Luoghi Comuni. Vedutisti tedeschi a Roma

MUSEO DI ROMA - PALAZZO BRASCHI - dal 08/04/2014 al 28/09/2014

MUSEO DI ROMA - PALAZZO BRASCHI

Via Di San Pantaleo Roma Italia
+39 0682077304
museodiroma@comune.roma.it

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Generi: arte antica, collettiva, disegno e grafica

Curatori: Simonetta Tozzi

Con i “Vedutisti tedeschi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo” si conclude il ciclo “Luoghi comuni” iniziato nel 2012 e nel 2013 con due esposizioni dedicate ai vedutisti francesi e inglesi. In mostra 80 esemplari provenienti dalla ricca raccolta di opere grafiche
del Museo di Roma.Tra il Settecento e l’Ottocento nessun popolo ha nutrito per Roma la stessa sconfinata passione di quello tedesco, sedotto dal fascino delle antichità romane, dalla luminosità mediterranea della città, così come dalla sua campagna, dalla sua gente e dagli antichi borghi circostanti.

E proprio con i “Vedutisti tedeschi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo” si conclude il ciclo “Luoghi comuni” iniziato nel 2012 e nel 2013 con due esposizioni dedicate ai vedutisti francesi e inglesi. La mostra, ospitata dal Museo di Roma Palazzo Braschi dal 9 aprile al 28 settembre 2014, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la curatela di Simonetta Tozzi. Organizzazione e servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Il catalogo, che presenta anche le opere esposte nelle due precedenti esposizioni, è stampato da Campisano editore.

L’esposizione presenta una selezione di circa 80 esemplari, tutti provenienti dalla ricca raccolta di opere grafiche del Museo di Roma, una collezione molto ampia che viene esposta a rotazione per tutelarne la delicata conservazione. Si alternano vedute del Foro Romano e del Colosseo, di Villa Borghese, di Castel Sant’Angelo e di Ponte Milvio ma non mancano le mitizzate visioni della campagna fuori città, tra Nemi, Tivoli e il lago di Albano.

Le opere esposte sono state in gran parte eseguite da pittori che gravitavano nella cerchia di Angelika Kauffmann, artista tedesca che aveva fatto della sua dimora in via Sistina un vero e proprio cenacolo all’avanguardia per intellettuali e personaggi stranieri di passaggio in città. La personalità più carismatica di questo gruppo era senza dubbio quella di Jacob Philipp Hackert, pittore di paesaggi tra i più quotati e meglio remunerati dell’epoca che ricevette committenze da Caterina di Russia e da Ferdinando IV e fu amico e maestro di disegno dello stesso Goethe. Insieme alle acqueforti di Hackert saranno presentate opere di Friedrich Wilhelm Gmelin, di Johann Christian Reinhart, di Jakob Wilhelm Mechau e di Joseph Anton Koch, pittore tedesco che fece parte della cerchia dei Nazareni.

“Questi artisti che oggi farebbero reportages fotografici allora utilizzavano svelti carnets, leggeri quadernetti facili da portare, se ne andavano in giro sempre pronti a cogliere d’après nature paesaggi, macchiette, figure, al contrario degli accademici che lavoravano al chiuso, al massimo copiando gessi o modelli e, tornando in studio, ripassavano a penna o acquerello gli appunti. Dotati di seggiolini pieghevoli, cappello a tesa larga per ripararsi dal sole, scatola dei colori sulle ginocchia a sostenere il foglio o la tela, ecco la tipologia del pittore che, abbandonato lo studio, va in cerca di emozioni nuove e crea un nuovo genere”. Con queste parole Simonetta Tozzi, curatrice della mostra, restituisce l’identità dei tanti paesaggisti attivi in Italia tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento che avevano l’intento di soddisfare la crescente richiesta di acquerelli ed incisioni delle vedute italiane e romane. Infatti, il viaggio “di istruzione e di piacere” in Italia era divenuto una tappa irrinunciabile nella formazione intellettuale di ogni giovane europeo di buona famiglia e, di conseguenza, le riproduzioni dei paesaggi italiani erano richieste per arricchire i volumi destinati ai turisti o venivano vendute in esemplari sciolti.

E, durante i viaggi in Italia, la Roma cosmopolita ed arretrata del tempo diventò vera fonte di ispirazione per i pittori, alcuni dei quali, come lo stesso Hackert, scelsero di rimanervi fino alla morte.

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