Giulio Turcato – Stellare

MACRO - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA - dal 05/10/2012 al 13/01/2013

MACRO - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA

Via Nizza, 138 Roma Italia
+39 06671070400
macro@comune.roma.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Giulio Turcato

Curatori: Benedetta Carpi de Resmini, Martina Caruso

La mostra offre un excursus su oltre venti anni di produzione dell’artista – con particolare riferimento al periodo compreso fra il 1950 e il 1975 – attraverso una selezione di lavori tra i più importanti di quella stagione. Le opere sono allestite nella Project Room 1, spazio del Museo riservato agli “Omaggi”, programma che indaga le radici storiche dell’arte contemporanea.In occasione del centenario dalla nascita di Giulio Turcato (1912–1995), il MACRO, in collaborazione con l’Archivio Giulio Turcato, celebra uno dei maggiori protagonisti del secondo Novecento italiano con una mostra che restituisce circa un ventennio di produzione dell’artista (1950 -1975).
Una selezione di opere tra le più importanti del periodo sarà esposta nella Project Room 1, spazio del museo riservato alla sezione espositiva “Omaggi”, programma dedicato ai protagonisti che hanno formato le radici storiche dell’arte contemporanea.
Fermo sostenitore di un’astrazione basata su un colorismo emotivo, sperimenta nelle sue opere una tensione forma/colore protesa verso nuovi orizzonti spazio–temporali: “la mia stesura del colore è istintiva, non razionale, non studiata: è forte la presenza dell’imprevisto, dell’incognito, dell’inconscio” affermava Giulio Turcato in un raro video-documentario del 1986, visibile in mostra.
Il percorso espositivo si apre con Comizio (1950) – opera emblematica della sua ricerca, esposta alla Biennale di Venezia dello stesso anno – con l’intento di far emergere l’impostazione poetica di Turcato, che, guardando alla tradizione delle prime avanguardie, dà origine ad esiti depurati da ogni elemento illustrativo e sublimati in una forma astratta autonoma. Il motivo delle bandiere comuniste in un’opera dedicata al tema del comizio post-bellico diventa così un pretesto per affrancarsi dal contingente politico e arrivare ad una nuova costruzione spaziale assolutamente evocativa. Su questo tema, in mostra dalla fine di novembre, tre opere della serie Miniere (1950) che costituisce una variante dei temi volti a documentare il clima sociale e politico del periodo. L’artista invitato dal PCI a visitare alcune miniere, rimane affascinato soprattutto dalla profondità delle gallerie: ne conseguono paesaggi onirici, come se le forme astratte rappresentassero l’eco proveniente da quei tunnel sotterranei.
Ad avvalorare la sua ricerca sono in mostra altre due opere cardine come Stellare e Porta, entrambe del 1973, in cui la superficie pittorica, diventando spazio virtuale, si rivela ambiente ideale per l’espressione delle più diversificate potenzialità.
A completare il percorso espositivo sarà esposta una nutrita documentazione costituita da fotografie, disegni, lettere, scritti, estratti di periodici e cataloghi, tutti provenienti dall’Archivio Giulio Turcato.
Il MACRO ringrazia la Galleria Anna D’Ascanio per la preziosa collaborazione.
Il museo pubblicherà un quaderno, edito da MACRO-Quodlibet, che comprende una selezione antologica di scritti e una ricca documentazione iconografica.

Biografia
Giulio Turcato, nato a Mantova nel 1912, veneziano e poi romano d’adozione, ha esercitato un’influenza determinante negli anni cruciali del dopoguerra.
Firmatario nel 1946 del manifesto della “Nuova secessione artistica italiana” e poi aderente al “Fronte nuovo delle arti”, a “Forma 1” e al “Gruppo degli Otto” nato intorno a Lionello Venturi, è tra i maggiori interpreti dell’apertura internazionale dell’arte italiana.
Nel 1964 sposa Vana Caruso e compie un viaggio in Egitto che sarà fonte di ispirazione per molte opere successive. Sempre negli anni Sessanta inizia la serie delle gommapiume/superfici lunari. Sono degli anni Settanta la serie Le Oceaniche, sagome dipinte che l’artista espone per la prima volta alla Biennale del 1972, e Le Libertà, forme di legno o di metallo che si elevano verso l’alto. Negli ultimi anni sperimenta varianti di luce con colori cangianti su opere di grande formato, lo scopo è quello di rendere visibile i quadri nell’oscurità. Una ricerca questa che porterà avanti fino alla sua morte avvenuta nel 1995. Nella primavera dello stesso anno la Galleria Nazionale d’Arte Moderna gli dedica un mostra omaggio curata da Giorgio De’ Marchis.

Roma, ottobre 2012