto di allestimento a cura di
Daniela Ferretti.
Una trentina di lavori dello scultore che abbracciano oltre cinquant’anni
d’attività saranno esposti in mostra – dal 1 giugno al 27 ottobre – compresi
alcuni significativi disegni a pennello e inchiostro-su-carta da giornale risalenti
agli inizi della sua carriera, una selezione delle cosiddette Paper Sculptures e,
soprattutto, alcune delle più famose opere in acciaio di grandi dimensioni come
Red Splash (1966), Garland (1970), Cadence (1968/1972) fino alle più recenti
Venetian e River Song (2011-2012).
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Direzione scientifica
Gabriella Belli
A cura di
Gary Tinterow
Progetto espositivo
Daniela Ferretti
Grandi mostre Con il patrocinio del
British Council
Con il supporto di
Gagosian Gallery
In associazione con
Annely Juda Fine Art
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Fondazione
Musei Civici di Venezia

Piazza San Marco 52
30124 Venezia
T +39 041 2405211
F +39 041 5200935

www.visitmuve.it

La svolta di Caro, da pittore figurativo a scultore astratto, si pone agli inizi degli
anni Sessanta, quando l’artista comincia a esplorare le possibilità espressive
del metallo industriale allontanandosi dalla tradizione scultorea per creare
assemblaggi rivoluzionari, saldati e imbullonati, dipinti a colori vivaci e –
soprattutto – collocati sul pavimento nello spazio dello spettatore. Si trattava di
opere astratte e radicali ma che rimangono allora come oggi ricche di
contenuto ideale.
Pur avendo abbandonato la rappresentazione figurativa e la narrazione (anche
se con qualche notevole eccezione come il Trionfo di Cesare, spettacolare
opera dell’87 presente in mostra), l’arte di Caro “nella sua insistenza sui valori
umanistici – scrive Gary Tinterow nel catalogo della mostra – è rimasta
europea”.
Le sue opere abbracciano il colore e si richiamano spesso alle proporzioni e alle
posizioni della figura umana e, come in certa musica e poesia, manifestano la
conoscenza del corpo umano. Esemplificativa è l’Orangerie (1969-70), una
delle sue più belle realizzazioni ora di proprietà del Museum of Fine Arts di
Houston, eccezionalmente prestata alla mostra.
Il suo lavoro è stato definito lirico, capace di riportare l’armonia e la bellezza
nell’arte astratta. Un nuovo e affascinante linguaggio plastico che ha
consacrato Caro figura cardine nello sviluppo della scultura del XX secolo,
simbolo del nuovo e della modernità in scultura.
Caro non ha rinunciato nel corso della sua lunga carriera a sperimentare i più
svariati materiali, esplorando le potenzialità combinatorie d’elementi industriali
cui ha conferito valenze linguistiche inedite. Ha composto travi metalliche, reti,
lamiere dai profili netti o accidentati, incastrate secondo diversi orientamenti
dei piani, disegnando nello spazio forme tridimensionali aperte, con forti
suggestioni figurative nella composizione e l’illusione talvolta dell’assenza di
peso. A una spazialità orizzontale è succeduta negli anni Settanta una ricerca
della verticalità e accanto a opere monumentali si sono imposte le cosiddette
“sculture da tavolo”, con un approccio rivelatosi straordinariamente fecondo.
L’artista, che ha amato confrontarsi nelle sue sculture anche con i grandi pittori
del passato – pensiamo a Manet nella sua Table Piece Y-98 ‘Déjeuner sur
l’herbe II’ (1989), tra le opere in mostra – è stato presente nelle più importanti
manifestazioni internazionali e ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti. Nella
straordinaria carriera di Caro ricordiamo, ad esempio, la partecipazione – come
unico scultore – al padiglione inglese della Biennale di Venezia nel 1966, la
retrospettiva al MoMA di New York nel ‘75, la mostra dell’84 alla Serpentine
Gallery di Londra itinerante in tutta Europa, il Premio dell’Imperatore del
Giappone per la scultura nel 1992, la grande retrospettiva al Museum of
Contemporary Art di Tokyo del ’95 e, ancora, la collaborazione con l’architetto
Norman Foster per il “Millennium Bridge” di Londra.
La Tate Modern Art di Londra nel 2004 ha festeggiato i suoi ottant’anni.
Ora sarà Venezia a celebrare la personalità carismatica del quasi novantenne
Anthony Caro.
La mostra al Museo Correr è accompagnata da un catalogo ampiamente
illustrato, edito da Skira, con testi di Gabriella Belli, Michael Fried e
Gary Tinterow.