Mario Sironi – Anni ’40 e ’50

MUSEO D'ARTE MODERNA MARIO RIMOLDI - dal 16/08/2013 al 06/10/2013

MUSEO D'ARTE MODERNA MARIO RIMOLDI

Corso Italia 69 Cortina d'Ampezzo Italia
+39 0436866222
museo@regole.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Mario Sironi

Curatori: Claudio Spadoni, Alessandra De Bigontina

Il Museo d’Arte Moderna di Cortina d’Ampezzo dedica l’estate 2013, a Mario Sironi (1885-1961), artista di straordinaria sensibilità di cui il Museo custodisce oltre cento opere per la maggior parte realizzate tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso.MARIO SIRONI, ANNI 40′ E 50′: OPERE SCELTE DALLE COLLEZIONI RIMOLDI E ALLARIA

Da giugno ad ottobre grande mostra al Museo d’Arte Moderna di Cortina

“Si è tutto rotto in questi mesi, tutto. Non sono rimaste che macerie e paura” (Mario Sironi): il Museo d’Arte Moderna di Cortina d’Ampezzo dedica l’estate 2013, dal 15 giugno al 6 ottobre, a Mario Sironi (1885-1961), artista di straordinaria sensibilità di cui il Museo custodisce oltre cento opere per la maggior parte realizzate tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso; suddivise in due gruppi, il primo blocco di trentacinque opere è parte della donazione che la vedova di Mario Rimoldi fece alle Regole d’Ampezzo, il secondo è costituito dalle opere lasciate in comodato al Museo dalla figlia del collezionista Antonio Allaria. Grazie all’arrivo di questi ultimi dipinti, la collezione del Museo Rimoldi è oggi nel suo complesso una delle più complete per quanto riguarda la produzione di Sironi di questo specifico periodo. Entrambe le collezioni Rimoldi e Allaria nascono da un particolare rapporto personale e diretto che si era instaurato tra i due collezionisti e l’artista, proprio in occasione dei soggiorni di Sironi a Cortina; è significativo che entrambi abbiano scelto di collezionare opere realizzate dal pittore negli anni per lui più duri, quelli del primo dopoguerra, anni segnati dal dramma della morte della figlia e in cui la critica osteggiava apertamente il suo lavoro artistico. La mostra intende presentare per la prima volta tutte le opere di Sironi custodite nel museo ampezzano, accostando quelle provenienti dalla collezione Rimoldi a quelle della collezione Allaria: tra le più note un meraviglioso bronzo e quattro mosaici di grandi dimensioni, esposti accanto ai bozzetti preparatori e poi Paesaggio con albero del 1942, opera in cui le rocce della valle ampezzana sono dipinte con tratto forte e carico di quella disperazione che caratterizzava l’animo del pittore negli anni ’40. E ancora, per la prima volta la scultura Nudo di donna, opera in gesso patinata con lucido da scarpe fino a farla sembrare bronzo, lascia la sezione permanente del museo per essere esposta all’interno della mostra temporanea.

Curatore della mostra è il Professor Claudio Spadoni, uno dei massimi conoscitori dell’arte italiana della prima metà del XX secolo, con la direzione scientifica della direttrice del museo Alessandra de Bigontina. Ed è attraverso l’analisi critica del Prof.Spadoni che si evidenziano le principali caratteristiche delle opere di Sironi:

“Paesaggi urbani e naturali, architetture e rocce impervie, profili montani in un ‘ultimo orizzonte’, luoghi disabitati e pareti o nicchie con figure incastonate come fossili; e volti e corpi segnati, nella fatica di ogni giorno, da un male di vivere antico. Sironi dipinge monumenti e rovine, eroi sconfitti come titani precipitati sulla nuda terra, e larve di un’umanità inchiodata ad un destino che nessuna fiducia ideologica può mutare. Anche quando innalza idoli nell’illusione di celebrare miti di una diversa modernità e di una
rigenerata funzione sociale dell’arte, ricostruendo piuttosto dei maestosi, ma dolorosi archetipi. E cadute tutte le illusioni, nei tempi bui della guerra, Sironi sembra volgersi a recuperare brani sparsi di una narrazione che è poi quella della propria storia. E’ un mondo di rovine e di sconfitti che l’artista racchiude entro ripartizioni di un’architettura essa stessa frammentata e precariamente ricomposta. Narrazione di un tempo quasi immoto, che riporta simulacri, figure arcane depositate in fondali di una materia fosca o calcinata. E tornano vette montane ancora più spoglie, con rari alberi, bianchi come fantasmi….”

La mostra ha avuto il sostegno della Fondazione Ludovico degli Uberti, architetto prematuramente scomparso, del quale verranno presentati alcuni progetti e disegni in una giornata dedicata all’interno del Museo.
Anche la solidarietà ha trovato spazio nell’ambito della mostra ampezzana grazie ad iniziative di raccolta fondi in favore della ricerca sulle malattie genetiche della Fondazione Telethon.