Questioni di famiglia

CCCS - CENTRO DI CULTURA CONTEMPORANEA STROZZINA - PALAZZO STROZZI - dal 13/03/2014 al 20/07/2014

CCCS - CENTRO DI CULTURA CONTEMPORANEA STROZZINA - PALAZZO STROZZI

Piazza Degli Strozzi 1 Firenze Italia
+39 0552776461
info@strozzina.it

Info box

Generi: arte contemporanea, collettiva

Autori: Thomas Struth, Nan Goldin, Hans Op de Beeck, Guy Ben-Ner, Ottonella Mocellin , Nicola Pellegrini, Chrischa Venus Oswald, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang, Courtney Kessel, Trish Morrissey

Curatori: Franziska Nori, Riccardo Lami

Questioni di famiglia. Vivere e rappresentare la famiglia oggi è la nuova mostra del CCC Strozzina, curata da Franziska Nori e Riccardo Lami, che attraverso le opere di undici artisti internazionali propone una riflessione sul concetto di famiglia nel mondo contemporaneo.Questioni di famiglia. Vivere e rappresentare la famiglia oggi è la nuova mostra del CCC Strozzina, curata da Franziska Nori e Riccardo Lami, che attraverso le opere di undici artisti internazionali (Guy Ben-Ner, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang, Nan Goldin, Courtney Kessel, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Trish Morrissey, Hans Op de Beeck, Chrischa Oswald, Thomas Struth) propone una riflessione sul concetto di famiglia nel mondo contemporaneo.

Ogni individuo ha una propria personale esperienza di famiglia, ma quando andiamo a cercare una definizione condivisa che cosa intendiamo con questo termine? La sua apparente naturalezza trova un fondamento nell’articolo 29 della Costituzione italiana, dove si afferma che “la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”. Tuttavia, come provocatoriamente afferma la sociologa Chiara Saraceno, “non vi è nulla di meno naturale della famiglia”. Questo concetto si è sempre trasformato nel corso dei secoli, ponendosi come specchio ma anche come strumento attivo delle trasformazioni della società: dalla familia latina al concetto di stirpe nobiliare, fino alla famiglia borghese dell’Ottocento. Negli ultimi decenni, stiamo vivendo una ulteriore evoluzione di questo concetto. Fenomeni come la bassa natalità, la secolarizzazione, la crisi dell’istituto del matrimonio, il nuovo ruolo della donna, l’affermazione sociale e politica delle unioni omosessuali hanno aperto dibattiti e riflessioni in una re-definizione dell’immagine e del funzionamento stesso della famiglia.
Questioni di famiglia propone un’analisi delle dinamiche e delle immagini che caratterizzano una famiglia e ciò che si nasconde dietro di essa. I video, le fotografie e le installazioni in mostra affrontano e decostruiscono questo concetto unendo la soggettività autobiografica di ciascun artista a una ricerca di significato condiviso su quei legami culturali, morali, etici, biologici che ancora oggi definiscono e individuano una famiglia.

Nucleo fondamentale è la riflessione sul genere del ritratto con opere del maestro della fotografia tedesca Thomas Struth, i ritratti performativi di Trish Morrissey che, come un’intrusa, si inserisce in famiglie altrui, le opere realizzate tramite webcam di John Clang o i ritratti con luci LED di Jim Campbell. Questioni di famiglia investiga anche connessioni e dinamiche tra le persone tramite il lavoro di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini con un’installazione che crea una narrazione visiva e auditiva sulla famiglia, o i video di artisti come Guy Ben-Ner e Hans Op de Beeck, mentre le opere di Chrischa Oswald e Courtney Kessel affrontano i fragili equilibri e i contrasti nel rapporto madre-figlia. Completano infine la mostra opere di celebri artiste contemporanee come Nan Goldin e Sophie Calle, che attraverso i loro due stili contrapposti portano a riflettere sul significato di parole come “padre”, “madre” e “figlio” tramite immagini che evocano ricordi, affetti e relazioni individuali che acquisiscono significati universali. La mostra diventa un’occasione per affrontare un tema personale e intimo nella vita di ogni individuo, un luogo primario di socializzazione ed educazione, ma anche di disuguaglianze e contraddizioni.
LA MOSTRA

Il ritratto di famiglia costituisce il punto di partenza della mostra: Thomas Struth (Germania, 1954) lavora su questo tema con opere che ritraggono gruppi familiari di provenienze e contesti socio-culturali diversi. Ogni fotografia nasce da un incontro specifico dell’artista con le famiglie di amici, colleghi o conoscenti ritratti nei rispettivi spazi domestici. Ogni opera diviene una sorta di lente di ingrandimento tramite cui far emergere la specificità ma anche il valore esemplare di ogni famiglia, riflettendo sulla costruzione dei ruoli e sulla naturalità delle relazioni tra i suoi diversi membri.

Nan Goldin (USA, 1953) presenta una selezione di opere specificamente elaborata dall’artista stessa per la mostra: l’installazione Fire Leap, per la prima volta esposta in Italia, uno slide show di immagini di bambini incontrati nel corso della sua vita dal 1979 a oggi e una serie di otto fotografie realizzate tra il 1999 e il 2012. Il tema della famiglia emerge in questo viaggio per immagini attraverso connessioni e relazioni che legano la fotografa ai suoi soggetti: la propria madre, amici o conoscenti colti nella loro dimensione domestica e privata. Celebre per uno stile fortemente diretto e realistico, Nan Goldin usa la fotografia come un diario visivo delle sue esperienze personali, uno strumento per la creazione e la testimonianza di relazioni, incontri e momenti di vita condivisi.
La serie Front di Trish Morrissey (Irlanda, 1967) testimonia un approccio performativo al genere del ritratto. In viaggio su spiagge inglesi e australiane, Morrissey incontra gruppi familiari o comitive di amici di cui realizza un ritratto fotografico sostituendosi alla figura femminile presente, solitamente una madre. Quasi come un’intrusa, l’artista crea immagini in cui la sua persona diviene il fulcro di una rappresentazione solo apparentemente naturale. Le sue opere diventano una ironica riflessione sulla artificialità di ruoli e immagini della famiglia, a cavallo tra dimensione pubblica e privata.
Hans Op De Beeck (Belgio, 1969) costruisce mondi sospesi tra realtà e finzione che conducono lo spettatore in un’intima introspezione sulla condizione umana. Nel video The Stewarts have a party i membri di una famiglia immaginaria sono messi in posa come esseri senza vita, marionette di un teatro. L’artista crea così una decostruzione esistenziale di ruoli e relazioni in una dimensione surreale in cui spazio e tempo sembrano sospesi. Nella serie fotografica Being Together John Clang (Singapore, 1973) crea riunioni di famiglia “virtuali” riflettendo sulla trasformazione dei rapporti familiari grazie ai nuovi mezzi di comunicazione. Alcune persone sono realmente davanti alla macchina fotografica, altre sono solo proiezioni webcam di persone probabilmente lontane migliaia di chilometri. Se da una parte Clang crea immagini che avvicinano le persone, dall’altra riflette sulla realtà dei legami familiari, su separazioni e distanze, sulla possibilità o l’impossibilità di essere vicini tramite le nuove tecnologie.

Le dinamiche della famiglia e in particolare il rapporto genitori-figli costituiscono l’altro nucleo centrale nella mostra. Gli artisti italiani Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini (Italia, 1966 e 1962) partecipano con una nuova produzione. Questa coppia di artisti (coppia anche nella vita) realizza per la mostra un’opera partecipativa fatta di disegni, oggetti e registrazioni audio che riflettono sul concetto della famiglia. Ogni visitatore sarà chiamato a un’esperienza visiva e di ascolto tramite registrazioni e uno speciale telefono da cui ascoltare storie e racconti personali degli artisti e di persone che lavorano a Palazzo Strozzi .
Nella performance In Balance With Courtney Kessel (USA, 1974) cerca un equilibrio tra se stessa e la propria figlia, sedute alle estremità opposte di una altalena. Utilizzando oggetti della loro vita insieme, l’artista cerca un bilanciamento fisico tra i loro pesi, creando così una metafora della continua negoziazione e del precario equilibrio di un rapporto madre-figlia. La video installazione a due canali Mother Toungue di Chrischa Oswald (Germania, 1984) mostra invece i volti di una madre e di una figlia che, quasi come due gatti, si leccano l’un l’altra. Un comportamento totalmente normale nel mondo animale diviene socialmente inaccettabile tra esseri umani. Il visitatore si trova al centro di un rapporto d’affetto intimo e privato trasformato in un ritratto pubblico quasi perturbante. La famiglia è la letterale protagonista anche del video Soundtrack di Guy Ben-Ner (Israele, 1969). All’interno della cucina di casa, l’artista, i propri figli e alcuni amici creano una sequenza di immagini che vengono sovrapposte a una parte del sonoro del film hollywoodiano La guerra dei mondi. L’invasione aliena del film di Spielberg diviene la colonna sonora per una serie di improbabili eventi domestici che diventano un ironico commento al rapporto di un padre con i propri figli, rielaborando la minaccia extraterrestre del film in una tanto surreale quanto comica scena di famiglia. Cruciale nella ricca e complessa produzione dell’artista Sophie Calle (Francia, 1953) è il rapporto con la madre e la meditazione sul suo ruolo e la sua immagine. Il trittico fotografico Les Tombes testimonia l’incontro dell’artista con alcune sepolture di un cimitero in California. Al posto dei riferimenti anagrafici dei defunti, le immagini mostrano solo le iscrizioni che riportano le parole “mother”, “father”, “son”. Esse diventano metafore di una riflessione che supera le singole individualità e si sposta su termini centrali nella vita di ognuno, legandosi alla memoria e alla idealizzazione postuma di queste parole.

Il tema della memoria è predominante nelle opere di Jim Campbell (Usa, 1956), ingegnere elettronico e figura chiave della new media art, che unisce insieme la riflessione sui processi della percezione e il rapporto tra tecnologia ed essere umano. Nella serie Home movies, vecchi filmati di famiglia vengono rielaborati digitalmente e proiettati su muro tramite un complesso dispositivo composto da centinaia di luci LED. Quasi come in un quadro pointilliste, le singole luci creano un’immagine che il nostro occhio percepisce come unica ma che perde la sua definizione man mano che ci si avvicina ad essa, creando così un rapporto non solo fisico ma anche emotivo con l’osservatore.
Un ricco programma di attività ed eventi collaterali permettono di affrontare la tematica della famiglia in forma interdisciplinare. Parte della mostra è una sala dedicata alla rappresentazione della famiglia nei media e nella letteratura con una ampia selezione di filmati e libri che hanno segnato la costruzione dell’immagine della famiglia, dai grandi romanzi ottocenteschi alle recenti serie televisive. Una “biblioteca di famiglia” sarà consultabile dai visitatori che potranno anche partecipare al progetto “A voce alta”, una serie di letture in mostra di testi teatrali e di narrativa sul tema della famiglia da Medea a Le correzioni. Ogni giovedì sera, inoltre, gli spazi della mostra ospiteranno incontri e conferenze con artisti, studiosi ed esperti di diverse discipline che permetteranno di approfondire vari aspetti di questa tematica.
Il catalogo bilingue (italiano/inglese) che accompagna la mostra è pubblicato da Mandragora e contiene, tra gli altri, testi critici dello storico Paul Ginsborg (professore ordinario di Storia dell’Europa Contemporanea, Università degli Studi di Firenze) e della sociologa Chiara Saraceno (honorary fellow presso il Collegio Carlo Alberto di Torino).
In contemporanea a Palazzo Strozzi si svolge Pontormo e Rosso Fiorentino. Le divergenti vie della “maniera” (Palazzo Strozzi, Firenze, 8 marzo-20 luglio 2014) a cura di Antonio Natali e Carlo Falciani, che vede riuniti per la prima volta i capolavori dei due artisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione.

Family Matters. Portraits and experiences of family today presents the works of eleven international artists (Guy Ben- Ner, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang , Nan Goldin , Courtney Kessel, Ottonella Mocellin + Nicola Pellegrini, Trish Morrissey, Hans Op de Beeck, Chrischa Oswald, Thomas Struth ) that encourage an investigation into the images, dynamics and structures that define the concept of family in the contemporary world.

Each individual has his or her own personal experience of family, but when we seek out a shared definition, what do we mean by this term? One of the foundations of this apparently natural concept lies in Article 29 of the Italian Constitution, where it is affirmed that, “the family is a natural unit of society founded on marriage.” However, as sociologist Chiara Saraceno provocatively states, “nothing is less natural than the family.” This concept has changed over the centuries, always acting like a mirror but also as an active instrument in the transformation of society: from the Latin familias to the concept of noble lineage, up through the nineteenth-century bourgeois family. In recent decades, we are experiencing a further and decisive evolution of this concept. Phenomena such as low birth rates, secularization, the crisis of the institution of marriage, the shifting role of women, and the social and political affirmation of same-sex unions have opened debates and reflections in a re-definition of the image and the functioning of the family itself.

The exhibition opens with a family portrait: Thomas Struth (Germany, 1954) develops the family theme with work portraying family groups from various different social and cultural backgrounds. Each photograph is the result of the artist’s meetings, arranged specifically for the purpose, with the families of friends, colleagues and acquaintances portrayed in their home environments. Each work acts as a kind of magnifying glass focusing on specific features, but also on the way each family can become an universal example, reflecting on the formation of roles and the natural relationships that form among its members.
Nan Goldin (USA, 1953) will be showing a selection of recent works testifying to her artistic research into the image as a tool and testimonial of relationships, encounters and shared moments in life. Frequently based on the depiction of relatives, friends and acquaintances, her work consists of a series of intense and transgressive personal images recording occasionally dramatic and complex life stories, which she invariably captures with her original and unmistakable photographic style.
Front, a series by Trish Morrissey (Ireland, 1967), adopts a performance-related approach to portraiture. Combing the beaches of England and Australia, Morrissey encounters family groups or groups of friends, of whom she then produces a photographic portrait, but with herself talking the place of the main female figure, usually a mother. Almost as though she were an intruder, the artist creates images in which her person becomes the focus of a depiction that is only seemingly natural. Sitting as it does astride the public and private dimension, her work is an ironic reflection on the artificial nature of roles and images in the family.

Hans Op De Beeck (Belgium, 1969) builds worlds suspended between reality and fiction, leading the observer on an intimate introspection into the human condition. In his video entitled The Stewarts Have a
Party the members of an imaginary family are asked to pose as though they were lifeless puppets in a theatre. Thus the artist forges an existential deconstruction of roles and relationships in a surreal dimension in which space and time appear suspended. In a series of photographs entitled Being Together, John Clang (Singapore, 1973) creates “virtual” family reunions by reflecting on the transformation in family ties occasioned by the new communication media. Some of his sitters really are in front of the camera, while others are merely webcam projections of people who are probably thousands of miles away. So while Clang creates images that bring people together, at the same time he is reflecting on the reality of family ties, on separation and distance, on the possibility or impossibility of being close thanks to new technologies.

The dynamics of the family, and of the parent-child relationship in particular, form the exhibition’s other central core. Italian artists Ottonella Mocellin and Nicola Pellegrini (Italy, 1966 and 1962) are bringing a new production to the exhibition. These partners in art (who are also partners in real life) have produced a participatory work comprising drawings, objects and audio recordings reflecting on the concept of family, specially for the exhibition. Each visitor will be able to partake of a visual and listening experience through recordings and a special telephone in which they can listen to personal stories and anecdotes from the artists themselves and from people who work in Palazzo Strozzi.
In her performance entitled In Balance With, Courtney Kessel (USA, 1974) endeavours to strike a balance between herself and her daughter as they perch on the opposite ends of a seesaw. Using objects from their life together, the artist seeks a physical balancing of their respective weights, thus producing a metaphor of the constant negotiation and the precarious balances involved in any mother-daughter relationship. A two-channel video installation entitled Mother Tongue, by Chrischa Oswald (Germany, 1984), on the other hand, shows the faces of a mother and child licking each other as though they were two cats. This form of behaviour, which is absolutely normal in the animal world, is considered socially unacceptable among human beings. The visitor finds himself caught in the centre of an intimate, private relationship transformed into what is, in effect, a faintly disturbing public portrait.
The family is literally the leading player also in a video entitled Soundtrack by Guy Ben-Ner (Israel, 1969). In his family kitchen, the artist, his children and a few friends create a sequence of images that are then superimposed on a part of the musical score from the movie War of the Worlds. The alien invasion in the Spielberg film becomes the soundtrack for a series of highly unlikely domestic events, an ironic comment on the relationship of a father with his children, with the alien threat in the movie becoming a family scene as surreal as it is funny.
The artist’s relationship with her mother and a meditation on her role and image are both crucial to the rich and complex output of artist Sophie Calle (France, 1953). Her photographic triptych entitled Les Tombes testifies to the artist’s exploration of a set of tombs in a California cemetery. The occupants’ names and details, however, are replaced only with the engaved words “mother”, “father” or “son, becoming the metaphor of a reflection that transcends individual identity to address issues which are central to the lives of us all, pegged as they are to the memory and to the posthumous idealisation of those simple words.
The theme of memory also dominates the work of Jim Campbell (USA, 1956), an electronic engineer and a key figure in new media art, who brings together a reflection on the perception process and the relationship between technology and man. In his series entitled Home movies, old home movies are digitally remastered and projected onto a wall via a complex mechanism comprising hundreds of LED lights. Almost like a pointilliste painting, the individual lights create an image which our eye perceives as a single whole, only its definition becomes increasingly blurred as we move closer to it, thust creating a relationship with the observer that is not only physical but also emotional..

A full programme of collateral events and activities will allow visitors to address the theme of the family in an interdisciplinary manner. A part of the exhibition will consist of a room devoted to the way the family is depicted in the media and in literature, with a broad selection of films and books that have marked the construction of the family image, from classic 19th century novels to recent television series. Visitors will be able to consult a “family library” and to take part in a project entitled “Aloud”, a series of readings in the exhibition from plays and stories on the family theme, ranging from Medea to The Corrections. Also, every Thursday evening the exhibition venue will be hosting encounters and conferences with artists, scholars and experts from a variety of disciplines who will be exploring different aspects of the theme in greater depth.

The bilingual catalogue (English/Italian) that accompanies the exhibition is published by Mandragora and contains, among others, critical texts by the historian Paul Ginsborg (University of Florence) and the sociologist Chiara Saraceno (Honorary Fellow at the Collegio Carlo Alberto in Turin, formerly a professor at the University of Turin and the Centre for Social Research in Berlin).

During the same period, the Palazzo Strozzi unveils Pontormo and Rosso Fiorentino. Diverging Paths of Mannerism (Palazzo Strozzi, Florence, 8 March-20 July 2014) curated by Antonio Natali and Carlo Falciani, which brings together the masterpieces of the two artists for the first time with works coming from Italy and abroad, many of which have been restored for the occasion.

The exhibition is organized by the Fondazione Palazzo Strozzi. With the support of:
City of Florence, Province of Florence, Florence Chamber of Commerce, Association Partners Palazzo Strozzi, Region of Tuscany, Afaf, Busitalia – Sita Nord, Ferrovie dello Stato Italiane, Unicoop Florence.

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