Manet. Ritorno a Venezia

PALAZZO DUCALE - dal 23/04/2013 al 01/09/2013
Edouard Manet - Olympia

PALAZZO DUCALE

San Marco 1 Venezia Italia
+39 0412715911
info@fmcvenezia.it

Info box

Generi: personale, arte moderna

Autori: Édouard Manet

La mostra ripercorrerà questi legami e questa passione attraverso un corpus straordinario d’opere dell’artista e confronti mai prima d’ora resi possibili, mettendo finalmente in luce il rapporto stringente di Manet con l’Italia e la città lagunare.“… La verità è che il nostro solo compito è attingere
dalla nostra epoca ciò che essa offre, senza smettere, con questo,
di apprezzare quel che le epoche precedenti hanno realizzato.
Ma mescere un intruglio, come si dice nelle bettole, è idiota…”
Édouard Manet, 1878-79
(da Antonin Proust, Édouard Manet, Souvenirs, Parigi 1913)

Per andare avanti, per rivoluzionare l’arte, per dare il via all’Impressionismo combattendo
luoghi comuni, accademisimi e morale borghese, portando la contemporaneità e la
luce en plein air nei suoi dipinti, Édouard Manet guardò all’Antico.
Con prodigiosa libertà, certamente, ma con passione.
Molto si è detto e scritto sul ruolo dei modelli spagnoli nella sua formazione, ma mai
prima d’ora si sono indagati in maniera puntuale il legame stringente, l’impatto emotivo
e creativo, la fascinazione che su di lui ebbero la pittura italiana del Rinascimento e
quella veneziana in particolare.
“Manet. Ritorno a Venezia”, la mostra che la Fondazione Musei Civici di Venezia ospiterà
dal 24 aprile al 18 agosto 2013 nelle monumentali sale di Palazzo Ducale, progettata con
la collaborazione speciale del Musée D’Orsay di Parigi e coprodotta con 24Ore Cultura
Gruppo 24 Ore – con il patrocinio della Regione del Veneto e della Soprintendenza ai
Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna – ripercorrerà questi legami e
questa passione attraverso un corpus straordinario d’opere dell’artista e confronti mai
prima d’ora resi possibili, mettendo finalmente in luce il rapporto stringente di Manet
con l’Italia e la città lagunare.
Sarà emozionante vedere riunite, in particolare, la dirompente Olympia di Manet
(1867) – opera che lascia per la prima volta la Francia – e la sublime Venere di Urbino
di Tiziano (1538) prestata eccezionalmente dalla Galleria degli Uffizi: il dipinto che
l’artista ammirò a Firenze e da cui trasse ispirazione per raffigurare la sua sfrontata
“femme de plaisir”. Un confronto “storico” tra due diverse “modernità”, tra due icone
dell’arte universale, che si realizza grazie anche all’impegno del Sindaco di Venezia e
alla comunione d’intenti dei Ministeri degli Esteri e della Cultura italiani e francesi.
Grandi mostre
Édouard Manet (1832-1883)
Olympia
1863
Olio su tela, 130 x 190 cm
Parigi, Musée d’Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais /
Patrice Schmidt

Tiziano
La Venere di Urbino
1538
Olio su tela
Firenze, Galleria degli Uffizi
Museo Ducale
Palazzo Ducale
San Marco 1
30124 Venezia

www.ducale.visitmuve.it
www.mostramanet.it

Commissari
Guy Cogeval
Gabriella Belli
A cura di
Stéphane Guégan
Progetto espositivo
Daniela Ferretti
Con la collaborazione speciale di
Musée D’Orsay di Parigi
Con il patrocinio di
Regione Veneto
Soprintendenza ai Beni Architettonici
e Paesaggistici di Venezia e Laguna
Co-prodotta con
24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE
Con la collaborazione speciale di In co-produzione con
Comunicato
stampa
Curata da Stéphane Guégan, con la direzione scientifica di Guy Cogeval e Gabriella Belli
e con il progetto allestitivo di Daniela Ferretti, l’esposizione si propone dunque come un
autentico evento: mai la pittura di Manet è stata presentata in maniera così significativa
in Italia e mai è stato affrontato sul piano critico un aspetto così peculiare della sua arte.
Tutto ciò non solo grazie ai prestiti eccezionali del Musée d’Orsay – istituzione che
conserva il maggior numero di capolavori del geniale pittore francese – ma anche
di tanti altri musei internazionali, che hanno aderito all’evento, come il Metropolitan
Museum di New York, la Bibliothèque Nationale de France, il Courtauld Institute di
Londra, The Museum of Fine Arts di Boston, The National Gallery di Washington,
l’Art Institute di Chicago, il Musée des Beaux-arts di Digione, il Musée di Grenoble, il
Musée des Beaux-arts di Budapest, lo Städel Museum di Francoforte, ecc.
Complessivamente oltre 80 opere in mostra, tra dipinti, disegni e documenti.
Se dunque gli studi su Manet si sono per lungo tempo concentrati sull’idea di una sua
diretta discendenza dall’opera pittorica di Velázquez e di Goya, vedendo nell’ispanismo
l’unica fonte della sua modernità e la ragione e lo stimolo per il suo rifuggire dal
“ritorno” alla tradizione accademica, non meno significativo fu in realtà il legame con
l’arte italiana. E se Le Déjeuner sur l’herbe (1863 -1868 c.) e l’Olympia (1863) – entrambi
esposti – sono chiaramente variazioni da Tiziano e due splendide testimonianze della
relazione di Manet con l’Italia, ancora molti sono gli esempi della profonda conoscenza
dell’eredità artistica di Venezia, Firenze e Roma, da parte del grande pittore, che la
mostra saprà svelare.
L’itinerario dell’esposizione, che ripercorre attraverso assoluti capolavori – Le fifre
(1866), La lecture (1865-73), Le balcon (1869), Sur la plage (1873), Portrait de Mallarmé
(1876 ca.), ecc. – tutta la vita artistica di Manet, con riferimenti più o meno espliciti al
suo “intricato” universo privato, si apre con una serie di libere interpretazioni d’antichi
dipinti, affreschi e sculture che egli vide durante i suoi due primi viaggi in Italia, nel 1853
e nel 1857. Si potranno ammirare per esempio la Copie de l’Autoportrait du Tintoret
(1854), lo Jupiter et Antiope d’aprés Titien (1856) e alcuni significativi fogli in cui
Édouard fissa il ricordo delle opere dei grandi Maestri italiani.
Immediata risplende l’influenza veneziana, inseparabile dall’audacia con la quale il
pittore sonda le istanze contemporanee e si defila dalle convenzioni accademiche.
L’Italia del resto non è assente neppure nei dipinti di Manet più legati alla Spagna: la
sua pittura religiosa si nutre tanto di Tiziano e Andrea del Sarto quanto di El Greco e
Velázquez. Le sue silenti Nature morte, dietro alla fedeltà alle formule olandesi, riservano
molte sorprese che non solo rimandano alla tradizione nordica, ma sembrano anche
ispirarsi a un vigore cromatico e costruttivo tutto italiano.
Grandi mostre
Édouard Manet (1832-1883)
Déjeuner sur l’herbe
1863-68
Olio su tela, 89,5 x 116,5 cm
Londra, The Courtauld Gallery
© The Samuel Courtauld Trust
The Courtauld Gallery, Londra

Le fifre
1866
Olio su tela, 160 x 97 cm
Parigi, Musée d’Orsay
© RMN / Hervé Lewandowski
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Comunicato
stampa
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Quando il pittore si avvicina definitivamente alla “moderna” Parigi, la sua pittura
non tralascia la memoria italiana ma ne resta intrisa di ricordi. Le tele di Lotto e di
Carpaccio – pensiamo alla Due dame veneziane (1490) affiancate in mostra a Le Balcon
– racconteranno di questi legami ai visitatori.
“Amo i Carpaccio che hanno il fascino ingenuo delle miniature dei messali… Incomparabili
i Tiziano e i Tintoretto nella Scuola di San Rocco” avrebbe detto Manet, stando a quanto
riportato dal contemporaneo Charles Toché che egli conosce a Venezia nel 1875.
Dopo la guerra franco-prussiana e le vicende anche drammatiche della Comune
parigina, Manet ritrova infatti il cammino verso la città lagunare. È già un pittore famoso.
Il 1874, anno della 1ª Esposizione dei Pittori Impressionisti, è anche quello del suo terzo
viaggio in Italia, dove rivede la città amata da Turner e Byron che immortala in due
piccole tele, raffiguranti il Canal Grande.
È quasi un incrociarsi con l’atmosfera già modernissima dell’ultimo Guardi.
In questi due piccoli ma magistrali dipinti, che fungeranno da modello per molta
pittura veneziana allo scorcio del XIX secolo, l’aria è così trasparente da far cantare le
tonalità dei blu e dei bianchi della sua tavolozza come non mai. E anche nel suo celebre
Bal masqué à l’Opéra (1873-1874) rifiutato quell’anno dai giurati del Salon parigino –
in mostra da Washington – risuonano le musiche degli amori mascherati e del gioco
ambiguo dell’identità, sicuramente conosciuto attraverso l’opera dal veneziano Pietro
Longhi.
Il terzo momento italiano della sua carriera racconta le ultime esperienze di un artista
che la morte stronca a soli 51 anni (1883). L’ultimo Manet, diviso tra l’esaltazione dei
parigini à la page e la svolta repubblicana del 1879, fa gioire la pittura e infiammerà il
Salon.
Il catalogo sarà edito da Skira-Milano, con scritti di: Roberto Calasso, Guy Cogeval,
Stéphane Guégan, Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Cesare De Seta e Camillo Tonini.