Carol Rama – Oltre l’opera grafica

MUSEO COMUNALE D'ARTE MODERNA - dal 28/06/2013 al 29/09/2013

MUSEO COMUNALE D'ARTE MODERNA

Via Borgo 34 Ascona Switzerland
+41 0917598140
museo@ascona.ch

Info box

Generi: personale, disegno e grafica

Autori: Carol Rama

Curatori: Mara Folini

La rassegna presenterà 100 lavori dell’artista torinese, alcuni mai esposti prima, che appartengono alla sua produzione grafica più recente, provenienti dalla Collezione Masoero di Torino.Dal 29 giugno al 15 settembre 2013, il Museo Comunale di Ascona ospiterà una mostra dedicata a Carol Rama (Torino, 1918).

La rassegna, curata da Mara Folini, direttrice del Museo di Ascona, e Alexandra Wetzel, profonda conoscitrice del lavoro dell’artista, presenterà 100 opere, alcune mai esposte prima, che appartengono alla sua produzione grafica più recente, realizzate nella stamperia di Franco Masoero, che per Carol Rama è stata atelier, luogo di creazione, di scambio e d’incontri.

L’iniziativa offrirà un compendio dei soggetti e delle ossessioni che l’artista ha inseguito per tutta la vita, ma concedono anche uno sguardo sul suo modo di procedere, di vivere l’arte, di prendersi gioco dei propri tormenti; sarà l’occasione per immergersi nel mondo fantastico, di bizzarrie, di racconti accennati e allusioni mitiche e leggendarie, della quasi centenaria guerriera dell’arte, insignita del Leone d’oro alla carriera in occasione della 50.ma Biennale di Venezia.

Il rapporto tra Carol Rama e l’incisione è abbastanza recente. L’artista ha approfondito questa tecnica a partire dal 1993, dopo un primo contatto avvenuto cinquant’anni prima.

In pochi anni, fino al 2005, ha realizzato più di 150 incisioni originali, ricreando il suo personale universo affollato di figure e di oggetti. Carol Rama ha esplorato fin nei suoi minimi aspetti il mezzo espressivo, sia che si trattasse di acquaforte, acquatinta, vernice molle e qualche rarissimo intervento a puntasecca, accompagnata dall’amico Franco Masoero, stampatore e pure complice delle sue sperimentazioni che trasgrediscono i confini della calcografia ortodossa. Infatti, una volta stampata, l’opera poteva diventare oggetto d’interventi successivi eseguiti a mano. Spesso queste ingerenze finali – soprattutto ad acquerello e smalto da unghie – sono diventate parte integrante della tiratura; in altri casi sono rimaste prove d’artista, arricchite o addirittura rivoluzionate da successive elaborazioni.

Molte di queste incisioni diventate “uniche” escono ora per la prima volta dai cassetti del laboratorio di Franco Masoero, dove sono nate e gelosamente custodite.

Carol Rama amava lavorare su fogli prestampati, progetti d’architettura disegnati dagli amici, persino un fax con una poesia di Edoardo Sanguineti, “affinché – afferma – mi aiutino a inventare un’immagine erotica, sentimentale, un’immagine privata insomma, ma che non sia poi così legata a me”.

Diversi lavori hanno infatti una base progettuale, realizzata con la tecnica della fotoincisione, sulla quale l’artista agiva in un secondo tempo, mettendo in evidenza il soggetto.

Il gesto lento e sicuro di Carol Rama sulla lastra era capace di creare incisioni ad acquaforte e a vernice molle che emozionano per la loro semplicità, conferendo leggerezza a soggetti che altrimenti sarebbero potuti risultare sgraditi, financo osceni, come nella serie dei Cadeau.

Il suo lavoro, molto spesso, prevedeva degli interventi successivi, con l’aggiunta di decorazioni che diventavano dei pattern, ovvero modelli che si ripetevano, come i grafemi attorno alle scarpe del ciclo dei Feticci.

In questo suo modus operandi, Carol Rama non dimenticò tuttavia di sperimentare inserimenti cromatici, realizzati ad acquerello, a smalto o a collage, e successivamente apposti sul foglio stampato, come la lingua rossa che guizza dalla bocca in Naïr. A tal proposito, ad Ascona si potranno ammirare le varianti dei tre Cadeau, in cui l’acquerello s’insinua nelle configurazioni delineate dal tratto nella vernice molle.

Questo gioco tra sfondo e soggetto, tra immagine prestampata e intervento, caratterizza anche due cicli di opere uniche, esposte ad Ascona, su tela e su carta al tino. Su questi supporti sono state riportate le matrici di alcune incisioni che sono servite a Carol Rama per intervenire con pittura e collage. È il caso di La mucca pazza (2001), la serie in cui mammelle e dentature di mucca si muovono e si ripetono con ritmo musicale; o delle tele del 2002, dove l’elemento prestampato provvede a infrangere il rigore della struttura geometrica, realizzata con camere d’aria di bicicletta, con carta vetro o con qualche vecchio objet trouvé.

Accompagna la mostra un catalogo con testi di Mara Folini e Alexandra Wetzel.

Cenni biografici

Carol Rama (Torino 1918) è un’artista autobiografica. Ogni personaggio, ogni oggetto che compare sulla scena dell’opera trova il suo riscontro nella storia e nella memoria di Carol. Corpi femminili troncati, dentiere, letti di contenzione, sedie a rotelle, animali, scarpe e altro, sono i soggetti dei primi acquerelli, che negli anni della loro esecuzione (1936-1946) furono talmente anacronistici da risultare inaccettabili (la sua prima personale nel 1945 fu bloccata, le opere sequestrate). Questi lavori riflettono le angosce e le fantasie di una giovane donna, che ha dovuto di colpo confrontarsi con gli aspetti più traumatici della vita, dopo un’infanzia piuttosto protetta nella casa paterna. È del 1948 la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia.

Negli anni cinquanta, Carol sente il bisogno di uscire dai confini dell’autobiografia e entra a far parte del gruppo del MAC (Movimento Arte Concreta) torinese, elaborando un suo personale concetto di astrazione. A partire dagli anni sessanta la sua ricerca torna a scavare nel repertorio intimo, unendo la realtà di oggetti usati al suo intrinseco estro pittorico. Nascono dei dipinti definiti “bricolages” dall’amico Edoardo Sanguineti, il quale accompagna Carol e la sua opera fin dagli anni sessanta. Gli amici hanno un grande ruolo nella vita di Carol, a cominciare da quelli che frequenta a Torino, come Felice Casorati, Albino Galvano, Italo Calvino, Massimo Mila, Carlo Mollino e altri ancora. Durante i soggiorni del 1970 e 1971 con il suo gallerista Luciano Anselmino a Parigi e a New York, conosce Andy Warhol, Orson Welles e soprattutto Man Ray, che continua a frequentare fino alla morte di lui.

Il lavoro degli anni settanta è insieme intimo e di ampio respiro. Su formati spesso considerevoli, Carol Rama appende o stende e incolla camere d’aria che le ricordano la fabbrica di biciclette del padre imprenditore. Le camere d’aria, spesso usurate riparate rattoppate, creano una materia viva, pittorica, con un effetto visivo e tattile che ricorda l’anatomia umana.

In seguito all’incontro con Lea Vergine, il 1980 la vede presente con numerosi lavori degli anni trenta e quaranta nella mostra itinerante sulle grandi artiste del Novecento, intitolata “L’altra metà dell’avanguardia”. Curata da Lea Vergine, le viene allestita nel 1985 la prima mostra antologica nel sagrato del Duomo di Milano. Ora inizia a essere apprezzato il lavoro dei primi anni, e questa è forse una delle ragioni per cui Carol torna alla figurazione, dall’inizio degli anni ottanta, con opere piene di fantasia, di bizzarrie, di racconti accennati e di allusioni privatissime. Carol Rama non ha più abbandonato il figurativo, ma col tempo le figure e i personaggi, legati sempre alla sua storia personale, si sono fatti più essenziali, quasi emblematici.

Mostre pubbliche, come la sala personale alla XLV Biennale di Venezia nel 1993, la collettiva del 1996 Inside the Visibile all’ICA di Boston (poi a Washington, Boston, Perth) o l’antologica allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1998, poi a Boston) la portano all’attenzione del pubblico internazionale.

Carol Rama è ormai conosciuta dalla cerchia degli estimatori dell’arte contemporanea, ma il grande riconoscimento pubblico le arriva soltanto nel 2003, quando le viene conferito il Leone d’oro alla carriera in occasione della 50. Biennale di Venezia. Nel 2004 le viene allestita un’ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, che in seguito viene presentata al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead (GB). Il Museo cittadino di Ulm (D) e la Galerie im Taxispalais a Innsbruck (A) organizzano anch’essi nel 2004-2005 una grande mostra retrospettiva. L’estate del 2006 vede l’esposizione “Trama doppia” ad Alghero in Sardegna, con una personale di Carol Rama interpretata dallo stilista Antonio Marras. Nell’autunno dello stesso anno esce il Catalogo ragionato dell’opera incisa di Carol Rama, presentato in occasione di una mostra antologica di incisioni al Museo di Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia. La mostra “La passione secondo ABO”, curata da Achille Bonito Oliva in occasione del Ravello Festival 2007, è incentrata sull’opera figurativa di Carol Rama. Sempre nel 2007, Gillo Dorfles presenta una rassegna di opere su carta al Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea di Paestum. Nell’estate del 2008 Marco Vallora cura una grande mostra antologica di Carol Rama al Palazzo Ducale di Genova, in occasione del novantesimo anniversario della nascita.

Ascona (Svizzera), giugno 2013