La Fortuna dei Primitivi

GALLERIA DELL'ACCADEMIA - dal 23/06/2014 al 08/12/2014

GALLERIA DELL'ACCADEMIA

Via Ricasoli 58-60 Firenze Italia
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Generi: arte antica

La mostra -la prima dedicata all’argomento nel suo complesso -si propone di offrire un punto critico-bibliografico su questo importantissimo fenomeno culturale riguardante la storia del gusto e del collezionismo in Italia, tra la fine del Sette e l‘inizio dell’0ttocento, che esercitò tra l’aItro una rilevante influenza diretta sulla formazione delle grandi raccolte d’arte pubbliche nei maggiori paesi europei. La seconda mostra accolta e organizzata dalla Galleria dell’Accademia nell’ambito di Firenze 2014. Un anno ad arte – l’ottava che apre al pubblico dal gennaio scorso – è dedicata ad un fenomeno storico culturale che ebbe luogo fra Sette e Ottocento in Italia, ovvero la nascita del collezionismo della produzione artistica dei cosiddetti “Primitivi”, mai portato fino ad oggi all’attenzione del pubblico più vasto.
La mostra coincide con i cinquanta anni dalla pubblicazione del libro di Giovanni Previtali “La fortuna dei Primitivi”, titolo che è stato non a caso ripreso anche per la mostra.
Il libro tracciava la storia della rinascita dell’interesse, anche collezionistico, verso quei pittori, i cosiddetti Primitivi, che, nello schema storiografico vasariano, avevano preceduto Michelangelo, Raffaello e i grandi maestri che Vasari considerava modelli insuperabili. Previtali, affrontando il fenomeno culturale, ne cercò le motivazioni ricordando una considerevole serie di collezionisti che riteneva esserne stati parte fondamentale.
Proprio a questi collezionisti e alle opere da loro raccolte è dedicata la mostra, da considerarsi forse la prima sulla storia del collezionismo. Si è assistito infatti, in tempi più e meno recenti, a mostre che hanno avuto ad oggetto la collezione di dinastie famose, i Medici, i Gonzaga, Bembo, il papa Borgia, ma mai mostre come questa che analizzassero singole collezioni allo scopo di spiegare un particolare indirizzo del collezionismo, quello, appunto, che dette vita al recupero dei Primitivi.
I collezionisti, circa quarantadue rappresentati in mostra da opere di alta qualità – compresi autentici capolavori riconosciuti – abbracciano un arco temporale abbastanza ristretto che va dalla metà del Settecento fino al primo ventennio circa dell’Ottocento, per una scelta scientifica ben precisa: il collezionismo di opere appartenenti alla tardo antichità cristiana, al Medioevo e al primo Rinascimento ebbe nell’epoca indagata carattere pionieristico. Successivamente, soprattutto a motivo delle requisizioni delle armate napoleoniche e delle Soppressioni di chiese e conventi da parte del governo napoleonico, che favorirono in maniera notevolissima la circolazione di opere sul mercato, il collezionismo assunse caratteri di quasi sistematicità contribuendo in maniera determinante alla costituzione delle collezioni dei principali Musei d’Europa.
E’ estremamente interessante infatti vedere i grandi musei anche sotto il profilo fondamentale dell’aggregazione dei loro nuclei collezionistici; è utile a dare radici storiche a tante affermazioni generiche che spesso si fanno sulla depredazione del nostro patrimonio da parte di altri paesi. Studi come quelli sottesi a questa mostra, servono a portare alla luce il fenomeno importantissimo della circolazione delle opere d’arte dagli Stati preunitari d’Italia, all’Europa e infine al mondo.
Le opere in mostra sono suddivise in piccole sezioni introdotte dall’effigie del collezionista al quale erano appartenute e l’allestimento, compatibilmente con gli spazi disponibili, è stato studiato per “simulare” la dimora, il luogo, nel quale i vari collezionisti conservavano queste loro opere. Oltre che sulla base degli studi compiuti e dunque su ciò che era noto dei collezionisti rappresentati in mostra, la loro scelta è stata fatta cercando di dare visibilità a tutte le aree d’Italia che ne furono teatro, da Roma che fu centro propulsore del fenomeno in esame, alla Toscana e varie altre aree dell’Italia centrale, al Veneto, Napoli, Modena – Parma.
Tra i collezionisti ricordiamo Agostino Mariotti, Sebastiano Ranghiasci, Tommaso Obizzi, Padre Raimondo Adami, Angiolo Maria Bandini, Alfonso Tacoli Canacci, Stefano Borgia, Sebastiano Zucchetti, Ottavio Gigli …. (ecc.), personaggi di varia estrazione sociale, spesso membri del clero, persone colte, eruditi, bibliofili che in molti casi furono anche in contatto fra loro influenzandosi a vicenda.
La mostra indaga dall’interno la costituzione delle loro raccolte attraverso una serie numerosa di ricerche d’archivio che hanno portato anche alla pubblicazione di profili biografici inediti quali quello di Tommaso Obizzi, del Padre Francesco Raimondo Adami, dell’Avvocato Don Agostino Mariotti. Di particolare curiosità sono anche le notizie date dal catalogo su quei personaggi, mercanti, restauratori, intermediari che aiutavano i collezionisti nell’acquisizione dei pezzi, figure dai contorni ancora molto sfumati che però tornano in più occasioni nei documenti aprendo e stimolando nuovi capitoli di studio.
“Tra gli artisti rappresentati figurano pittori, scultori e miniatori di Firenze e d’altri centri italiani quali il Maestro della Maddalena, Arnolfo di Cambio, Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Nardo di Cione, Lippo Memmi, Vitale da Bologna, Ambrogio Lorenzetti, Pietro da Rimini, Matteo Giovannetti, il Beato Angelico, Attavante degli Attavanti, Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Piermatteo d’Amelia e Giovanni Bellini. Ma altrettanto affascinante è l’aspetto meno immediatamente evidente della scelta di opere d’arte, una sorta di spessore storico che ognuna porta con sé, una bruma di notizie sepolte negli archivi, di fatti accaduti, di vite vissute, dalla quale prendono forma – perspicacemente plasmate da studi e ricerche – le identità poco conosciute o addirittura dimenticate dei raccoglitori che si adoperarono, con atteggiamento pionieristico, per salvare quelle remote testimonianze artistiche dalla distruzione o dall’abbandono.” (Cristina Acidini).
I musei presso i quali le opere sono conservate sono in gran parte italiani, ma è presente anche il Museo Fesch di Ajaccio, ed altri numerosi musei d’Europa e americani nei quali per varie ragioni, illustrate nel catalogo, le opere sono confluite. I prestiti per oltre 130 opere in mostra provenienti da tutti i più prestigiosi musei nazionali e internazionali (Palais Fesch, Musée des Beaux- Arts di Ajaccio, Musée des Beaux-Arts di Caen, Musée des Beaux-Arts di Chambéry Musée des Beaux-Arts de Nantes, Musée du Louvre, Victoria and Albert Museum e la National Gallery di Londra, il Lindenau Museum di Altenburg, il Paul Getty Museum di Los Angeles, National Gallery di Washington …) sono stati generosi e difficili nello stesso tempo, poiché la movimentazione delle opere su tavola e delle miniature pone problemi conservativi più complessi.
Una mostra quindi che – come commenta Angelo Tartuferi Direttore della Galleria dell’Accademia e della mostra oltre che curatore – “si pone come l’esatto contrario delle tanto vituperate ‘mostre Blockbuster’ (…) per la serie cospicua di autentici capolavori, che qui sono riuniti però in base a un criterio scientificamente motivato, la necessità cioè di documentare il gusto collezionistico di una folta schiera di personaggi assai diversi tra loro per cultura ed estrazione sociale, accomunati da un insopprimibile anelito ad accaparrarsi i dipinti, le sculture, gli oggetti di arte suntuaria e le miniature delle epoche anteriori all’avvento della maniera moderna di Raffaello e Michelangelo.
La mostra, a cura di Angelo Tartuferi e Gianluca Tormen, come il catalogo edito da Giunti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria dell’Accademia, la Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Organised and hosted by the Galleria dell’Accademia, the second exhibition of the Firenze 2014. Un anno ad arte series – which opened its eighth edition this past January – is dedicated to a historical-cultural phenomenon that occurred between the XVIII and XIX centuries in Italy. We are referring to the birth of collecting the artwork by the so-called “Primitives”, which to date has never been brought to the attention of the general public.
The show coincides with the fiftieth anniversary of the publication of the book by Giovanni Previtali entitled, “La fortuna dei Primitivi”, which lends its name to the exhibition.
The book traces the history of the rebirth of interest, also among collectors, in the painters known as Primitives who, in Vasari’s historiography, preceded Michelangelo, Raphael and the great masters that he considered as insuperable models. In handling the cultural phenomenon, Previtali sought out its motivations and cited a substantial series of collectors whom he considered the fundamental figures.
Dedicated precisely to these collectors and the works they assembled, this exhibition can perhaps be considered as the first to deal with the history of collecting. In the more or less recent past, there have been shows that dealt with the collections of famous dynasties, such as the Medicis, the Gonzagas, Bembo and the Borgia pope, but never has there been a show like this one, which analyses individual collections and attempts to explain a particular trend in collecting that gave way to the recovery of the Primitives.
The collectors number about forty-two and are represented by artworks of striking quality, including several acknowledged veritable masterpieces, which cover quite a narrow time span ranging from the mid XVIII century through the first two decades of the XIX century. This responds to a precise scientific decision: the collecting of works from the late Christian antiquity, the Middle Ages, and the early Renaissance was of a pioneering nature in the period taken into consideration. Due to the successive requisitions of the Napoleonic armies, along with the Suppressions of churches and convents that Napoleonic government enacted, the circulation of artworks on the market considerably increased and collecting gradually became methodical, thus contributing decisively to forming the collections of the principal Museums of Europe.
It is indeed extremely interesting to consider the great museums also from the fundamental perspective of the aggregation of their various collections, which serves to give historical roots to the many sweeping statements often voiced about the plunder of our patrimony by other countries. Studies like those that underlie this exhibition serve to shed light on the very important phenomenon of the circulation of artworks from the States of pre-Unification Italy to Europe and, finally, to the world.
The works on show are divided into small sections introduced by the effigy of the collector they belonged to and, compatibly with the available space, the installation has been studied to “simulate” the residence and the place where the various collectors held their artworks. The collectors were chosen based on the results of the studies conducted on them, and attempting to give visibility to all the areas of Italy that were the theatre of their activities: from Rome, which was the propulsive centre of the phenomenon, to Tuscany and the various other areas of Central Italy, the Veneto, Naples, and Modena – Parma.
Among the collectors, let us cite Agostino Mariotti, Sebastiano Ranghiasci, Tommaso Obizzi, Father Raimondo Adami, Angiolo Maria Bandini, Alfonso Tacoli Canacci, Stefano Borgia, Sebastiano Zucchetti, Ottavio Gigli, etc. They were figures from various social classes, often members of the clergy, cultured personages, scholars, and bibliophiles who in many cases were also in contact and thus influenced one another.
The exhibition investigates the formation of their collections from the inside by means of an intensive study of archive sources, which has also resulted in the publication of inedited biographical studies, such as those devoted to Tommaso Obizzi, Father Francesco Raimondo Adami, and the attorney Don Agostino Mariotti. The catalogue provides particularly interesting information on the figures, art dealers, restorers and intermediaries who assisted the collectors in purchasing artworks, secondary characters still largely indistinct that emerge in documents on several occasions and stimulate new chapters of study.
“Among the artists represented are painters, sculptors and illuminators from Florence and other Italian centres, such as the Master of the Magdalene, Arnolfo di Cambio, Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Nardo di Cione, Lippo Memmi, Vitale da Bologna, Ambrogio Lorenzetti, Pietro da Rimini, Matteo Giovannetti, Beato Angelico, Attavante degli Attavanti, Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Piermatteo d’Amelia and Giovanni Bellini. Equally fascinating though, is the less evident aspect of the choice of the artworks. Each of them conveys a sort of historical depth, a brume of information buried in archives that also speaks of incidents and lives, and lends shape – perspicaciously shaped by studies and research – to the little known or totally forgotten identities of the collectors who pioneered the salvation of ancient artistic tokens from destruction or abandon”. (Cristina Acidini).
Most of the museums that hold the works on show are located in Italy, though the Museo Fesch of Ajaccio is also represented, along with numerous other museums in Europe as well as America where the works arrived by various routes illustrated in the catalogue. The more than 130 artworks loaned for the exhibition come from all the most prestigious national and international museums (Palais Fesch, Musée des Beaux-Arts d’Ajaccio, Musée de Beaux-Arts de Caen, Musée des Beaux-Arts de Chambéry, Musée de Beaux-Arts de Nantes, Musée du Louvre, Victoria and Albert Museum and the National Gallery of London, the Lindenau Museum in Altenburg, the Paul Getty Museum in Los Angeles, and the National Gallery in Washington). The loans through the courtesy of these institutions have been both generous and difficult at the same time, as the handling of works on wood and miniatures poses complex conservational problems.
In the words of Angelo Tartuferi, Director of both the Galleria dell’Accademia and the exhibition, as well as its curator, the exhibition “is presented as the exact opposite of the much disparaged ‘blockbuster shows’ (…) This outstanding series of veritable masterpieces has been assembled on the basis of a scientifically motivated criterion, that is the necessity to document the taste in collecting of a host of figures who were quite different for culture and social extraction but who shared an irrepressible longing to lay hands on paintings, sculptures, objects of sumptuary art and miniatures from the epochs prior to the birth of the modern manner of Raphael and Michelangelo”.
The exhibition is curated by Angelo Tartuferi and Gianluca Tormen who also edited the catalogue published by Giunti. Its promoters are the Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo through the Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, the Galleria dell’Accademia, the Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze Musei and Ente Cassa di Risparmio di Firenze.