Dreamings

MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE - dal 03/07/2014 al 02/11/2014

MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Viale Fiorello La Guardia 4 Roma Italia
museo.bilotti@comune.roma.it

Info box

Generi: arte contemporanea, collettiva

Curatori: Ian McLean , Erika Izett

Più di 50 opere – tra le più interessanti dal punto di vista qualitativo – eseguite prevalentemente in acrilico a partire dagli anni ’90 dai più importanti artisti indigeni australiani contemporanei, esemplificative dei diversi stili e delle varie scuole artistiche delle regioni desertiche centrali e occidentali dell’Australia.Sensibilizzare il pubblico europeo nei confronti dell’arte indigena australiana, una delle più brillanti espressioni dell’arte attuale, contrastando la tendenza a interpretarla in termini puramente etnografici; collegare la pittura aborigena australiana Western Desert all’arte contemporanea, in particolare al contenuto metafisico dell’arte di de Chirico ed alla sua concezione del mondo e della natura dell’essere: questi i messaggi più significativi e originali di Dreamings. L’Arte Aborigena Australiana incontra de Chirico.

La mostra è ospitata al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, uno degli spazi romani più idonei per l’accoglienza dell’arte contemporanea, la cui collezione permanente comprende 18 lavori di Giorgio de Chirico, sui quali in questa occasione ricade l’attenzione per un inedito accostamento.
La mostra infatti crea un ponte tra un concetto della tradizione indigena australiana – dreaming o dreamtime, il tempo del sogno – e la poetica dechirichiana, relazione particolarmente evidenziata nella sezione dedicata alle opere di Imants Tillers, uno degli artisti più rappresentativi dell’Arte Aborigena attuale, nella project room al primo piano. Dreaming per gli aborigeni è quel tempo spirituale precedente alla storia e alla creazione del mondo degli uomini.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
La cura della mostra è di Ian Mc Lean e Erica Izett. Il primo è Research Professor in Contemporary Art, University of Wollongong, Australia ed autore di numerosi testi sull’arte Indigena Australiana. Fa parte del comitato scientifico delle riviste Third Text e World Art. Erica Izett da anni opera nello stesso settore di ricerca.

Dreamings. L’Arte Aborigena Australiana presenta più di 50 opere – tra le più interessanti dal punto di vista qualitativo – eseguite prevalentemente in acrilico a partire dagli anni ’90 dai più importanti artisti indigeni australiani contemporanei, esemplificative dei diversi stili e delle varie scuole artistiche delle regioni desertiche centrali e occidentali dell’Australia.
Le opere provengono in gran parte da una delle più rappresentative collezioni private del settore, quella dei francesi Marc Sordello e Francis Missana. Per il Museo Bilotti – nato in occasione di una donazione privata – è un’opportunità per riaprire il filone di ricerca sul collezionismo di arte contemporanea avviato da anni con diverse mostre già realizzate.

Le opere degli artisti in mostra possono ascriversi al movimento Western Desert, che raggruppa artisti indigeni provenienti da comunità di una vastissima zona d’Australia (600.000 Kmq) molto poco popolata. Inoltre, in esposizione, vi sono anche opere di due artisti indigeni di cultura urbana, Christian Thompson e Judy Watson, che, con stile contemporaneo, affrontano i temi del territorio e dell’identità.

Meno del tre per cento della popolazione australiana è indigena; un gran numero vive nelle zone urbane mentre solo una minoranza è rimasta nella propria terra nativa o nelle vicinanze, in zone scarsamente popolate e remote. La maggior parte dell’arte indigena proviene da questa Australia lontana dando vita ad una cultura ibrida che combina tradizioni indigene e occidentali.
Nata negli anni ‘70, solo a partire dai primi anni ’80, l’arte Western Desert ha smesso di essere relegata nei musei etnografici per collegarsi con l’arte contemporanea. Complice di questa evoluzione, il dibattito su post-colonialismo e globalizzazione e sul post-modernismo, condotto da giovani artisti e curatori di mostre, il cui esponente principale è stato Imants Tillers. Da allora, i dipinti in acrilico su tela della comunità Western Desert hanno attirato l’attenzione prima del mondo dell’arte e, subito dopo, del suo mercato.

Si possono individuare due filoni espressivi principali, quello degli artisti che ancora vivono nelle comunità remote – che dagli anni ’80 in poi sono entrati in contatto con la comunità artistica internazionale, attraverso i libri, le riviste, le visite ai musei e la frequentazione degli artisti occidentali – e quello degli artisti urbani di tradizione indigena, che, pur essendo educati nelle scuole e nelle università, mantengono contatti con la cultura dei nativi. Nell’insieme si tratta comunque di un’arte di affermazione di valori originari e antichi ma che assume anche un valore di barometro del cambiamento del mondo.

Gli artisti in mostra

Jimmy Baker, Lydia Balbal Wugulbalyi, Paula Paul Kuruwarriyingathi Bijarrb, Jan Billycan Karrimarra (Djan Nanudie), Michael Nelson Jagamarra, Paddy Sims, Emily Kame Kngwarreye, Billy Koorubbuba, Carol Golding Maayatja, Claudia Moodoonuthi, Bessie Sims Nakamarra, Eubena Nampitjin, Esther Giles Nampitjinpa, Nyurapayia Bennett Nampitjinpa, Susie Bootja Bootja Napaltjarri, Lucy Yukenbarri Napanangka, Dorothy Robinson Napangardi, Judy Watson Napangardi, Lily Kelly Napangardi, Maggie Watson Napangardi, Lorna Fencer Napurrula, Nyarapyi Giles Ngamurru, Elisabeth Nyumi Nungurrayi, Naata Nungurrayi, Nora Wompi Nungurrayi, Tiger Palpatja, Minnie Motorcar Pwerle, Christian Bumbarra Thompson, Wingu Tingima, Mick Woma (Pegleg) Brown Tjampitjinpa, Boxer Milner Tjampitjin, Sam Willikati Tjampitjin, Clifford Possum Tjapaltjarri, Billy Whiskey Tjapaltjarri, Warlimpirrnga Tjapaltjarri, Long Tom Tjapanangka, Tjumpo Tjapanangka, Whiskey Tjukangku, George Ward Tjungurrayi, Willy Tjungurrayi, Johnny Warangkula Tjupurrula, Hector Burton Tjupuru, Prince of Wales, Judy Watson.

Mostra prodotta con il Patrocinio dell’Ambasciata d’Australia in Italia ed il sostegno della Collezione Sordello Missana.

Sensitise Europeans to indigenous Australian art, one of the most brilliant current artistic expressions, combating the tendency to interpret it in strictly ethnographic terms; link Australian aboriginal Western Desert painting with contemporary art and in particular with the metaphysical content of the art of Giorgio de Chirico and his conception of the world and the nature of being: these are the two main thrusts of the exhibition Dreamings: Australian Aboriginal Art meets De Chirico.

The exhibition is housed in the Museo Carolo Bilotti in Villa Borghese, one of the most appropriate venues in Rome for contemporary art shows. The museum’s permanent collection includes 18 works by Giorgio de Chirico, with fresh attention focused upon them in this novel juxtaposition with aboriginal art.

The exhibition establishes a bridge between a concept in the Australian indigenous tradition – dreaming or dreamtime – and De Chirico’s artistic conceptions. This is highlighted in particular in the section dedicated to the works of Imants Tillers, one of the most representative artists of current aboriginal art, in the project room on the first floor. For the Aborigines, dreaming is the spirit time that precedes history and the creation of the world of men.

The initiative is promoted by Roma Capitale, Commission for Culture, Creativity and Promotion of the Arts – Capitoline Superintendency of Culture Heritage together with Zètema Progetto Cultura.
The exhibition is organised by Ian McLean and Erica Izett. Ian is Research Professor in Contemporary Art, University of Wollongong, Australia and author of numerous writings on Australian indigenous art. He is a member of the scientific committee of the magazines Third Text and World Art. Erica has been active for years in the same area of study.

Dreamings: Australian Aboriginal Art presents more than 50 works – representing some of the best in terms of quality – executed mainly in acrylic starting in the 1990s by the preeminent contemporary Australian indigenous artists, exemplifying the various styles and schools of the central and western desert regions of Australia.

Many of the works come from, the Marc Sordello and Francis Missana Collection (France), one of the most representative private collections of this genre. For the Museo Bilotti – which was founded on the basis of a private donation – it is an opportunity to reopen the exploration of contemporary art collections that has characterised its exhibition for years.

The works of the artists on exhibit are part of the Western Desert movement, which includes indigenous artists from communities across a large and sparsely populated region of Australia (600,000 square kilometres). The exhibition also includes works by two urban indigenous artists, Christian Thompson and Judy Watson, who explore the themes of land and identity in a contemporary style.

Less than three percent of the Australian population is indigenous. Most Aborigines live in cities whereas only a small minority have remained in or near their sparsely populated and remote native lands. Most aboriginal art comes from this remote Australia, giving life to a hybrid culture that combines indigenous and occidental traditions.

Emerging in the 1970s, it was not until the early ‘80s that Western Desert art stopped being relegated to ethnographic museums and joined with the stream of contemporary art. Partner in this development was the debate on post-colonialism, globalisation and post-modernism conducted by young artists and exhibition organisers, whose principal exponent was Imants Tillers. Since then, the works in acrylic on canvas of the Western Desert community attracted the attention of the art world and immediately thereafter, that of the art market.

Two principal expressive currents may be identified: that of the artists who still live in their remote communities – who came into contact with the international arts community starting in the 1980s through books, magazines, visits to museums and time spent with occidental artists – and that of urban artists of indigenous tradition, who are educated in schools and universities but have always maintained contact with the culture of their forebears. Together, it is an art that affirms original and ancient values while also serving as a barometer for change in the world.

The artists in the exhibition:

Jimmy Baker, Lydia Balbal Wugulbalyi, Paula Paul Kuruwarriyingathi Bijarrb, Jan Billycan Karrimarra (Djan Nanudie), Michael Nelson Jagamarra, Paddy Sims, Emily Kame Kngwarreye, Billy Koorubbuba, Carol Golding Maayatja, Claudia Moodoonuthi, Bessie Sims Nakamarra, Eubena Nampitjin, Esther Giles Nampitjinpa, Nyurapayia Bennett Nampitjinpa, Susie Bootja Bootja Napaltjarri, Lucy Yukenbarri Napanangka, Dorothy Robinson Napangardi, Judy Watson Napangardi, Lily Kelly Napangardi, Maggie Watson Napangardi, Lorna Fencer Napurrula, Nyarapyi Giles Ngamurru, Elisabeth Nyumi Nungurrayi, Naata Nungurrayi, Nora Wompi Nungurrayi, Tiger Palpatja, Minnie Motorcar Pwerle, Christian Bumbarra Thompson, Wingu Tingima, Mick Woma (Pegleg) Brown Tjampitjinpa, Boxer Milner Tjampitjin, Sam Willikati Tjampitjin, Clifford Possum Tjapaltjarri, Billy Whiskey Tjapaltjarri, Warlimpirrnga Tjapaltjarri, Long Tom Tjapanangka, Tjumpo Tjapanangka, Whiskey Tjukangku, George Ward Tjungurrayi, Willy Tjungurrayi, Johnny Warangkula Tjupurrula, Hector Burton Tjupuru, Prince of Wales, Judy Watson.

The exhibition is produced by the Sordello Missana Collection with the support of the Australian Embassy in Italy and the Australian Council for the Arts.