La passione secondo Carol Rama

GAM - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA - dal 11/10/2016 al 05/02/2017

GAM - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Via Magenta 31 Torino Italia
+39 0114429518
gam@fondazionetorinomusei.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Carol Rama

Curatori: Teresa Grandas, Paul B. Preciado

Grande retrospettiva dedicata all’artista torinese Carol Rama (1936-2006) curata dal MACBA di Barcellona per rendere omaggio ad una tra le principali artiste femministe e radicali del XX secolo a livello internazionale.La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta la grande retrospettiva internazionale dedicata a Carol Rama (Torino, 1918-2015) ideata dal Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA) e dal Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (MAMVP), organizzata dal MACBA e co-prodotta con PARIS MUSÉES / MAMVP, EMMA – Espoo Museum of Modern Art, Irish Museum of Modern Art, Dublino (IMMA) e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.

La GAM, che ha co-prodotto la mostra, è stata scelta come ultima sede del percorso per concludere l’itinerario a Torino, nella città dove l’artista ha sempre vissuto e lavorato, e nel museo dove molti suoi capolavori sono conservati.

Già nel 2004 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dedicava a Carol Rama un’importante mostra. Questa esposizione ne segna la consacrazione internazionale. Comprende circa 200 opere che abbracciano settant’anni di carriera (dal 1936 al 2005) nella più grande mostra dedicata ad oggi a questa artista.

I “vantaggi di essere una donna artista”, secondo il gruppo artistico femminista Guerrilla Girls, consistono nel “sapere che la tua carriera potrebbe esplodere quando hai ottant’anni. Essere sicura che qualsiasi tipo di arte tu faccia sarà definita ‘femminile’”.
Queste predizioni si sono compiute nel caso di Carol Rama. Ignorata a lungo dalla storia dell’arte ufficiale per la sfida da lei lanciata e per la rappresentazione dissidente della sessualità femminile, la sua opera fu riconosciuta a livello internazionale solo nel 2003, quando ricevette il Leone d’Oro della Biennale di Venezia. Carol Rama è un’artista indispensabile per comprendere i mutamenti della rappresentazione pittorica nel XX secolo, e il lavoro di artiste quali Cindy Sherman, Kara Walker, Sue Williams, Kiki Smith o Elly Strik.

Nata nel 1918 da una famiglia di piccoli industriali torinesi, priva di una formazione artistica accademica, Carol Rama lascia nella sua opera giovanile l’impronta dell’esperienza della reclusione in istituto (fu probabilmente la madre a essere internata in un ospedale psichiatrico) e della morte (il probabile suicidio del padre).

Negli anni Trenta e Quaranta Carol Rama inizia a inventare una grammatica visiva tutta sua, attraverso acquerelli figurativi che firma Olga Carolina Rama. Nelle serie Appassionata e Dorina, appaiono membri amputati e lingue erette: sono i corpi malati e istituzionalizzati cui l’opera dell’artista darà visibilità, esaltandoli attraverso una rappresentazione vitalista e sessualizzata e restituendoli come soggetti politici e di delizia. Queste opere del primo periodo si ribellano alle norme dei codici etici imposti dall’Italia fascista. Leggenda vuole che alcuni lavori dell’epoca, esposti per la prima volta nel 1945, furono censurati per “oscenità” dal governo italiano.

Nel decennio degli anni Cinquanta si associa al Movimento di Arte Concreta (MAC) per dare, secondo la sua stessa espressione, “un certo ordine” e “limitare l’eccesso di libertà”. Da allora firmerà le sue opere come Carol Rama. Il nome Olga, così come le figure che portarono alla censura, saranno eliminati.

Poco a poco Carol Rama si disfa delle convenzioni geometriche del MAC e inizia a sperimentare con nuovi materiali e nuove tecniche. La svolta verso l’astrazione la porta a giocare, negli anni Sessanta, con l’arte informale e lo spazialismo e a sviluppare i suoi bricolage: mappe organiche fatte di unghie, cannule, segni matematici, siringhe e componenti elettrici.

Queste opere riorganizzano in maniera aleatoria materiali organici e inorganici, includendo parole e nomi quali Bomb, Mao Tse-Tung o Martin Luther King. I Bricolage di Rama mettono in discussione l’esperienza di lettura: questi testi e queste immagini non sono più fatti per essere letti o semplicemente visti, ma per essere “sperimentati” con tutti i sensi.

Alla fine degli anni Sessanta, il mondo dell’arte sia italiano sia internazionale è soprattutto attraversato dalle opere di artisti uomini e pertanto la sua ricerca rimane isolata.
All’incrocio tra arte povera, junk art e Nouveau Réalisme, l’opera dell’artista italiana è più viscerale e più sporca che povera. L’arte povera di Carol Rama è “queer povera”. Carol Rama aveva infatti capito che non solo gli oggetti inorganici dovevano essere recuperati dall’artista attraverso un nuovo incontro utopico con la materia, ma che il corpo stesso, i suoi organi e fluidi, oggetti della gestione politica e del controllo sociale, dovevano anch’essi essere sottoposti a un recupero plastico.

Negli anni Settanta, Carol Rama si ricollega alla sua biografia attraverso l’intensità dei materiali. È in quest’epoca che impiega quasi esclusivamente la gomma proveniente dai pneumatici delle biciclette, materiale che conosce bene poiché il padre aveva avuto una piccola fabbrica che tra l’altro produceva biciclette a Torino. Carol Rama disseziona i pneumatici, li trasforma in superfici bidimensionali, crea forme attraverso l’assemblaggio di diversi colori e tessiture. I pneumatici, invecchiati dalla luce e dal tempo, sgonfiati, flaccidi e in decomposizione sono, al pari dei nostri corpi, “organismi ancora ben definiti e vulnerabili”.

Nel 1980 la storia e critica d’arte Lea Vergine, alla quale si deve la riscoperta dell’artista, include una selezione dei suoi primi acquerelli nella mostra collettiva L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940, in cui riunisce opere di oltre un centinaio di artiste. Negli stessi anni Carol Rama riprende alcuni temi iconografici degli inizi, tornando alla figurazione.

Negli anni Novanta, quando Carol Rama cerca un luogo di identificazione, non ricorre a figure della femminilità, bensì alla figura dell’animale malato affetto da encefalopatia spongiforme bovina: la mucca pazza. Gli elementi e motivi caratteristici di Carol Rama (il caucciù, le tele dei sacchi postali, i seni, le lingue, i peni, le dentature…) si riorganizzano per formare un’anatomia distorta che non può più costituire un corpo. Ciò nonostante, Rama si spingerà fino a definire questi lavori non-figurativi come autoritratti.

Il più importante riconoscimento a Carol Rama artista è infine arrivato nel 2003, con l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia.

L’edizione italiana del catalogo è edito da Silvana Editoriale grazie al sostegno della Fondazione Sardi per l’arte.