Non-finito Infinito

TERME DI DIOCLEZIANO - dal 26/03/2013 al 30/06/2013

TERME DI DIOCLEZIANO

Viale Enrico De Nicola 79 Roma Italia
+39 064880530

Info box

Generi: arte contemporanea, doppia personale

Autori: Paolo Delle Monache , Benoit Felici

Le monumentali e antiche aule delle Terme di Diocleziano accolgono la mostra di due artisti contemporanei: lo scultore Paolo Delle Monache e il regista Benoit Felici. Non-finito, Infinito il titolo dell’evento, promosso dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa e con il sostegno dello Studio Copernico di Milano.Tema delle opere dei due autori è il frammento, l’incompiuto e la città. Affermano i due autori: “Le nostre ricerche, autonome, diverse e inconsapevoli l’una dell’altra, si sono incontrate nel non-finito, infinito. Le abbiamo così immaginate sovrapponibili e complementari, due facce di una stessa medaglia. Parallele, si sono riconosciute tra loro nella parte mancante a cui approdano da due percorsi opposti. Ne è scaturito un ibrido che ci ha fatto sentire come quei restauratori di sculture antiche che trovano due frammenti di una stessa opera, che combaciano tra loro ricreando un frammento più ampio, ma comunque incompleto. Un ibrido è del resto anche il suolo italiano, con la sua doppia congerie di non-finiti: dal sottosuolo affiorano frammenti di antichi reperti e sopra il suolo edifici mai terminati. Abbiamo cercato di parlare dell’incompiuto nel paesaggio e dell’incompiuto che è dentro di noi, considerando quello che ci circonda una metafora di quello che siamo, e il nostro lavoro un mezzo per prenderne atto”.
I bronzi di Paolo Delle Monache rappresentano i luoghi del proprio vissuto e del suo immaginario. Negli ultimi lavori, come Serendipity o Archeologia di un istante, una piccola figura umana è circondata e inserita all’interno di un paesaggio urbano dalla forma di colonna o di semisfera. Quelle forme sono una secrezione di ricordi ed evocano l’habitatspaziotemporale delle conchiglie. Sono l’origine e l’identità che i piccoli ospiti stratificano intorno a sé trasformandole nella testimonianza del proprio vissuto.
Il film Unfinished Italy di Benoit Felici mostra un paesaggio devastato da architetture incom¬piute, da dighe senz’acqua e da rovine nate rovine. La voce narrante del film è spesso quella di un pastore profetico che evoca sia antiche leggende che il desiderio di rompere, in un ipotetico domani, l’incantesimo che ha reso i luoghi a lui circostanti immobili come una statua di sale: senza passato e senza futuro.

Nella mostra cinema e scultura, i mezzi utilizzati dagli autori, si incontrano nel video L’esperienza del non-finito diventando contenuto e contenitore l’uno dell’altro: frammenti di Unfinished Italy proiettati sulle sculture creano intorno a loro caleidoscopi di forme. Lo spazio-tempo filmico si sovrappone a quello delle presenze di bronzo, creando sconfinamenti di immagini e di ombre, di nuvole che si rincorrono su forme immobili che a loro volta entrano nel film con la loro ombra.
All’interno del percorso espositivo, il film Unfinished Italy è mostrato nella sua interezza nell’aula XIbis trasformata in sala cinematografica, mentre nell’aula XI le opere di Delle Monache sono intervallate dal grande mosaico bianco e nero che raffigura Ercole e Acheloo, trovato nell’area della Villa di Nerone ad Anzio. Pertanto le grandi aule delle Terme di Diocleziano, anch’esse rovine ma portatrici di memoria del passato con le loro nude e imponenti pareti, diventano il luogo ideale per la messa in scena di un incontro artistico che celebra una nuova riflessione sul futuro. “Osservare i non-finiti architettonici del presente ci ha fatto intuire l’assenza di futuro. Riflettere sui frammenti di bellezza del passato ci ha fatto tornare voglia di futuro. Attraverso la forma del frammento abbiamo pensato di poter nuovamente immaginare il futuro: l’incompiuto come qualcosa di vivente, come lo è il seme, che è un frammento dell’albero che sarà, un progetto lunghissimo che un giorno (ci auguriamo) arriverà alla bellezza inseguita”.
Alla mostra si accompagna il volume Electa Non-finito, Infinito che documenta l’incontro dei due artisti e la specificità della loro opera. All’introduzione di Marc Augé, antropologo francese che con la sua teoria Rovine e macerie ha ispirato il lavoro di Paolo Delle Monache e Benoit Felici, segue l’interpretazione critica di Marco Meneguzzo delle opere come metafora di quello che siamo.
L’allestimento della mostra, curato da Maurizio di Puolo e Anna Ranghi dello Studio Metaimago di Roma, si snoda nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano: la X e la XI. Queste, oltre ad essere museo di se stesse, conservano reperti di notevole valore storico. In particolare nell’aula X, sono esposte due tombe a camera ricavate all’interno di un grosso nucleo di tufo. I due sepolcri facevano parte di una vasta area di necropoli che si sviluppò lungo la Via Portuense dalla fine del I sec. d.C. fino al III sec. e oltre: rappresentano idealmente l’inizio e la conclusione della mostra Non-finito, Infinito e di un cerchio di storia che dal reperto approda all’incompiuto della contemporaneità.

BIOGRAFIE

Paolo Delle Monache è nato a Roma nel 1969, ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna diplomandosi nel 1992. Nel 1993 vince il primo premio di scultura H.C. Andersen all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Hanno scritto del suo lavoro Roberto Tassi, Walter Guadagnini, Marco Vallora, Robert Rosenblum, Marco Meneguzzo. Nel 2008 il Museo Barracco di Roma ha ospitato una sua personale dal titolo “Ex-volto”; nel 2010 è stato invitato alla mostra “La scultura italiana del XXI secolo” alla Fondazione Pomodoro di Milano; è del 2011 la personale “Reperti ultimi” alla Galleria Estense di Modena. Vive a Bologna dove insegna scultura all’Accademia di Belle Arti.

Benoit Felici è nato in Francia nel 1984. Le sue origini italiane e la passione per il documentario l’hanno portato alla ZeLIG scuola di documentario di Bolzano, dove si è diplomato in regia con il film Unfinished Italy, selezionato in vari festival di cinema (Clermont-Ferrand 2011, Indie-Lisboa 2011) e con cui ha vinto numerosi premi internazionali tra cui “Documenta Madrid”, Best Short Film; “Riff”, Best Italian Documentary Film; “Les Écrans Documentaires”, Students competition, “Adana Golden Boll Film Festival”, Best Documentary (Mediterranean Short Film Award); “Lago Film Fest”, Best Italian Documentary Film, “Students Award of Anger”, Premiers Plans 23rd Edition. Ha inoltre ricevuto la menzione speciale CNC Italia 2011 (Centro Nazionale del Cortometraggio Italiano). Unfinished Italy nel 2012 è stato invitato alla Biennale di Architettura di Venezia 2012.

AULE TERME DI DIOCLEZIANO

La mostra è ospitata nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano: la X e la XI.
L’aula X era uno degli ingressi al corpo centrale delle terme. Qui è collocata la tomba cosiddetta dei Platorini, scoperta nel 1880 sulla riva destra del Tevere. Nelle nicchie sono state poste le urne nella stessa posizione che avevano al momento del ritrovamento. Quasi tutte presentano una ricca e raffinata decorazione con bucrani, ghirlande e festoni di frutta. Sempre provenienti dal sepolcro sono la bellissima testa di Minatia Polla, databile in età giulio-claudia, come pure le statue di Sulpicius Platorinus e di sua figlia Sulpicia Platorina.
Sono inoltre esposte due tombe a camera ricavate all’interno di un grosso nucleo di tufo. Entrambe vennero alla luce nel 1951, durante lavori in Via Quirino Majorana: una è decorata in stucco bianco figurato, con nicchie alle pareti e volta a botte; l’altra completamente affrescata, con la copertura piana crollata nella parte centrale, tre edicole aggettanti sorrette da mensole e sormontate da timpani, e nicchie su due pareti. I due sepolcri facevano parte di una vasta area di necropoli che si sviluppò lungo la Via Portuense dalla fine del I sec. d.C. fino al III sec. e oltre.
Il tema funerario dell’aula è rafforzato dalla presenza di tre sarcofagi : il primo strigilato a kline; il secondo, di altissimo livello qualitativo, con raffigurazione di Dioniso ed Arianna; l’ultimo a ghirlande con eroti e scene di sacrificio. Si aggiungono quattro rilievi funerari a figure provenienti da monumenti sepolcrali della via Appia e databili tra l’età di Cesare e Augusto.
Nelle nicchie dell’aula sono collocate statue di uomini togati e di donne panneggiate, di provenienza ignota, ma da probabili contesti funerari. L’allestimento comprende anche due preziose vasche: la prima in marmo giallo antico e l’altra in granito poggiata su due trapezofori: esse quasi certamente facevano parte già in antico della decorazione delle Terme di Diocleziano. Al centro dell’aula è sistemato il celebre gruppo scultoreo con Marte e Venere del 175 d. C., ritrovato nel 1918 a Ostia.
L’aula XI, dopo restauri che hanno ridato tutta la monumentalità ad un spazio adibito a conserva d’acqua del complesso termale, conserva al centro dell’area un grande mosaico bianco e nero che raffigura Ercole e Acheloo, trovato nell’area della Villa di Nerone ad Anzio e risalente al II secolo d.C., raffigurante Ercole e Acheloo. Rinvenuto nel 1931 nell’area archeologica della villa neroniana di Anzio, presso l’Arco Muto, il mosaico è uno più grandi conservati presso la Soprintendenza, con una superficie di circa 80 mq. Al centro, tra eleganti volute, è rappresentato Ercole mentre stringe vittorioso il corno appena strappato dal capo sanguinante del dio fluviale Acheloo.