Hogarth Reynolds Turner. Pittura inglese verso la modernità

MUSEO FONDAZIONE ROMA - PALAZZO SCIARRA COLONNA - dal 14/04/2014 al 20/07/2014

MUSEO FONDAZIONE ROMA - PALAZZO SCIARRA COLONNA

Via Marco Minghetti 22 Roma Italia
+39 06697645599
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Info box

Generi: arte antica, collettiva

Autori: Canaletto, William Hogarth, Johann Heinrich Füssli, Joshua Reynolds, John Constable, William Turner

Curatori: Carolina Brook , Valter Curzi

In mostra un corpus di oltre 100 opere, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali quali il British Museum, la Tate Britain Gallery, il Victoria & Albert Museum, la Royal Academy, la National Portrait Gallery, il Museum of London, la Galleria degli Uffizi alle quali si unisce il nucleo di opere provenienti dall’importante raccolta americana dello Yale Centre for British Art. Dopo il successo della mostra Roma e l’Antico. Realtà e visione nel ‘700, realizzata nel 2010, che ha posto l’attenzione sul ruolo svolto dall’antichità classica, quale modello ineludibile per lo sviluppo delle arti, dell’erudizione e del gusto, che dalla capitale pontificia si diffuse in tutta Europa, la mostra Hogarth, Reynolds, Turner. Pittura inglese verso la modernità, intende rivolgere l’attenzione al contesto britannico, dove l’alternativa al linguaggio classicista, porta alla definizione di una propria identità artistica capace di interpretare quella modernità che diventerà nell’Ottocento linguaggio comune per l’intero continente.

Promossa dalla Fondazione Roma, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, la mostra Hogarth, Reynolds, Turner. Pittura inglese verso la modernità sarà ospitata presso il Museo Fondazione Roma, nella sede di Palazzo Sciarra dal 15 aprile al 20 luglio 2014.

L’esposizione, curata da Carolina Brook e Valter Curzi, intende offrire al pubblico una visione d’insieme dello sviluppo artistico e sociale, che si definì nel XVIII secolo di pari passo con l’egemonia conquistata dalla Gran Bretagna in ambito storico – politico ed economico.

A tal fine è stato riunito un corpus di oltre 100 opere, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali quali il British Museum, la Tate Britain Gallery, il Victoria & Albert Museum, la Royal Academy, la National Portrait Gallery, il Museum of London, la Galleria degli Uffizi alle quali si unisce il nucleo di opere provenienti dall’importante raccolta americana dello Yale Centre for British Art.

“A seguito del positivo riscontro di pubblico e critica ottenuto dalla mostra dedicata al ruolo che Roma ha svolto quale centro culturale del XVIII secolo – dichiara il Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele – ho ritenuto opportuno volgere lo sguardo oltre i confini della nostra Nazione per ripercorrere quelle eccezionali vicende che vedono l’Inghilterra centro di un’evoluzione economica e sociale che le permetterà di sviluppare un proprio originale linguaggio artistico e che nell’Ottocento diventerà modello per tutta l’Europa.
L’esposizione, realizzata grazie alla collaborazione con le più rilevanti istituzioni internazionali, quali il British Museum, la Tate Gallery, il Victoria & Albert Museum, rappresenta una ulteriore testimonianza del mio noto convincimento secondo cui il privato, soprattutto se non profit, costituisce una risorsa ineludibile per lo sviluppo di progetti culturali di alto profilo e al contempo è in grado di fornire un nuovo ed innovativo modello di gestione nel settore della Cultura.
La mostra, che segue quasi mezzo secolo dall’ultima che la città di Roma ha dedicato al Settecento inglese, rappresenta un ulteriore tassello nel progetto culturale che la Fondazione Roma, che mi onoro di presiedere, ha intrapreso a partire dal 1999 e che ha permesso di realizzare oltre 42 esposizioni, arricchendo l’offerta culturale della nostra città con proposte sempre innovative e culturalmente stimolanti.”

Nel Settecento Londra era diventata il cuore pulsante dell’impero inglese, con una crescita di oltre 700.000 abitanti nei primi 50 anni del secolo. A tale contesto viene dedicata la prima sezione della mostra in cui sono raccolte le opere di artisti quali Scott, Marlow, Sandby a cui si aggiunge la maestria del veneziano Canaletto, che attraverso le loro vedute si fanno testimoni di una città in costante evoluzione e che presto diverrà l’emblema della metropoli moderna.

La seconda sezione è dedicata al cosiddetto Mondo Nuovo in cui le distinzioni tra aristocrazia e ceto medio si assottigliano, sia a livello sociale sia culturale, e gli artisti possono contare su una nuova classe di mecenati, composta da professionisti interessati a promuovere quei pittori e quelle tematiche in grado di affermare il loro nuovo status. Diventano così protagonisti del percorso espositivo, le effigi realizzate da Zoffany, Hodges, Wright of Derby, che ritraggono figure emergenti di industriali, commercianti, scienziati, esploratori, accanto a musicisti, attori e sportivi, divenuti i beniamini di un pubblico sempre più esigente e partecipe alla vita collettiva. La sezione si fa dunque interprete della passione per le arti e per lo sport, della consacrazione dello sviluppo industriale e dell’interesse per la scienza e infine dell’entusiasmo per l’epopea dell’esplorazione dei nuovi continenti.

Lo sviluppo del mecenatismo borghese e la nascita di un “mercato” dell’arte rivolto a un pubblico sempre più allargato svolgeranno un ruolo fondamentale per la trasformazione radicale del rapporto della cultura nazionale verso le arti visive. Per la prima volta l’Inghilterra concepisce una propria scuola artistica nazionale, in notevole ritardo rispetto agli altri paesi europei.
Nella terza sezione si vuole quindi approfondire il contesto che porterà Verso un’iconografia nazionale: Hogarth e Füssli. Il contributo di entrambi i pittori, il primo inglese di nascita ed il secondo di adozione, risulterà essenziale per l’affermazione di un’arte prettamente britannica.
Fa parte della sezione una selezione delle più importanti incisioni di Hogarth, come il ciclo Marriage à-la-mode o l’Election Day in cui l’artista documenta con occhio critico e disincantato scene contemporanee di vita sociale e politica che avranno un grande successo nel corso del secolo.
Nella vita culturale inglese dell’epoca, il teatro occupava una posizione dominante, appassionando tutte le classi sociali. In tale ambito maturerà dunque uno degli indirizzi maggiormente emblematici dell’arte anglosassone, la pittura di genere teatrale. Interpretato per primo da Hogarth, che si soffermerà a raffigurare attori celebri nell’atto di recitare, sarà in seguito sviluppato, in quadri straordinari da Füssli, un giovane artista svizzero trasferitosi a Londra, destinato a divenire uno dei più famosi pittori del teatro shakespeariano.

Nel contesto britannico, fortemente permeato dalla religione protestante che rifiuta la pittura di soggetto religioso, il ritratto raggiunge una popolarità che non avrà eguali in nessun altro paese europeo. L’importanza assunta questo genere in ambito inglese è resa evidente, all’inizio del Settecento, dagli scritti di Jonathan Richardson che assegnano alla ritrattistica il compito di trasmettere ai posteri le virtù dei grandi.
Nella quarta sezione, L’età eroica del ritratto, le opere in particolare di maestri come Gainsborough, Reynolds, Ramsay e Zoffany, esaltano i risultati raggiunti dalla ritrattistica inglese che si esprime con una cifra distintiva, apportando mirabili soluzioni compositive originali. La sezione si compone di una galleria di eleganti nobildonne, generali e gruppi famigliari, che invita all’osservazione di un mondo compiaciuto delle proprie conquiste e dei propri traguardi.

Il ritratto non sarà l’unico genere che troverà fortuna nell’Inghilterra del Settecento. L’amore per il paesaggio da parte degli inglesi, collezionisti di paesaggi italiani ed olandesi fin dal Seicento, favorì infatti l’attenzione degli artisti inglesi verso questo soggetto per tutto il secolo.
Al pari del ritratto, anche la pittura di paesaggio rifletteva le aspirazioni politiche e pubbliche della committenza, ritraendo castelli, case padronali che si ergono nel mezzo delle loro tenute. A contribuire alla fortuna del genere furono anche gli scritti di Alexander Pope e James Thomson che attraverso liriche ispirate al modello delle georgiche di Virgilio, riuscirono a dare vita ad una visione poetica della campagna inglese come di una moderna Arcadia, custode di bellezza ed armonia.
A tale ambito si riferiscono le opere presenti nella quinta sezione, Paesaggio “on the spot”, dedicata alla tecnica dell’acquarello che nel Settecento troverà una diffusione straordinaria proprio in Inghilterra. Gli artisti più rappresentativi dediti a questa tecnica sono presenti nella sezione con raffinate ed intense immagini di paesaggi inglesi ed italiani colti all’alba o al crepuscolo, sotto cieli soleggiati o plumbei.

Nella sesta sezione, Variazioni sul paesaggio, vengono passati in rassegna i dipinti ad olio in grandi formati dei più noti artisti che si confronteranno con questo genere. Troviamo qui presentate opere di Richard Wilson, primo grande esponente della pittura di paesaggio britannica, che si appassionò a tale genere durante gli anni formativi passati in Italia, ma che saprà poi elaborare il suo stile in modo autonomo, fondando le sue composizioni sulle condizioni climatiche e naturalistiche tipicamente inglesi. Il debito verso il paesaggio italiano si ritroverà nella superba veduta della Grotta nel Golfo di Salerno di Wright of Derby, pittore superlativo nell’esprimere effetti luministici in chiari di luna che diventeranno uno dei suoi soggetti preferiti (Snowdon al chiaro di luna, Victoria Gallery, Liverpool).

A chiudere il percorso espositivo troviamo l’ultima sezione dedicata a due artisti, Constable e Turner, campioni di fama internazionale, rappresentanti mirabili dell’evoluzione della pittura di paesaggio inglese nella prima metà dell’Ottocento.
L’arte dei due grandi maestri paesaggisti è il risultato di una elaborazione della tradizione figurativa del Settecento, ma che al tempo stesso si apre, grazie a un’instancabile sperimentazione, verso quella che potremmo definire l’età della modernità. Tale percorso di ricerca riuscì ad imporre un nuovo linguaggio figurativo che permise per la prima volta, durante tutto l’Ottocento, di guardare l’Inghilterra come modello.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira in italiano e in inglese

After the success of the 2010 exhibition Rome and Antiquity. Reality and vision in the eighteenth century – which focused on the role of ancient classicism as a model for the development of arts, erudition and taste, and which spread all over Europe from the Capital of pontiffs – the exhibition Hogarth, Reynolds, Turner. British Painting and the Rise of Modernity moves the spotlight onto the British environment. It is there that an alternative to the language of classicism developed and defined a true artistic identity capable of interpreting modernity, i.e. the prospective common language for the entire Old Continent during the 19th Century.

The exhibition Hogarth, Reynolds, Turner. British Painting and the Rise of Modernity is promoted by the Fondazione Roma, in collaboration with the Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, and organised by the Fondazione Roma-Arte-Musei. It will be hosted at the Museo Fondazione Roma within Palazzo Sciarra from 15 April to 20 July 2014.

With Carolina Brook and Valter Curzi as curators, the exhibition aims at offering a global perspective on the artistic and social development matured across the 18th Century in parallel with the advancement of Great Britain’s hegemony in the historical, political, and economic fields.

About 100 art pieces have been collected thanks to the support of the most prestigious museums such as the British Museum, the Tate Britain Gallery, the Victoria & Albert Museum, the Royal Academy, the National Portrait Gallery, the Museum of London, and the Uffizi Gallery, to which has been added another important collection from the significant contribution offered by the Yale Centre for British Art.

“Following the good response from the public and critics to the exhibition on the central cultural role Rome has played in the 18th Century, I wanted to look beyond the borders of our Nation. I wanted to explore the exceptional events that saw England at the core of the economic and social evolution through which it developed its own artistic language in order to become a model for Europe as a whole in the 19th Century” said Professor Emmanuele F.M. Emanuele, the President of the Fondazione Roma.
“Thanks to some of the most relevant international institutions, namely the British Museum, the Tate Gallery, and the Victoria & Albert Museum, this exhibition represents a further evidence of something I strongly believe in: private entities, especially no-profit entities, are a much-required asset for the development of high-profile cultural projects. At the same time, they can offer a new and innovative management model in the sector of culture.
This exhibition comes almost half a century after the last one Rome organised about Britain in the 18th Century and is a further step in the cultural programme the Fondazione Roma – which I have the honour to chair”, Prof. Emanuele added – “started in 1999. Over the years, the Fondazione has organised more than 42 exhibitions, thus enriching the cultural offer of our city with always innovative and culturally stimulating proposals”.

18th Century London was the heartbeat of the British Empire, with a 700 thousand increase in the number of inhabitants across the first half of the century. This is the period addressed in the first section of the exhibition, which hosts artworks from Scott, Marlow, Sandby and to which the mastery of the Venetian painter Canaletto is added. Through their views, they are the witnesses of an evolving city soon to become the symbol of a modern metropolitan city.

The second section addresses what is known as the New World, where the distinctions between aristocracy and middle class dwindled in both social and cultural terms. Artists can therefore rely on a new class of patrons made of professionals with a genuine interest in promoting those painters and themes that can claim their new status. The works presented in this section are the portraits of emerging industrial and trade investors, scientists, and explorers painted by Zoffany, Hodges, Wright of Derby. They appear together with musicians, actors, and sportsmen, in fact the new favourite figures of an increasingly demanding public widely engaged in community life. This section is therefore a way to interpret the passion for arts and sports, the consecration of industrial development, the interest in science and, last but not least, the enthusiasm towards the quest for the exploration of new continents.
The development of patronage in the middle class and the advent of an art “market” for an increasingly wider public played a fundamental role in the radical transformation of the relationship between national culture and visual arts. For the first time, England conceives its own national school of arts, which happens, in fact, much later than in other European countries.

The third section focuses on the context as a passage Towards National Iconography: Hogarth and Füssli. The contribution from both these painters – being England the birthplace of the former and the country of adoption for the latter – will be pivotal in the affirmation of purely British art.
Included in the section is a selection of the most important engravings from Hogarth, such as the circle Marriage à-la-mode or the Election Day. Through these artworks, which obtained huge success across the century, Hogarth looks at daily scenes of social and political life with critical and disenchanted eyes.
Within the English cultural life of the time, theatre had a predominating position and stirred the interest of all social classes. And theatre was the environment for the maturation of one of the most symbolic trends of British art: scene painting. With the first interpreter being Hogarth – who painted famous actors while acting – scene painting developed further through the extraordinary paintings by Füssli, a young Swiss artist who moved to London and one of the future most famous painters of Shakespearian theatre.

The British environment was deeply permeated by Protestantism, which rejects religious subjects in paintings. This is why portraits have reached a popularity no other European country will ever match in the future. The importance this genre acquired in Britain emerges from the writings of Jonathan Richardson at the beginning of the 18th Century, where he entrusts to portraits the task of passing over the virtues of the greats to posterity.
In the fourth section, The heroic age of portrait, hosts works from masters like Gainsborough, Reynolds, Ramsay and Zoffany. It extols the achievements of British portrait arts and its distinctive marks and original, admirable compositive solutions. The section includes a gallery of elegant noble women, generals, and families that invite the visitor to observe a world of people proudly showing their achievements and results.

Not only portraits will be fortunate art pieces in 18th Century England. The love for landscapes by the British people, in fact collectors of Italian and Dutch landscapes since the 17th Century, made the British artists focus on this subject across the entire century.
Just as portraits, landscape painting reflected the political and public aspiration of clients, whose castles and mansions stand out at the centre of their lands. A contribution to this current also came from the writings of Alexander Pope and James Thomson. Through lyric poems inspired to the Georgics of Virgil, they could provide a poetic vision of the British country as of a modern Arcadia, the shrine of beauty and harmony.
The artworks in the fifth section, “On the Spot” landscape, are dedicated to watercolour techniques, which notably spread in England during the 18th Century. The works by the most significant artists using such a technique are included in the section, where refined and intense English and Italian landscapes are a snapshot of sunrises and sunsets under sunny or leaden skies.

The sixth section, Landscape Variations, hosts large format oil paintings of the most renowned artists who engaged in this genre. Here we can find works by Richard Wilson, the first great representative of British landscape painting, who developed a deep passion for it during his stay in Italy only to develop his own style at a later stage with its compositions presenting the typical British climate and nature. The homage to Italian landscapes is found in the superb view of the Grotto in the Gulf of Salerno by Wright of Derby, a superlative painter of moonlight effects, in fact one of his favourite subjects (Snowdon by Moonlight, Victoria Gallery, Liverpool).

The last section leads to the end of the exhibition and is dedicated to Constable and Turner, two internationally renowned artists and admirable representatives of the evolution of British landscape painting in the first half of the 19th Century.

The art of the two landscape painting masters stems from their work through the figurative tradition of the 18th Century. By means of the continued and relentless experimentation, their art is open to what could be called the age of modernity. Such a research pattern disseminated and enforced a new figurative language, which transformed England in an example for the first time during the 19th Century.

The exhibition is accompanied by a catalogue in Italian and English edited by Skira.