Jimmie Durham – Wood stone and friends

PALAZZO REALE - dal 15/12/2012 al 27/02/2013

PALAZZO REALE

Piazza Del Plebiscito 1 Napoli Italia
+39 848690499
sbappsae-na@beniculturali.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Jimmie Durham

La Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli ospita la mostra “wood, stone and friends” di Jimmie Durham, artista, saggista, poeta ed attivista politico. Alla base della sua pratica artistica c’è il tentativo di decostruire i concetti cardine della cultura europea lasciando all’essenza stessa dell’oggetto la capacità di raccontare la sua storia.Sabato 15 dicembre, la Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli ospita la mostra “wood, stone and friends” di Jimmie Durham, artista, saggista, poeta ed attivista politico. Alla base della sua pratica artistica c’è il tentativo di decostruire i concetti cardine della cultura europea lasciando all’essenza stessa dell’oggetto la capacità di raccontare la sua storia.I principi di monumentalità celebrativa, permanenza e universalità di architettura e scultura, considerata per secoli un mezzo per affermare l’identità di un popolo e della sua cultura, vengono rifiutate per liberare l’oggetto dalla volontà dell’uomo di controllarne la natura: la pietra lavica che compone l’emiciclo dorico di Piazza del Plebiscito ha la capacità di autodescriversi e raccontarsi a prescindere dalla caratterizzazione imposta dagli stili e le correnti artistiche che susseguendosi ne hanno configurato la forma.

La Sala Dorica di Palazzo Reale diviene uno spazio contemplativo in cui differenti sculture assemblate con il legno di quattro tipologie di alberi differenti, insieme a massi di pietra lavica e frammenti di metallo industriale, tendono a ricreare un ambiente surreale, a metà fra la foresta e la fabbrica. Le sculture sono ricavate dal legno smembrato e riassemblato di due olivi millenari provenienti dalla puglia, di un noce molisano, di un castagno e di vari alberi tropicali, mentre i massi di pietra lavica conservano la loro forma originale. Il suggestivo spazio della sala, già scandita dalle sue colonne-albero, si trasforma in un luogo in cui lo spettatore è invitato ad immergersi per riflettere non sul significato simbolico che gli oggetti possono assumere dopo la lavorazione dell’artista, ma sulla loro organicità. La ricchezza del legno con i suoi odori, i nodi, le stratificazioni del tempo, la varietà tattile della sua consistenza, riesce a comunicare l’essenza del proprio essere e trasferire nello spazio in cui è collocato parte della storia dei luoghi da cui proviene e degli accadimenti a cui ha assistito nello scorrere degli anni. Lo spettatore può così esperire la realtà dell’ambiente creato grazie al rapporto primordiale ed empatico che si sviluppa dal contatto con il materiale. Durham si ispira, qui, al lavoro di Constantine Brancusi ed al suo tentativo di catturare e riprodurre l’essenza delle cose attraverso un processo scultoreo che tende ad evidenziarne la realtà effettiva: l’idea alla base dell’oggetto piuttosto che la sua forma apparente. La pietra lavica infatti non viene lavorata perché la forza della sua presenza fisica non necessita di una codificazione.

Antony Huberman, in un saggio sull’artista ha scritto: “Dimenticate che la storia è una collezione di storie che danzano insieme?” La sala dorica di Palazzo Reale di storia e di storie ne contiene tante, come i due ulivi bicentenari ed il magma solidificato che vengono lasciati liberi di parlare silenziosamente allo spettatore, facendo leva sulla sua capacità immaginativa. L‘atto dell’artista consiste semplicemente nel ricreare l’ambiente naturale da cui gli oggetti messi in gioco provengono, creando una foresta da ciò che già in sé ne è parte.

In una città le cui pietre su cui ogni giorno camminano milioni di persone parlano lingue differenti e sono ricche di apporti e visioni che vengono tacitamente rappresentate attraverso la loro presenza, dove gli archi e le volte sono state strutturate dal susseguirsi degli stili architettonici ma hanno assunto naturalmente forme e colori sempre differenti, la visione di Jimmie Durham può essere applicata ad una consuetudinaria passeggiata nei vicoli del centro storico, dove basta rimanere in silenzio ad osservare murales e panni stesi, per rendersi conto di quanto il controllo dell’uomo e di qualsiasi forma di cultura, sia impotente rispetto alla naturale evoluzione delle cose.

Jimmie Durham è nato in Arkansans nel 1940 ed è un artista, scrittore e poeta.
Ha partecipato a numerose rassegne internazionali come dOCUMENTA 9 e 13 (1992, 2012) e diverse edizioni della Biennale di Venezia (2005, 2003, 2001, 1999).
Ha esposto nei principali musei internazionali ed è autore di numerose pubblicazioni.
É stato assistito nella preparazione della mostra a Palazzo Reale da Max Ockborn, giovane artista svedese finanziato dallo Iaspis, fondo nazionale svedese per le arti visive.

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On Saturday, December 15, the Sala Dorica of the Palazzo Reale in Naples will present the exhibition “wood, stone and friends” by Jimmie Durham, artist, essayist, poet and political activist. The basis ofDurham’s artistic practice lies in the attempt to deconstruct the concepts of European culture by giving the essence of the object the power to tell its own story.

The principles of celebratory monumentality, permanence and universality of architecture and sculpture, for centuries regarded as means for affirming the identity of a people and its culture, are rejected to free the object from the human urge to control its nature: the lava rock that composes the Doric hemicycle of Piazza del Plebiscito has the capacity to describe itself and recount itself regardless of the character imposed by the artistic styles and currents that have configured its form by their succession.

The Sala Dorica in the Palazzo Reale becomes a contemplative space in which various sculptures assembled out of the wood of four different types of trees, together with masses of lava stone and industrial metal fragments, are used to create a surreal setting, midway between forest and factory. The sculptures are fashioned out of the dismembered and reassembled timber from two ancient olive trees from Puglia, a walnut tree from Molise, a chestnut tree and a various tropical trees, while the masses of lava stone retain their original forms. The evocative space of the room, already divided rythmically by its tree columns, is transformed into a place where viewers are invited to immerse themselves to reflect not on the symbolic meaning that objects may acquire after being shaped by the artist but on their organic nature. The richness of wood with its scents, nodes and stratifications of time, the tactile variety of its texture, capable of communicating the essence of their being and transfer into the space where it is placed part of the history of the places from which it comes and the events it has witnessed in the flowing of the years. In this way the viewers can experience the reality of the ambiance created thanks to the primordial and empathic relationship that develops from contact with the material. Durham is inspired here by the work of Brancusi and his attempt to capture and reproduce the essences of things through a sculptural process that seeks to bring out its actual reality, the idea underlying the object rather than its visible form. The lava stone is not shaped, because the strength of its physical presence does not require any codification.

Anthony Huberman, in an essay on the artist, wrote: “Did you forget that history is nothing but a collection of stories dancing together?” The Sala Dorica of the Palazzo Reale contains much history and many stories, such as the two bicentenarian olive trees and the solidified magma left free to speak silently to viewers, relying on their powers of imagination. The artist’s act is simply to recreate the natural environment from which the objects put into play come, creating a forest from what in itself is already a part of it.

In a city whose stones, on which millions of people walk every day, speak different languages ??and are rich in additions and visions implicitly represented through their presence, where the arches and vaults have been structured by the succession of architectural styles but have always naturally absorbed different forms and colors, Jimmie Durham’s vision can be applied to a customary stroll through the alleys of the historic city, where one need only silently observe murals and washing hung out to dry to realize how human control or culture in any form is powerless compared to the natural evolution of things.

Jimmie Durham, artist, writer and poet, was born in Arkansas in 1940. He has taken part in numerous international exhibitions such as dOCUMENTA 9 and 13 (1992, 2012) and various editions of the Venice Biennale (2005, 2003, 2001, 1999). He has exhibited in major museums around the world and is the author of numerous publications. He has been assisted in the preparation of the exhibition at the Palazzo Reale by Max Okbourne, a young Swedish artist funded by IASPIS, the Swedish National Fund for the Visual Arts.