Mafai-Kounellis – La libertà del pittore

MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE - dal 20/02/2014 al 01/06/2014

MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Viale Fiorello La Guardia 4 Roma Italia
museo.bilotti@comune.roma.it

Info box

Generi: arte contemporanea

Autori: Jannis Kounellis, Mario Mafai

Curatori: Bruno Corà

La mostra, nella Sala del Ninfeo al piano terra del Museo Carlo Bilotti, ha il segno forte, ideativo e artistico di Jannis Kounellis che, in seguito all’invito di Bruno Corà, ha formulato un intervento unico nel suo genere che si configura come un grande omaggio al più anziano Maestro. L’intento esplicito è quello di condividere i presupposti etici alla radice dell’arte di Mario Mafai e di sottolinearne la grandezza. Un artista, per essere tale, ha bisogno di esercitare un’attività libera e poetica che preservi intatti i propri fondamenti etici ed estetici.
Questa è la lettura che il curatore Bruno Corà propone nella mostra MAFAI-KOUNELLIS. LA LIBERTÀ DEL PITTORE, al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese dal 21 febbraio all’1 giugno 2014. Quaranta dipinti di MARIO MAFAI dal 1928 al 1964, prevalentemente dell’ultimo periodo, sono oggetto di un “incontro” con uno dei massimi artisti contemporanei italiani, JANNIS KOUNELLIS.

La mostra, nella Sala del Ninfeo al piano terra del Museo Carlo Bilotti, ha il segno forte, ideativo e artistico di Jannis Kounellis che, in seguito all’invito di Bruno Corà, ha formulato un intervento unico nel suo genere che si configura come un grande omaggio al più anziano Maestro. L’intento esplicito è quello di condividere i presupposti etici alla radice dell’arte di Mario Mafai e di sottolinearne la grandezza.

Si tratta di una “rivisitazione” che offre una diversa angolazione di lettura delle sue opere e ne restituisce l’integrità poetica e pittorica. Un’opera gesto, un gesto integrale, forte e semplice con il quale Kounellis usa il suo linguaggio di lamiere per offrire le tele di Mafai.

Nel 1957 Mario Mafai azzerò ogni precedente figuralità e, sulla tela, le forme e i colori giunsero ad una decostruzione che ben presto lasciò intravedere una diversa logica di concezione del quadro e della pittura stessa. Su quel ciclo di opere compiute dal 1957 sino alla scomparsa dell’artista nel 1965 sembra rimanere sospesa una percezione pregiudiziale, quasi che Mafai, qualche anno prima di concludere la sua attività con la mostra alla galleria L’Attico nel 1964, avesse rinnegato con quei dipinti tutta la sua pittura precedente.
E non sono bastate autorevoli riflessioni di studiosi che hanno efficacemente fornito, almeno sul piano critico, l’opportuno riconoscimento a quanto già Mafai stesso aveva affermato in vita: «Mi rivolgo a quelle persone (amici) che hanno amato la mia pittura e non riescono a giustificare questo mio nuovo modo di rappresentazione. A parte il fatto che l’arte non può ripetersi e va in cerca di nuove invenzioni e di nuove realtà (…) sarebbe stato onesto proseguire in quel compiacimento tonale, nel gusto di mura morte e di fiori morti? Ancora ho qualche anno per essere vivo e per cercare una nuova concezione del tempo dello spazio e della verità» (7 gennaio 1964).
Nelle pagine del diario di quegli anni, Mafai parla di una propria nudità raggiunta per una nuova e maggiore verità. Nessun tradimento della propria storia pertanto, si appresta ad affermare il pittore, ma al contrario una sua radicale riduzione all’essenziale della propria pittura.

Una ricca e esauriente sezione documentaria – curata dalla figlia di Mario, Giulia Mafai – attende i visitatori al piano superiore del Museo per proporre foto, autografi, libri, locandine, cataloghi e altri significativi reperti che tracciano la metamorfosi del percorso biografico di Mafai e le sue relazioni artistiche. Non mancherà una sezione video con il filmato “Mafai mio padre” (1968), per la regia della stessa Giulia Mafai, messo a disposizione dell’Istituto Luce.
La mostra MAFAI-KOUNELLIS. LA LIBERTÀ DEL PITTORE, al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese dal 21 febbraio all’1 giugno 2014, a cura di Bruno Corà, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con il Centro Studi Mafai Raphaël e organizzata da Zètema Progetto Cultura.

Per la circostanza sarà pubblicato un catalogo edito da Gli Ori contenente le opere di Mafai e Kounellis presenti in mostra, le foto realizzate da Claudio Abate che raccontano le fasi allestitive, un saggio di Bruno Corà, un suo dialogo con Kounellis, nonché alcuni brani del diario di Mafai e le testimonianze di Miriam, Simona e Giulia, figlie del pittore.

An artist, if he is to be one, needs to work in a free and poetic way that allows him to stay true to both his aesthetic and ethical values.
This then is the key chosen by the curator, Bruno Corà for the exhibition, entitled “MAFAI KOUNNELLIS: THE PAINTER’S FREEDOM” being staged at the Carlo Bilotti Museum in the Villa Borghese Orangery between 21 February and 1 June 2014, when MARIO MAFAI’s paintings have an appointment to keep with one of Italy’s greatest contemporary artists, JANNIS KOUNELLIS.

Around forty of Mafai’s canvas will be there, all on loan from private collections, of which the most sizeable group (around thirty) comprise works completed between 1958, the year in which the Maestro embarked on his abstract period, and 1965, when he died. Some of the paintings are the same as those exhibited in Rome at the La Tartaruga gallery in 1957 and 1958, and the L’Attico gallery in 1964, whilst ten examples of his figurative pieces – painted between 1928 and 1955 – act as a foil and help accentuate the unique nature of an extraordinary artistic journey

The exhibition, mounted in the Sala del Ninfeo on the ground floor of the Carlo Bilotti Museum, also bears the strong, conceptual and artistic hallmark of Jannis Kounellis who, having been invited to participate by Bruno Corà, set about creating a unique piece, typical of his work, intended as an eloquent tribute to the older Maestro. It is a clear demonstration that he shares the ethical premise that lies behind Mario Mafai’s art and also highlights its greatness.

It is a “revisitation” that provides a different way of reading these works and gives them back their poetic and pictorial integrity. As Bruno Corà writes in the catalogue, the work is a gesture, a global gesture that is strong yet simple, to which Kounellis applies his artistic language to metal in order to offer up and support Mafai’s works.

In 1957, Mario Mafai discarded every element he had used in his past figurative works and replaced them with shapes and colours that became so deconstructed that it was very quickly possible to glimpse the very different logic behind the concept of his work, and in the actual painting of it. In the cycle of work completed between 1957 and the artist’s death in 1965, it seems as if earlier notions had been held in abeyance, almost as if during the last few years before his final show at L’Attico, in 1964, Mafai used his new works to repudiate all that he had painted in the past.
And as if the authoritative opinions proffered by academics, at least on a critical level, that gave Mafai the recognition he deserved for what he had already achieved during his lifetime was not enough, he declared: I address those people (friends) who have loved my painting and cannot rationalize this new artistic style of mine. Apart from the fact that art cannot repeat itself and is always in search of new inventions and new realities (…) would it have been honest of me to carry on in that complacent tone, with a preference for walls and dead flowers? I still have a few years left to live and to find a new concept of time in space and in the truth”. (7 January 1964).
In the diaries he kept during those years, Mafai speaks of reaching a state of nakedness that fostered a new and greater truth, and he hastened to assert that there was therefore no betrayal of his own past. On the contrary, it was a radical reduction of his painting to what was essential

A rich and exhaustive documentary section, overseen by Mario’s daughter, Giulia Mafai, awaits visitors on the upper floor of the museum, with photographs, autographs, books, posters, catalogues and other important items that trace the metamorphosis of Mafai’s biographical journey and his artistic relationships.

MAFAI-KOUNELLIS: THE PAINTER’S FREEDOM is at the Carlo Bilotti Museum in the Villa Borghese Orangery, from 21 February to 1 June 2014, curated by Bruno Corà and promoted by Roma Capitale, the Department for Culture, Creativity and Promotion of the Arts and the Capitoline Office of Cultural Heritage in collaboration with the Mafai Raphaël Study Centre and organized by Zètema Progetto Cultura.

For the occasion, a catalogue will be published by Gli Ori, detailing all the works of Mafai and Kounellis included in the exhibition and including photographs by Claudio Abate that illustrate the staging process, an essay by Bruno Corà and a conversation he has with Kounellis as well as a few excerpts from Mafai’s diary and comments made by his daughters, Miriam, Simona and Giulia.

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