Cavalli e cavalieri – Post scriptum

MAN - MUSEO D'ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO - dal 14/12/2012 al 24/02/2013

MAN - MUSEO D'ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO

Via Sebastiano Satta 15 Nuoro Italia
+39 0784252110
nuoro.museoman@gmail.com

Info box

Generi: arte contemporanea, collettiva

Autori: Salla Tykkä, Anri Sala, Nedko Solakov , Pietro Mele, Tania Bruguera, Alberto De Michele, Carolina Saquel

Curatori: Lorenzo Giusti

Il tema “Cavalli e cavalieri” sarà oggetto di due mostre parallele. Sarà declinato, da un lato, dall’artista del nostro Novecento che certo più di ogni altro lo ha rappresentato, ovvero Marino Marini. All’ampia mostra di Marini (oltre un centinaio le opere esposte) viene affiancato, come progetto parallelo ma indipendente, uno sguardo sulla produzione artistica contemporanea sul medesimo tema (Cavalli e Cavalieri. Post Scriptum), con la presentazione di alcuni lavori realizzati negli ultimi anni da artisti di rilievo internazionale, di diversa generazione e provenienza.CAVALLI E CAVALIERI: POST SCRIPTUM

A cura di Lorenzo Giusti e Alberto Salvadori

14.12.2012
24.02.2013

Inaugurazione venerdì 14 dicembre 2012, ore 19

Il tema “Cavalli e cavalieri” è oggetto di due mostre parallele curate da Lorenzo Giusti, direttore del Museo MAN, e da Alberto Salvadori, direttore del Museo Marino Marini. Un tema profondamente sardo declinato, da un lato, dall’artista del nostro Novecento che più di ogni altro lo ha rappresentato, Marino Marini, e dall’altro attraverso lo sguardo di alcuni artisti contemporanei, autori di opere in video in cui la tematica del cavaliere è riletta in chiave attuale, secondo punti di vista e prospettive diverse e che, nell’insieme del progetto, costituiscono una sorta di testo critico per immagini.

POST SCRIPTUM

Concepita come un progetto parallelo alla mostra di Marino Marini e allo stesso tempo indipendente, la rassegna “Post scriptum” presenta lavori in video realizzati negli ulti- mi dieci anni da artisti italiani ed internazionali: Tania Bruguera (Cuba, 1968), Alberto De Michele (Italia, 1980), Pietro Mele (Italia,1976), Anri Sala (Albania,1974), Carolina Saquel (Cile, 1970), Nedko Solakov (Bulgaria, 1957), Salla Tykkä (Finlandia,1973).I lavori selezionati,per quanto diversi gli uni dagli altri per linguaggio, sensibilità e finalità, con- dividono il riferimento alle figure del cavallo e del cavaliere, soggetti ancora capaci di evocare precise suggestioni e di far- si interpreti privilegiati della realtà presente.
Lo slideshow di Tania Bruguera è una semplice documentazione della performance realizzata nel 2008 nel- la Turbine Hall della Tate Modern di Londra e replicata a Lubiana e Cardiff. Quinta parte del progetto Tatlin’s Whisper, il lavoro consiste nell’applicazione di alcune tecniche di controllo delle masse da parte di forze dell’ordine a cavallo. L’immagine tradizionale del cavaliere – e ciò che a questa immagine è solitamente associato in termini di magnificenza e valore – è qui decostruita attraverso un processo di decontestualizzazione. L’esperienza induce lo spettatore a riflettere sui limiti dell’autorità e del potere nella società civile.
Il lavoro di Alberto De Michele, Indomita Jet vs Dardo Coca (2010), illustra il fenomeno delle corse ippiche illegali nel Sud dell’Italia. Usando i suoi familiari come attori, De Michele organizza una gara nel luogo di nascita del padre (Catania) e fil- ma l’azione servendosi di più telecamere. La corsa di cavalli è mostrata da diverse inquadrature per simulare la modalità di trasmissione fatta negli schermi delle sale da gioco, frequentate da scommettitori abituali.
In Ottana (2008) di Pietro Mele, la camera inquadra uno scorcio di campagna inizialmente irriconoscibile. Dopo qual- che minuto una figura a cavallo irrompe sulla scena procedendo lentamente in avanti. A questa ne seguono altre, che accompagnano il lento movimento verticale della camera, arrivando a svelare progressivamente l’identità del luogo in cui la scena si svolge. Si tratta del polo petrolchimico di Ottana, in Sardegna, i cui fumi e il cui aspetto contrasta- no con l’immagine arcaica dell’uomo a cavallo e con il conte- sto naturale in cui il sito si inserisce. Una riflessione sul complesso
Nel video di Anri Sala, Time after time (2003), un caval- lo è intrappolato sul ciglio della strada di una grande città. La lentezza dei movimenti e la magrezza del cavallo contra- stano con la velocità delle luci delle auto e dei camion, che sfrecciano incuranti dell’animale. Un’immagine inquietante e commovente, la cui forza è amplificata dalla fissità del- la videocamera, che riflette sul rapporto conflittuale tra na- tura e progresso e sul senso di straniamento nella società contemporanea.
Il video di Carolina Saquel, Pentimenti (2004), presenta una scenografia fuori dal tempo. Su uno sfondo indistinguibile, in mezzo a una distesa di sabbia, un cavallo esegue dei movimenti su ordine del cavaliere, si sposta da destra verso sinistra e viceversa, passa davanti alla camera e si ferma per eseguire gli esercizi. Gli ordini non vengono pronunciati di- rettamente dal fantino, ma da una voce fuori campo che de- scrive lo svilupparsi dell’azione, come fosse una sintesi del “dialogo” tra i due protagonisti.
In Knights (And Other Dreams) Nedko Solakov dà sfogo alla sua ossessione per la narrazione, i meccanismi delle fiabe e lo sviluppo delle fantasie infantili e adolescenziali. Realizzato tra il 2010 e il 2012, il lavoro è stato presentato come installazione multimediale all’ultima edizione di Documenta. In una serie di lavori in video e in altre opere Solakov ripercorre il mito del cavaliere medievale, radicato nella memoria collettiva, facendolo dialogare con la modernità, inserendolo in contesti in cui evidente è il senso della fiction. Nell’episodio n.8, The Three Drummers and the Knight, l’artista realizza due dei suoi più grandi sogni di ragazzo: essere un cavaliere e suonare la batteria in una rock band.
Il video di Salla Tykkä, Airs Above the Ground (2011), racconta il destino dei cavalli lipizzani. Unici nel loro genere, questi cavalli nascono grigi per diventare bianchi da adulti e sono sottoposti a durissimi allenamenti che li costringono a una danza di movimenti innaturali, chiamata “dressage”. Il senso di questo lavoro è tutto nella visione di una presunta bellezza che stride con l’affanno e il respiro del cavallo sotto sforzo. Libertà, bellezza e perfezione sono soltanto degli “a priori”, abusati e svuotati di un reale significato.