Nam June Paik – The future is now

FONDAZIONE PIERLUIGI E NATALINA REMOTTI - dal 30/11/2013 al 02/03/2014

FONDAZIONE PIERLUIGI E NATALINA REMOTTI

Via Castagneto 52 Camogli Italia
+39 0185772137
info@fondazioneremotti.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Nam June Paik

Curatori: Francesca Pasini

Alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli emerge un emozionante profilo di questo straordinario artista, che nella sua vita aveva sempre tenuto insieme l’energia dell’arte e quella dei rapporti con altri artisti.
La Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti è lieta di presentare la mostra The future is now, di Nam June Paik, che si terrà nella propria sede di Camogli, via Castagneto 53, dal 30 Novembre 2013 al 2 Marzo 2014.
La mostra, a cura di Francesca Pasini con Caterina Gualco, nasce dal programma di dialogo tra la collezione Remotti ed altre collezioni italiane, avviato lo scorso anno con “Omaggio Fischli e Weiss”.

Nam June Paik è nato a Seoul nel 1932 ed è morto a New York nel 2006.
Dalla Corea si trasferisce a Tokyo dove si laurea in Storia dell’Arte e della Musica con una tesi su Arnold Schömberg, e poi in Germania dove prosegue gli studi lavorando dal 1958 al 1963 con Karl-Heinz Stockhausen. Fondamentali saranno gli incontri John Cage nel 1960, con George Maciunas e la partecipazione nel 1962 al Fluxus Internationale Festpiele Neuster Musik di Wiesbaden. Nel 1963 arriva a New York dove nasce il sodalizio con la violoncellista Charlotte Moorman, un’esperienza centrale nella galassia di Fluxus, che durerà fino alla morte di Moorman nel 1991.

Nam June Paik è il travolgente innovatore del linguaggio video: musica, immagine, suono stravolgono radicalmente l’oggetto video e la narrazione. In un’alleanza performativa i monitor delle Tv diventano soggetti di un’opera d’arte totale e suggeriscono uno sconfinato bacino d’interazione tra immagine, musica, performance, registrazione degli eventi, colori, oggetti.

Paik aveva visto la forza della televisione e nello stesso tempo, rompendone gli schemi e usandola come materia pittorica – teatrale – sonora, mette in primo piano il rischio dell’omologazione, che lui, invece, vira in un grandioso zibaldone di immagini pop, di riferimenti personali, collettivi, culturali e di invenzione. L’energia dirompente di Paik era in sintonia con lo spirito del tempo che, tra gli anni sessanta e settanta, aveva intravisto nella rottura delle regole la spinta a una nuova libertà.

Il flusso continuo di percezioni e invenzioni coinvolge immagini, oggetti, disegni sculture, suoni. Così Paik inaugura la parentela con la musica contemporanea.
Come Pier Paolo Pasolini, anche lui aveva intuito che il sistema televisivo avrebbe influenzato il comportamento individuale, politico, collettivo trasformando la società in aggregati mediatici, e le sue opere sono anche l’annuncio critico di questa trasformazione.
Nella sua vita ci sono tappe fondamentali che sottolineano l’irruzione della novità tecnologica, come la prima telecamera portatile Porta-pak, creata dalla Sony nel 1965. Nel ’70 Paik costruisce con l’ingegnere coreano Shuya Abe, l’Abe-Paik Synthetizer, un dispositivo per il trattamento di immagini e suoni.
Clamorosa sarà la sua trasmissione in diretta con Joseph Beuys alla Documenta 6, a Kassel nel 1977, che inaugura i suoi successivi esperimenti con i satelliti ad alta tecnologia.
Oltre alle partecipazioni a Fluxus, le sue mostre si sono avvicendate in tutti i musei del mondo: la personale al Whitney, New York, 1982; la trasmissione in diretta Pompidou Parigi – Moma New York 1984, con Laurie Anderson, Peter Gabriel, John Cage, Merce Cunningham, Salvador Dalì, Joseph Beuys; nel 1991 la doppia personale Kunsthalle Basilea – Kunsthalle Zurigo. Nel 1993, insieme ad Hans Haacke, rappresenta la Germania alla Biennale di Venezia e vincono il Leone d’Oro. Un padiglione indimenticabile. Monitor ovunque. I “flussi” dell’energia del mondo si amalgamavano alle pareti mentre transitavano dentro e fuori il padiglione. Dall’elettronica captava la creazione di figure e suoni. La monumentalità di questa installazione era anche una previsione di cambiamento, in questi ultimi decenni abbiamo, infatti, assistito alla monumentale svolta del potere mediatico televisivo e degli strumenti elettronici di comunicazione.

La qualità di Paik è stata di saper tenere insieme la pluralità delle culture a cui lui stesso apparteneva, creando un’armonia che sapeva intonare rumori, suoni e colori ad oggetti. Paik ne coglie l’anima e la mette in dialogo con la sua immaginaria orchestra dove i televisori diventano un violoncello (con Moorman nel Concerto for TV Cello and Videotapes, 1971) o sono i compagni di dialogo di Buddha o di un gruppo di rane, come appare in due opere in mostra alla Fondazione Remotti: TV Frog, 1979 – 1995 e TV Buddha, ( senza data).
Paik ha conosciuto bene l’Italia: il primo amore è stato l’Opera Lirica e Beniamino Gigli: come lui stesso ha dichiarato, “l’opera lirica rappresenta quello che ricerco nell’arte elettronica, nel senso di riuscire a ottenere quel grado performativo: in un’opera c’è tutto, musica, movimento, spazio. Se un’operazione elettronica riesce, come TV Garden e TV Buddha, deve essere considerata un Opera Elettronica.”

Dalla Biennale di Venezia del ’66 la sua presenza in Italia è stata costante: la mostra alla galleria L’Attico di Fabio Sargentini, nel 1975, le video-scenografie per il programma Publimania di Rai 3, Robot Cicero per “La Mostra del Cinema” di Venezia nel 1978. Nel 1989 la galleria Unimedia di Genova di Caterina Gualco ospita la personale Pitture, e lo Studio Morradue di Napoli, quella intitolata Opere.
Il 1990 è l’anno della consacrazione italiana, con le personali alla Fondazione Mudima di Milano, ai Chiostri di S. Domenico di Reggio Emilia (curata da Rosanna Chiessi e Antonina Zuru), la grande collettiva a Venezia Ubi Fluxus Ibi Motus, a cura di Achille Bonito Oliva e promossa da Gino Di Maggio e dalla Fondazione Mudima, e poi la Biennale del ’93. Sciamano del video è la grande personale del 1994 a Palazzo Reale di Milano, a cura di Gino di Maggio e Dominique Stella, con scritti in catalogo di Bonito Oliva, Di Maggio, Fagone. E tante altre presenze in Italia e in tutto il mondo anche dopo la morte nel gennaio del 2006, e proprio nello stesso anno il Moma gli dedica una grande antologica. Nel 2011 una retrospettiva passa dal Museum Kunst Palast di Düsseldorf alla Tate di Liverpool. E poi lo Smithsonian American Art Museum – Washington nel 2012 gli dedica una grande antologica come fa la Galleria Civica di Modena, 2013 con una rassegna a Nam June Paik e l’Italia, a cura di Silvia Ferrari, Serena Goldoni, Marco Pierini.

Alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli emerge un emozionante profilo di questo straordinario artista, che nella sua vita aveva sempre tenuto insieme l’energia dell’arte e quella dei rapporti con altri artisti.

Tra le opere in mostra:

TV Buddha (s.d.): la statua antica di un Budha guarda enigmaticamente un monitor televisivo. Vanno a confronto epoche, religioni, linguaggi e resta l’enigma dei sedimenti e dei residui delle culture di ognuno.
TV Frog, 1979 – 1995: due rane in pietra grigia guardano il televisore su cui avvengono storie che le riguardano e che e che rimbalzano su di noi.
Tv Clok, 1991, Tv monitor, orologio, telecamera a circuito chiuso (95x95x140). La statuina di una fanciulla stile ottocentesco regge un orologio e si trova al centro di uno spazio costruito con tre Monitor accesi.
Senza titolo, 1995, cm 32×19. Una lanterna, dipinta di rosso, al posto dello stoppino ha una mini Tv: simbolo di una nuova energia luminosa.
Cage in Cage, 1989, Bird cage, monitor, DVD player. Un omaggio all’amico e un ricordo. Così nel gioco di parole “Cage in Gabbia”, Paik commemora la morte dell’amico. In una antica gabbia per uccelli c’è un piccolo monitor dove scorrono tanti momenti del dialogo tra Cage e Paik.
Beuys Voice, 1988, laser painting, pittura a olio, oggetti vari, cm 162x196x10. Uno straordinario racconto dove gli emblemi simbolici di Bueuys come il cappello, la lepre si intrecciano a figure, e pitture.
Omaggio a Joseph Beuys, 1989 polimaterico su tela, cm. 202×166
Cello, 1989, violoncello, cartone sagomato e fotografie. Dalla performance di Reggio Emilia, eseguita da Nam June Paik e Charlotte Moorman a Reggio Emilia nel 1989
Afrique mountain memory, 1991, polimaterico su tela, su tavola. Uno schermo di un monitor diventa il supporto di questa pittura tridimesionale dove una specie di bassorilievo che evoca la cultura africana si addossa allo schermo.
Untitled (Laurie Anderson), 1996, Computer, fotografia laser su tela, un I.C.T.V. e un lettore di laser disc 91,5×119,5
Nam June Paik fluxus island – indecollage ocean, serigrafia su tela cm 154×154, 1962. Collegando gli eventi che sono avvenuti in quell’anno Paik disegna i confini di un’isola della mente e delle idee.
TV Paper, 1992, disegno, collage su carta, cm 25×44. Due fogli con disegni informali fanno da sipario a un’immaginaria schermo televisivo, dove scorrono file di disegni colorati, alludono ai geroglifici o alle scritture non alfabetiche, pianoforti, monitor tv, antenne, orologi, occhi, pesci, mani… Insomma la vita.
Open your window, 1995 tecnica mista su tela, cm. 96×122
Beuys , 1989 olio e tecnica mista su tela applicata su tavola, cm. 206×123
Venere (Hillary Clinton), 1997 olio su tela emulsionata, video, cm. 40×42. Da una conchiglia nasce una Venere che ha la faccia di Hilary Clinton, sul fondo il Vesuvio e il mare che bagna Napoli, con scritte e punti di domanda.
Colosseum TV,1990, Fondazione Mudima- Studio Azzurro. Una straordinaria intervista realizzata da Paolo Rosa e Fabio Cirifino mentre Paik stava allestendo l’opera Colosseum per la mostra alla Fondazione Mudima.

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