Jing Shen – L’atto della pittura nella Cina contemporanea

PAC - PADIGLIONE D'ARTE CONTEMPORANEA - dal 09/07/2015 al 06/09/2015

PAC - PADIGLIONE D'ARTE CONTEMPORANEA

Via Palestro 14 Milano Italia
+39 0276020400

Info box

Generi: arte contemporanea, collettiva

Autori: Chen Shaoxiong , Birdhead, Li Huasheng , Ding Yi, Yan Pei-Ming, Lee Kit, Qiu Zhijie, Zhang Enli , Guo Hongwei, He Xiangyu, Kan Xuan, Li Shurui, Liao Guohe, Lin Ke, Su Xiaobai, Tang Dixin, Wang Gongxin, Wu Chi-Tsung, Xu Zhen, Zhao Zhao

Curatori: Davide Quadrio, Ilaria Bonacossa, Diego Sileo , Massimo Torrigiani, Defne Ayas, Domenico Piraina

Jing Shen – L’atto della pittura nella Cina contemporanea analizza – attraverso un punto di vista completamente inedito – l’emergere di temi e modi tipici dell’arte classica cinese nel lavoro di venti artisti di tre diverse generazioni.Jing Shen – L’atto della pittura nella Cina contemporanea analizza – attraverso un punto di vista completamente inedito – l’emergere di temi e modi tipici dell’arte classica cinese nel lavoro di venti artisti di tre diverse generazioni.

Aperta dal 10 luglio al 6 settembre, è la prima mostra ideata e curata dal Comitato Scientifico del PAC1 per Expo 2015 e fa parte di Expo in Città, il palinsesto culturale del Comune di Milano per il semestre dell’Esposizione Universale.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura, Jing Shen è prodotta dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea e da Silvana Editoriale in collaborazione con l’Aurora Museum di Shanghai.

Entrando in relazione con le istanze di Expo, la mostra affronta il tema del “nutrimento intellettuale” esplorando il modo in cui la creatività contemporanea si alimenta in relazione a una eredità artistica e culturale.

Oltre che negli spazi del PAC, la mostra si estende con due progetti speciali alla Soglia Magica, lo spazio che a Malpensa unisce la stazione ferroviaria all’aeroporto, e nel nuovo spazio espositivo della Feltrinelli Duomo in Galleria Vittorio Emanuele a Milano.
Inoltre, grazie alla collaborazione con la startup innovativa Bepart – the Public Imagination Movement – Jing Shen sarà la prima mostra ad essere diffusa in diversi punti della città attraverso la realtà aumentata.

Insieme all’Istituto Confucio dell’Università Statale di Milano, main partner del progetto, il PAC svilupperà una serie di attività per introdurre adulti e famiglie alla cultura e all’arte cinesi: dai laboratori di calligrafia a quelli sull’arte del ritaglio della carta, dagli appuntamenti mattutini con il taiji quan a quelli con la ritualità della preparazione del cibo.

Nella cultura cinese la pittura ha una posizione eccezionale. Basti pensare che in Cina scrivere è dipingere. E viceversa. Per artisti, critici, curatori, collezionisti e pubblico, la pittura è ed è sempre stata un dispositivo privilegiato per riflettere e comprendere il mondo e l’arte. È un mezzo che produce ancora – con studiata consapevolezza – riflessioni e risultati di largo e profondo significato. Ha un’influenza tanto pervasiva da affiorare e informare di sé non solo tele o carta, ma anche installazioni, performances, scultura, video e opere digitali. Jing Shen – L’atto della pittura nella Cina contemporanea non è quindi una mostra di quadri – o non solo – ma una mostra sul rapporto che la pittura intrattiene con altri linguaggi; sulla sua essenzialità all’interno di un universo culturale.
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Il Comitato Scientifico del PAC – sotto la direzione di Domenico Piraina, Direttore del Polo Mostre e Musei Scientifici – è composto da Defne Ayas (direttrice del Witte de With – Center for Contemporary Art, Rotterdam), Ilaria Bonacossa (direttrice del Museo di Villa Croce, Genova), Davide Quadrio (direttore di Arthub Asia, Shanghai), Diego Sileo (conservatore del PAC) e da Massimo Torrigiani (direttore del nuovo polo per le arti contemporanee di Bari), che ne guida le attività.

La prospettiva curatoriale della mostra – l’originalità del suo taglio – sta nell’andare oltre l’interpretazione che vorrebbe l’arte contemporanea cinese come riflesso della sua controparte – e origine – occidentale. Jing Shen argomenta che l’arte classica cinese – non solo la pittura, ma anche ceramica e xilografia, per esempio – contiene già gli ingredienti e i nutrienti di pensieri, attitudini e forme che costituiscono la ricchezza dell’arte cinese contemporanea. Il dialogo con l’occidente e con altri mondi (non dobbiamo dimenticare la nostra marginalità all’interno della geografia culturale cinese), arricchisce questa osmosi tra passato e presente, questa continuità – a volte problematica – ma non la sostituisce.

”Jing Shen” vuol dire ”consapevolezza del gesto”, ma anche ”forza interiore”. Si riferisce al momento che nella pittura classica – anche di matrice buddista e taoista – precede l’atto pittorico. È l’apice del lavoro preparatorio che viene prima di affrontare la produzione di un’immagine. Un’idea e una pratica che mettono l’accento sulla ricerca meditata della consapevolezza e sul suo risultato attivo: il gesto, l’atto della pittura.

Una pittura “attiva”, che ha il suo mezzo originale nella liquidità dell’inchiostro e nella calligrafia, le cui tracce affiorano nei modi più diversi nella selezione delle opere e degli artisti in mostra al PAC. Dalla maniera in cui, per esempio, le opere pittoriche si producono con il contributo del caso e del quotidiano (Lee Kit); al rifiuto dei quadri a chiudersi nella staticità, restando invece immagini in movimento (Li Shurui); alla ripetizione ossessiva come forma suprema di cambiamento (Ding Yi); al suo rendersi istintiva, mimetica e spaziale (Zhang Enli). Tutto fa da controcanto a una pittura occidentale che è sempre stata più ieratica e iconografica.

Jing Shen vuole anche suggerire quanto l’arte e le avanguardie occidentali del secondo dopoguerra siano state influenzate da questa cultura artistica, dalla pittura a inchiostro e dalla calligrafia, e dalle filosofie a queste sottese: da Hartung a Pollock, a Cage, a Burri, a Boetti.
E vuole pensare all’arte nel suo insieme come al risultato di uno scambio e di influenze continue attraverso il tempo e lo spazio, dove i canoni interpretativi non possono che essere erranti, adattabili e temporanei.

In questo senso Jing Shen – L’atto della pittura nella Cina contemporanea si inserisce nel programma del PAC iniziato a gennaio 2014 con l’insediamento del suo nuovo comitato scientifico, qui alla sua terza mostra, perseguendo l’obiettivo di esplorare le tendenze principali dell’arte attuale in relazione alle specificità culturali di Milano.

In questa città, dai movimenti d’avanguardia del primo ’900 in avanti, i confini tra arti visive e altri linguaggi – architettura, arti performative, design, editoria, letteratura, moda, musica, poesia, pubblicità – vengono sempre ridefiniti e scientemente messi in discussione – da Marinetti a Munari a Sottsass a Cattelan. Un’attitudine che è anche il risultato della disponibilità di Milano ad accogliere culture altre e della persistenza della sua stessa cultura, che considera e pratica il pensare e il fare come parti di uno stesso processo: imparar facendo.

Milano e il PAC sono per questo autorevoli punti di riferimento dei movimenti che stanno cambiando l’ambiente artistico globale. Le relazioni tra passato e presente, individuale e collettivo, alto e basso, artistico e industriale, originale e copia si stanno riconfigurando radicalmente, in maniera spesso ambigua e contradditoria, seguendo traiettorie nuove e inaspettate. L’arte contemporanea è un luogo privilegiato di produzione e osservazione di queste mutazioni.

Il catalogo della mostra (144 pagine a colori), a cura di Davide Quadrio e Massimo Torrigiani, membri del Comitato Scientifico del PAC, è disegnato da Tommaso Garner e pubblicato da Silvana Editoriale. In un’unica edizione trilingue – italiano, inglese e cinese – presenta testi della studiosa Britta Erickson, della critica e curatrice Venus Lau e degli stessi Quadrio e Torrigiani.

Una sezione speciale del libro raccoglie opere del XX secolo, tesa a definire il tema del gesto, enfatizzando le questioni centrali della mostra e radicandone i temi negli sviluppi del modernismo cinese e delle sue ambigue – e ambivalenti – relazioni con l’arte occidentale.

La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva del PAC, con il contributo di Alcantara e con il supporto di Vulcano.

9th JULY: PRESS PREVIEW 11:00 a.m. and OPENING 7:00 p.m.

with Birdhead, Chen Shaoxiong, Ding Yi, Guo Hongwei, He Xiangyu, Kan Xuan, Lee Kit, Li Huasheng, Li Shurui, Liao Guohe, Lin Ke, Qiu Zhijie, Su Xiaobai, Tang Dixin, Wang Gongxin, Wu Chi-Tsung, Xu Zhen, Yan Pei-Ming, Zhang Enli, Zhao Zhao.

Jing Shen. The act of painting in contemporary China explores – from an innovative point of view – the emergence of themes and methods that are typical of classical Chinese art in the work of twenty artists from three different generations.

Open from 10th July to 6th September, it is the first exhibition designed and curated by the PAC Curatorial Board1 for Expo 2015 and is part of Expo in Città, the schedule of cultural events planned by Comune di Milano for the six-month period of the Universal Exposition.

Promoted by Comune di Milano – Culture, Jing Shen is produced by PAC Padiglione d’Arte Contemporanea and by Silvana Editoriale in cooperation with the Aurora Museum of Shanghai.

By entering into a dialogue with the mission of Expo, the exhibition deals with the topic of ‘intellectual nourishment’, exploring the way in which contemporary creativity feeds on a cultural and artistic heritage.

The exhibition expands beyond the spaces of PAC with two special projects at the Soglia Magica, which links Malpensa airport with its railway station, and at the new exhibition space of Feltrinelli Duomo at Galleria Vittorio Emanuele in Milan.
Moreover, thanks to the cooperation with the cutting-edge start-up Bepart – the Public Imagination Movement – Jing Shen will be the first exhibition on display in several points throughout the city, though augmented reality.

Together with the Istituto Confucio of the Università Statale di Milano, main partner in the project, the PAC will develop a series of activities to introduce grown up visitors and families to Chinese art and culture; from workshops on calligraphy to those on the art of cutting paper, from morning events devoted to taiji quan to those focussing on food preparation rituals.

In Chinese culture, painting holds an exceptional position. One need look no further than the fact that, in China, writing is painting. And vice versa. For artists, critics, curators, collectors and the audience, painting is and has always been a privileged device to reflect on and understand the world and art. It is a means that still gives rise – with well-thought awareness – to broad and deeply meaningful reflections and outcomes.
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The PAC Curatorial Board – directed by Domenico Piraina, Director of the Polo Mostre e Musei Scientifici – is formed by Defne Ayas (director of the Witte de With – Center for Contemporary Art, Rotterdam), Ilaria Bonacossa (director of the Museo di Villa Croce, Genoa), Davide Quadrio (director of Arthub Asia, Shanghai), Diego Sileo (PAC conservator) and Massimo Torrigiani (director of the new centre for contemporary arts of Bari), who coordinate the work.

Its influence is such pervasive that it emerges and makes itself visible not only on canvas or paper, but also in installations, performances, sculptures, videos and digital works. Therefore, Jing Shen – The act of painting in contemporary China is not – or not only – an exhibition of paintings, but rather an exhibition on the relationship of painting with other media; on its fundamental role within a cultural universe.

The curators’ view on the exhibition – the originality of its approach – entails going beyond the interpretation according to which Chinese contemporary art is a reflection of its Western counterpart – and origin. Jing Shen argues that classical Chinese art – not only painting, but also ceramics and woodblock printing, for instance – already contains the ingredients and nutrients of thoughts, attitudes and shapes that represent the richness of contemporary Chinese art. The dialogue with the West and with other worlds (let us not forget our marginality within the cultural geography of China) enriches this osmosis between the past and the present, this continuity – which is sometimes difficult – but never replaces it.

‘Jing Shen’ means ‘awareness of the gesture’, but also ‘inner strength’. It refers to the moment preceding the pictorial act in classical painting – also of Buddhist or Taoist tradition. It is the climax of a preliminary work that occurs before facing the creation of an image. An idea and a practice that emphasise a well-thought search for awareness and its active outcome: the gesture, the act of painting.

A ‘proactive’ painting, which finds its original means in the liquidity of ink and in calligraphy, whose traces surface in the most diverse ways in the selection of works and artists on display at PAC. For instance, from the way in which pictorial works are created with the help of fate and everyday life influences (Lee Kit); to the paintings’ rejection to become static, maintaining their features as images of movement (Li Shurui); to obsessive reiteration as a supreme form of change (Ding Yi); to its becoming instinctive, mimetic and spatial (Zhang Enli). All of this is the counterpoint of a Western painting that has always been more solemn and iconographical.

Jing Shen also wants to suggest to what extent art and the Western avant-gardes of the second post-war period have been influenced by this artistic culture, by ink painting and calligraphy, and by their underlying philosophies: from Hartung to Pollock, to Cage, to Burri, to Boetti.
And it wants to think of art as a whole, as the outcome of an exchange and continuous influence over time and space, where the rules of interpretation can only be errant, adaptable and provisional.

In this sense, Jing Shen – The act of painting in contemporary China becomes part of the programme launched by the PAC in January 2014, with the assignment to its new Curatorial Board, which is currently at its third exhibition, with a view to exploring the main trends of current art in connection with the cultural specificities of Milan.

In this city, from the avant-garde movements of the early 20th century on, the boundaries between visual arts and other media – architecture, performing arts, design, publishing, literature, fashion, music, poetry, advertisement – have always been redefined and scientifically called into question, from Marinetti to Munari to Sottsass to Cattelan. A tendency that also arises from the openness of Milan in accepting other cultures while preserving its own one, which considers and practises thinking and doing as two parts of the same process: learning by doing.

Milan and PAC are therefore influential points of reference for the movements that are changing the global artistic environment. The relationships between past and present, individual and collective, high and low, artistic and industrial, original and copy are radically reconfiguring, often ambiguously and contradictorily, following new and unexpected paths. Contemporary art is a privileged area to produce and observe these changes.

The catalogue of the exhibition (144 colour pages), edited by Davide Quadrio and Massimo Torrigiani, members of the PAC Curatorial Board, is designed by Tommaso Garner and published by Silvana Editoriale. Within a single three-language edition – Italian, English and Chinese – it presents the papers by scholar Britta Erickson, by scholar and curator Venus Lau and by Quadrio and Torrigiani themselves.

A special section of the book collects 20th-century works and aims at defining the theme of the gesture, by emphasising the main issues of the exhibition and analysing its themes in the developments of Chinese modernism and its ambiguous – and ambivalent – relationships with Western art.

The exhibition is supported by TOD’S, sponsor of the PAC’s exhibition activity, with the contribution of Alcantara and with the support of Vulcano.